Pescara è una città a rischio? «Reati in calo grazie ai controlli»

5 Ottobre 2022

Il prefetto e il questore, con i comandanti di Carabinieri e Finanza, analizzano la classifica nazionale «Negli ultimi due anni c’è stata una diminuzione del 13 per cento». E in settimana riunione sull’usura

PESCARA. «Quella di Pescara non è tra le province più a rischio d'Italia. Nel Pescarese, nel corso del 2021, i reati sono scesi del 13% rispetto al 2019». Solo i furti hanno subito una diminuzione del 33%, passando da 4.686 a 3.135. In calo anche danneggiamenti ed estorsioni rispettivamente del 10% e del 20%. Invariato il numero delle rapine. A evidenziarlo, all'indomani dei dati diffusi da Il Sole 24 Ore sull'indice di criminalità, che colloca Pescara al 34° posto su 106, il prefetto Giancarlo Di Vincenzo, il questore Luigi Liguori e i comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza, Riccardo Barbera e Antonio Caputo.
A loro dire, quei dati vanno letti considerando e includendo i maggiori controlli che ci sono stati sul territorio, il maggior numero di operazioni e di denunce da parte dei cittadini. «Pescara, ad esempio», ha spiegato il questore Liguori, «per i reati inerenti gli stupefacenti, viene posta al decimo posto della classifica con 237 denunce. Questo coefficiente corrisponde alle operazioni condotte dalle forze dell’ordine che hanno consentito di arrestare ben 77 persone e denunciarne altre sino ad arrivare a quel numero, e questo è un chiaro segnale dell’efficienza dell'apparato preventivo e investigativo. Per me», ha evidenziato Liguori, «i dati sono confortanti e comunque vanno letti prendendo in esame tutta una serie di fattori». Lo stesso questore ha fatto presente, numeri alla mano, che i furti con destrezza sono passati da 265 a 126, quelli in abitazione da 813 a 553, quelli di auto da 418 a 282 e infine quelli negli esercizi commerciali da 424 a 240. «Sono stati assicurati alla giustizia gli autori del 50% delle rapine in casa e il 70% dei colpi nelle attività commerciali».
A proposito di rapine, il colonnello Barbera ha tenuto a spiegare che quelle in casa sono state 15, e non opera di bande o commandi, ma furti in alcuni casi non andati neppure a buon fine, diventati poi rapine. Le estorsioni, invece, sono maturate nei contesti dello spaccio di droga.
Per il prefetto Di Vincenzo, bisogna tenere conto della dinamicità che Pescara ha, e ha sempre avuto. «Parliamo di un’area metropolitana», ha spiegato, «che è come densità abitativa tra le prime 10-11 in Italia, e questo incide nella delittuosità: non possiamo interpretare quello che accade nel capoluogo adriatico con i parametri di una piccola città. Una realtà dinamica e in forte crescita economica, turistica: questo processo di crescita deve essere supportato, come avviene, dal lavoro quotidiano dalle forze dell’ordine».
Di Vincenzo ha spiegato che nell’ultimo biennio si è adottata una strategia ben precisa, ossia più presenza di polizia, carabinieri e finanza sulle strade, più controlli e attività preventiva per evitare infilitrazioni criminali.
«Sul piano della vivibilità ci sono stati miglioramenti, visto che al di là del grave episodio del 1 agosto non se ne contano altri». «La presenza delle forze di polizia», ha aggiunto, «è stata sempre costante. I risultati sul piano della sicurezza urbana e della movida sono stati positivi. Per lo spaccio di droga è evidente che bisogna fare anche un discorso che riguarda l’aspetto sociale. L’attività preventiva che vuole combattere le infiltrazioni delle mafie, ha visto per esempio tre interdittive antimafia. Monitoriamo i trasferimenti delle attività commerciali e abbiamo una banca dati che riguarda il superbonus su tutta la provincia; analizziamo anche i finanziamenti del Pnrr su alcune aree tematiche».
Sul fronte usura, anche se sul territorio non sembrano emergere criticità, in settimana ci sarà una riunione. Il colonnello Caputo, da parte sua, ha evidenziato che serrata è la lotta alla contraffazione e al riciclaggio. «Ci stiamo muovendo a 360 gradi», ha spiegato. «Pescara è un luogo di destinazione della contraffazione e noi stiamo cercando di interrompere i canali di approvvigionamento».