Penne, anche i medici di famiglia contestano i tagli all’ospedale

I professionisti in servizio in città e a Farindola, Loreto e Montebello dicono no alla riorganizzazione «Il ridimensionamento lede il diritto alla salute, nel presidio deve essere tutelato il Pronto soccorso»
PENNE. I medici di famiglia dell’area vestina fanno quadrato e si schierano in difesa dell’ospedale San Massimo di Penne. Ben 26 professionisti di Penne, Farindola, Loreto e Montebello di Bertona hanno sottoscritto un documento che chiede, così come già sostenuto dal comitato Salviamo l’ospedale di Penne e dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Semproni, che il presidio non si declassato ad ospedale di area disagiata.
I medici, si legge nel documento, ritengono «il provvedimento di ridimensionamento lesivo del diritto alla salute dei loro cittadini assistiti ed ammoniscono tutte le autorità coinvolte, ad ogni livello, a volerlo riconsiderare attribuendo al nosocomio di Penne la qualifica di presidio ospedaliero con sede di pronto soccorso». Soddisfatto della presa di posizione dei medici vestino i membri del comitato Salviamo l’ospedale di Penne: «Non c’erano dubbi sulla unanimità di intenti dei medici vestini, almeno fino a questo momento, con la lotta del comitato stesso e del popolo vestino. C’è l’intenzione di continuare a lottare contro la volontà di negare giustizia, sanità e speranza ad una zona e ad un popolo che sono stati abbondantemente e per troppo tempo abbandonati dalla politica», sottolineano dal comitato di protesta che, ad oggi, conta 5.590 sostenitori su Facebook.
Una volta che il passaggio da ospedale di base ad ospedale di area disagiato sarà concretizzato, dopo la bocciatura del Tar al ricorso presentato dall’amministrazione di Penne contro il declassamento del nosocomio vestino, il San Massimo potrà contare solo su una unità operativa semplice di Chirurgia (giornaliera o programmata con una degenza di 5 giorni), un’unità operativa semplice di Otorino (2 posti letto di day hospital), una unità operativa semplice di Traumatologia e artroscopia (2 posti letto), su un’area medica da 40 posti, 30 di Medicina più altri 10 che andranno ad equiparare più o meno i posti letto di Geriatria. Il riordino prevede poi 15 posti letto di lungodegenza, una unità operativa semplice di Diagnostica dell’apparato digerente, rimarrà l’emodialisi e, in più, vi sarà l’unità operativa semplice di Ginecologia e di interruzione di gravidanza. Il pronto soccorso rimarrà ma con i codici rossi che saranno gestiti dall’ospedale di Pescara. Ci saranno un laboratorio analisi, un servizio di radiologia h12, un servizio trasfusionale e un servizio di oncologia.
Tutta questa riorganizzazione, che depotenzia molti dei servizi principali del San Massimo, non piace e non soddisfa il comitato di protesta che, in particolare, chiede un pronto soccorso in grado di far fronte nel modo migliore possibile a tutte le emergenze.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

