Pescara ricorda le vittime di mafia «Studenti, siete la nostra speranza»

Presente al convegno anche il magistrato Cardella che indagò sulle stragi di Capaci e via D’Amelio «Cosa nostra è indebolita, ma non è finita: è importante istruire i ragazzi e confidare in loro»
PESCARA. «Per ricordare, per riflettere e darci da fare». Gli organizzatori del Premio nazionale Paolo Borsellino continuano a sensibilizzare i più giovani sulle mafie. E ieri mattina hanno chiamato a raccolta 120 studenti di sei istituti comprensivi di Pescara, nella sala consiliare del Comune: sono stati loro i protagonisti del primo dei 25 appuntamenti il cui culmine si avrà il 23 maggio, nell’anniversario della strage di Capaci che trent’anni fa è costata la vita a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e alla scorta. Lo slogan della giornata, ha ricordato Leo Nodari in rappresentanza dell’associazione Premio nazionale Borsellino, è stato ispirato alle parole di Falcone, diventate celebri: «Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini». E quelle «dei ragazzi sono le gambe attraverso cui devono camminare le idee» che furono di Falcone e Borsellino.
«Devono essere loro a vincere la coltre di silenzio che c’è sulle mafie, molto presenti in Abruzzo» attraverso «prostituzione, usura, gioco d’azzardo e droga», ha detto Nodari. Un dato su tutti: «Pescara è la seconda città in Italia per l’usura». I ragazzi, i più giovani, non hanno memoria di Falcone e Borsellino ma sanno bene cosa sono le mafie, «hanno gli occhi aperti e sono interessati a questi temi». Lo dimostrano gli elaborati che hanno letto e le domande che ieri, Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, hanno formulato ai relatori della manifestazione. In cattedra sono saliti Fausto Cardella, magistrato dell’indagine di Capaci e via D’Amelio, Giuseppe De Rensis, giudice del Tribunale di Pescara, dell’Associazione nazionale magistrati Abruzzo, che ha spiegato il valore del rispetto delle regole, a partire dalle piccole cose quotidiane, per onorare le persone cadute, e Giuseppe Leo Leonelli, scrittore, molto apprezzato dai ragazzi, che ha parlato dell’impegno delle varie forme arte come mezzo di contrasto alle mafie.
«Ho avuto il privilegio di conoscere da vivi, Falcone e Borsellino, e purtroppo li ho conosciuti molto meglio da morti», ha detto Cardella. «L’esito delle indagini alle quali ho partecipato con Ilda Boccassini ha confermato il profilo altissimo dei due magistrati che va declinato sotto diversi profili, da quello umano e intellettuale alla loro capacità di capire i problemi della magistratura e dello Stato perché i problemi che sta affrontando il sistema-giustizia oggi erano stati già previsti da loro: peccato che si sia fermato tutto quel 23 maggio e quel 19 luglio». Per Cardella «c’è ancora da aver paura della mafia che fa affari, cerca di introdursi e inquina. Ma la procura di Palermo ha assestato dei colpi durissimi a Cosa Nostra, negli ultimi tempi, decapitando le varie commissioni, mano a mano che si riformavano dopo gli arresti. Forse ora la mafia è indebolita ma non vuol dire che sia finita. E ci sono le altre mafie. È importante, quindi, istruire i ragazzi e confidare in loro: le nostre speranze per un futuro migliore sono legate a loro».
Sempre Cardella ha incontrato gli studenti del liceo D’Ascanio di Montesilvano, una delle città abruzzesi dove è stata celebrata la Giornata. Oltre a lui è intervenuto il procuratore aggiunto di Ancona Valentina D’Agostino, oltre alla dirigente scolastica Filomena Mammarella che ha parlato della lotta alla mafia come di un tema che «non riguarda solo gli altri» ma investe «gli atteggiamenti di ciascuno di noi».
Con i ragazzi intervenuti al comune di Pescara e con la docente Franca Berardi, Referente Legalità dell’istituto comprensivo 4, è stata condivisa «l’idea di un concorso per raccogliere materiale artistico in vista della manifestazione finale del Premio, che si terrà il 23 maggio all’auditorium Flaiano», ha detto Nodari anticipando che quest’anno «tornerà a Pescara la Quarto Savona 15», l’auto della scorta che precedeva l’auto del giudice Falcone, e sarà portata nelle scuole della città.(f.bu.)

