Pescara. Riparte l’asta del pesce tra le polemiche per i prezzi alti. Gli scampi volano a 80 euro

2 Ottobre 2026

Il giuliese Massi: «Il problema resta il caro gasolio, così non riusciamo a lavorare». Il pescarese Verzulli: «Ci sono troppe barche, così il mercato si riempie subito»

PESCARA

Scampi alle stelle, fino a sfiorare gli 80 euro al chilo, mentre per molte altre specie i prezzi restano troppo bassi per ripagare i costi di una giornata in mare. È il corto circuito della prima asta del pesce dopo il fermo biologico, ripartita ieri mattina nei porti di Pescara e Giulianova: da un lato un prodotto che raggiunge quotazioni eccezionali, dall’altro armatori e pescatori alle prese con gasolio, manutenzioni, salari e altre spese sempre più pesanti. E intanto si avvicina la data dello sciopero contro il caro carburante: a fermarsi il 22 ottobre saranno 43 marinerie italiane. Al mercato ittico di Giulianova le quotazioni degli scampi hanno oscillato tra 68 e 73 euro al chilo: sono state battute due casse, con prima, seconda e terza scelta. Ieri mattina erano presenti 22 acquirenti: complessivamente al mercato sono state battute nove casse, per un totale di 3.428,40 chili di pesce.

A riferire l’andamento dell’asta è Giovanni Massi astatore, commerciante ittico e armatore: «I prezzi sono stati abbastanza bassi perché purtroppo il quantitativo era molto e di conseguenza il prezzo scende», spiega. Tra le altre specie, la sogliola piccola ha raggiunto 23-25 euro al chilo, quella grande circa 30 euro. Il San Pietro è arrivato a 33,50 euro, il calamaro è stato venduto tra 20 e 23 euro, la seppia tra 14 e 15, il gambero rosa a 9,50-10 euro. Le canocchie piccole hanno avuto quotazioni tra 4 e 6 euro, quelle grandi tra 9 e 11, le triglie piccole sono arrivate a 23 euro, quelle grandi hanno avuto una media di 9-10 euro. Il merluzzo è partito da circa 9 euro fino a 16-17 per gli esemplari migliori. Il totano piccolo ha raggiunto circa 56 euro, quello grande 11-12. Lo sgombro è stato quotato intorno ai 12 euro, la piovra 12, la passera 22 e il rospo 22 euro per gli esemplari più grandi. La frittura mista si è attestata intorno agli 8 euro, le piccole razze tra 4 e 9, la mazzancolla grande è arrivata a 25 euro al chilo.

Anche a Pescara sono ripartite le aste dopo il fermo pesca, ma la riapertura è stata accompagnata da polemiche legate ai prezzi e alle difficoltà del settore. Il totano di prima qualità è stato battuto a 2,57 euro al chilo, lo spinarolo di seconda a 2,65 euro, la pannocchia di seconda a 1,28 euro e la mazzancolla di prima a 4,98 euro. Per la triglia di fondo di seconda qualità, invece, i prezzi sono oscillati tra 0,02 e 0,30 euro al chilo. Proprio la forte variabilità delle quotazioni, ha alimentato le contestazioni degli operatori ittici, che lamentano margini sempre più ridotti a fronte dell’aumento dei costi di gestione e del rischio legato all’attività. Per Massi a pesare è il rapporto tra quanto si incassa e quanto costa ad oggi uscire in mare. «Il problema principale resta il caro gasolio», sottolinea, «con questi prezzi, non si può più andare in mare: al gasolio si aggiungono manutenzioni, operai e le altre spese necessarie per mandare avanti un peschereccio». Gli operatori chiedono interventi sui prezzi e ristori per sostenere un settore alle prese con spese sempre più elevate. Sulla protesta interviene anche Fabrizio Verzulli, armatore del motopesca “Nonno Giovanni” di Pescara. Il marittimo contesta l’idea che il problema dei prezzi bassi del pescato sia imputabile soltanto ai commercianti: una parte della responsabilità viene attribuita agli stessi pescatori, che a suo giudizio «non si regolano nella quantità di prodotto portato a terra» e parla di vere e proprie «razzie» per descrivere un sistema nel quale decine di barche escono contemporaneamente e si concentrano nelle stesse zone di pesca. Secondo Verzulli «ci sono flotte di 30-50 barche che pescano giorno e notte. In questo modo il mercato si riempie e i prezzi scendono». A parere dell’armatore il vantaggio del fermo biologico si esaurisce in poche settimane, mentre la pesca sotto costa porta a una maggiore disponibilità di mazzancolle e triglie e quindi a prezzi più bassi. Diverso è il caso degli scampi, che a Pescara risultano più difficili da trovare perché la zona della Fossa di Pomo, a confine con la Croazia, «è chiusa e non accessibile», dice il marittimo.

Sul caro gasolio, Verzulli spiega di aver già scelto di fermarsi: «Con il gasolio a 1,40 euro al litro non si può più andare a mare. Per fare una giornata servono migliaia di litri e non è più conveniente». E aggiunge: «Io sono fermo, non vado a mare. A questi costi non ci sono più i margini per lavorare». La ripartenza a Pescara ha messo in risalto anche la questione della nuova sede del mercato ittico, Valerio Ciroli, presidente dell’associazione “Pescara brillante” evidenzia la necessità di locali ampi per le attività legate all’asta mattutina. «Non si può lavorare in queste condizioni», dice, in riferimento alla nuova struttura che il Comune sta predisponendo sulla banchina sud. La questione è stata affrontata in Comune e il vice sindaco Gianni Santilli ha garantito che la struttura individuata dall’amministrazione è «idonea e adeguata» e che entro novembre potrà accogliere gli armatori.

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