Pescatore 32enne muore, marineria di Pescara in lutto. L'ultimo saluto in porto / Video

L’armatore Fabio Palestini, ucciso da un infarto, è stato trovato morto in casa dalla madre. Dopo i funerali, l’addio al porto
PESCARA. È stato un infarto fulminante a uccidere Fabio Palestini, un armatore pescarese di 32 anni, componente di una famiglia storica della marina sud. La madre Lola lo ha trovato morto in casa due sere fa, in via Farfengo, una traversa di via Aterno. Era a terra, in camera da letto, a pancia in giù, e per lui non c’è stato niente da fare. La donna ha contattato immediatamente il 118, sperando che lo potessero salvare, e invece il cuore del giovane armatore si era già fermato per cui è stato possibile solo constatare il decesso. A casa Palestini è arrivata anche la polizia ma non ci sono stati dubbi sulle cause del della morte. Poi, in serata, e per l’intera giornata di ieri, l’abitazione è stata raggiunta da tantissime persone, tutte incredule: parenti, amici e colleghi di Fabio hanno voluto esserci, per dare conforto alla mamma dell’armatore e ai suoi fratelli, Massimo, Remo e Marco.
Un lutto che ha sconvolto tutta la marineria pescarese. Dopo l’addio nella chiesa Santi Angeli Custodi di via Lago di Posta, la bara ha raggiunto il porto e lo ha attraversato accompagnato dal suono delle sirene dei pescherecci. Poi, davanti all'imbarcazione di famiglia, l’ultimo saluto a Fabio.
Impossibile, in queste ore, accettare una fine del genere per Fabio Palestini, un giovane dalla corporatura molto robusta. «Era grande, era forte, aveva una forza spaventosa», dice Enzo Vecchioli, suo socio. «Fabio lavorava 24 ore al giorno, ma anche 48 direi. Usciva in mare e poi coordinava le operazioni a terra, occupandosi della gestione di quattro pescherecci. Uno era suo, e si chiama “Mario Palestini”, come il padre di Fabio, morto quando lui era piccolo, e gli altri sono “Letizia”, “Libero” e “Aldebaran”. Oltre a lui vanno in mare anche Massimo e Remo, i fratelli, ma Fabio era il perno dell’attività organizzativa, che poi è la parte più importante per un’impresa di pesca. Era il più portato a seguire le vendite e tutta una serie di altri aspetti fondamentali. Gli piaceva proprio, aveva un talento», dice sempre Vecchioli, che non riesce ad immaginare un futuro senza l’amico. «Non era un punto di riferimento solo per noi, sul lavoro, ma per la famiglia. Era una persona splendida, socievole, aveva molti amici, e poi la nostra attività ci porta a contatto con tanta gente e i componenti del tuo equipaggio li frequenti anche quando non sei a bordo».
L’altro giorno la madre di Fabio è uscita con uno dei figli, Marco, per una visita a casa di parenti e quando è rientrata ha scoperto il corpo senza vita del 32enne. «Un fulmine a ciel sereno», aggiunge Vecchioli. «Ieri era rientrato dalla pesca, nel pomeriggio, e aveva detto di voler riposare un po’, un paio di ore, per poi occuparsi del rientro delle barche. Io l’ho visto da lontano, stava bene, era sorridente e nulla lasciava presagire quello che sarebbe accaduto dopo qualche ora. In serata ho provato a chiamarlo ma non ha risposto al telefono. Credevo che stesse dormendo prima di rientrare a lavoro, quindi non mi sono preoccupato». E invece Fabio non si è più rialzato, dopo quel malessere che gli ha stroncato la vita.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

