Pesoli si racconta Intervista a scuola dei baby giornalisti

2 Giugno 2018

Il viceallenatore del Pescara con gli studenti della Rossetti «Giocando a calcio pensate a divertirvi. E studiate molto»

PESCARA. Una mattinata in compagnia di Emanuele Pesoli, viceallenatore del Pescara. Per conoscerlo, intervistarlo e carpire tante curiosità, assaporare nuove emozioni. È stata una esperienza entusiasmante quella vissuta dagli alunni della prima I dell’istituto comprensivo Pescara 5 (scuola media Rossetti, in via Raffaello). Sotto il coordinamento di un’insegnante, Tiziana Massimi, e alla presenza degli alunni della I A, gli studenti si sono trasformati in baby-giornalisti, chiedendo a Pesoli di rispondere a 18 domande, passando dagli aspetti professionali a quelli personali. Mossi dalla passione per lo sport, hanno unito l’amore per il calcio a un’esperienza didattica diversa dal solito, dimostrando «intraprendenza e voglia di fare», dice Massimi. E la giornata si è rivelata «particolarmente significativa», commenta l’insegnante.
Durante l’intervista, che si è snodata attraverso 18 domande, il vice di Pillon è stato chiamato a spiegare come ha realizzato «il sogno di fare il calciatore, un sogno comune a molti ragazzi» e ha detto che «la costanza degli allenamenti fa la differenza ma aiuta anche la fortuna. E serve una dose di talento. Chi inizia a giocare a calcio», ha detto ai ragazzi che lo ascoltavano, «non deve fare il professionista per forza: si può giocare e divertirsi anche con gli amici».
Delle tappe fondamentali della sua carriera ha ricordato l’incontro con Giuseppe Sannino: «Grazie a lui sono riuscito ad approdare nel Siena in serie A e da tifoso della Lazio ho esordito con la Roma all’Olimpico: sono entrato in campo a fianco a Totti e un sogno è diventato realtà». Ed è stato emozionate» trovarsi nel «tempio del calcio». Tra i giocatori che lo hanno messo in difficoltà, e sono stati «parecchi» ha citato «Ibrahimovic, Lavezzi, Cavani, che erano dei campionissimi». Ci sono stati anche dei momenti di difficoltà, ha ammesso raccontandosi, come «una brutta vicenda del calcio scommesse, ma ne sono uscito a testa alta ed è stato una bella vittoria, forse la più bella. La mia famiglia e gli amici mi hanno aiutato a superare i momenti più bui». La sua vita, rispondendo a un’altra domanda sui continui spostamenti, è stata contrassegnata dal cambio di «13 città ma è stato un arricchimento», avendo conosciuto posti e persone diverse, che «ti restano dentro. A Pescara i miei figli si sono legati all’ambiente che frequentavano e abbiamo deciso, con mia moglie, di fermarci qui: è giusto per i nostri figli». Anche loro, Alessio e Damiano, giocano a calcio, ed è «un orgoglio ma gli dico di non illudersi perché questo sport riserva tante insidie».
Gli alunni della Rossetti hanno voluto sapere com’era Pesoli a scuola. «Intelligente, ma facevo il minimo sindacale perché avevo la fissa per il calcio e alla ricreazione avevo pronta la pallina di carta per le sfide nei corridoi con le altre classi. A una professoressa promisi di non parlare di calcio e lei mi promise di farci giocare a calcetto. Vi esorto a studiare, a fare della scuola il vostro cavallo di battaglia», ha concluso rispondendo al quesito. Quando ha smesso di giocare, a 36 anni, ha scritto una lettera di addio al calcio sulla quale è stato “interrogato” dai ragazzi. Quando il Pescara gli ha dato la possibilità di «iniziare una carriera parallela» si è «catapultato sull’obiettivo». Ha dei modelli da seguire, come «Antonio Conte e Guardiola», e la sua attività, ha ammesso, è «un lavoro di sacrificio, non facile da conciliare» con la famiglia, specie quando giocava. Essendo stato un calciatore fino a un anno fa, conosce bene «le dinamiche dello spogliatoio» e sa che «il mister deve ragionare su venticinque teste, come l’insegnante che ha una classe da gestire. A volte», ha detto ai giovani, «mi basta uno sguardo per capire quello che pensa un mio giocatore». Si è soffermato dettagliatamente anche sugli allenamenti, illustrando come sono strutturati, e ha spiegato quali cambiamenti ha avvertito passando dal settore giovanile alla prima squadra.
Agli studenti ha fornito la sua chiave di lettura sugli “ingredienti” per diventare un calciatore «a certi livelli» e tra questi ci sono «una preparazione fisica importante e la forza mentale per fronteggiare le pressioni. Non devi farti influenzare», questo il consiglio. In vista dei mondiali, i giornalisti in erba hanno chiesto di sapere il suo approccio all’appuntamento e ha annunciato che tiferà per l’Uruguay. «Scegliete anche voi una squadra che vi piace, così non penserete troppo all’Italia». E i progetti per il futuro? «Una buona carriera, arrivando presto ad allenare una prima squadra».
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