Pestato nel tunnel della stazione: tre condanne a 6 anni di carcere

7 Marzo 2020

L’aggressione si consumò poche settimane prima della tragedia che costò la vita ad Anna Carlini La vittima, colpita a calci e pugni anche quando era a terra, riportò lesioni permanenti al capo

PESCARA. Sono stati condannati tutti e tre a sei anni e due mesi di reclusione i romeni responsabili di una violentissima aggressione ai danni di un senegalese, che si verificò il 6 agosto del 2017 nel tristemente noto tunnel della stazione.
Lo stesso scenario nel quale, alla fine dello stesso mese, perse la vita la povera Anna Carlini, stuprata e lasciata morire su una brandina da due romeni.
IL CASO CARLINI E le coincidenze con quella terribile vicenda di Anna non sono finite perché uno dei testimoni di questo processo appena concluso, è stato il romeno Nelu Ciuraru, lo stesso che è attualmente sotto processo per la morte di Anna insieme a un connazionale.
Tornando al processo costato ieri tre pesanti condanne, i tre condannati sono Darus Costache, Iosua Miscoi e Ionel Marin Buruiana (difesi dagli avvocati Tullio Zampacorta ed Emanuele Calista), che a suo tempo furono destinatari di una misura cautelare.
IL TENTATO OMICIDIO I giudici del collegio (presieduto da Maria Michela Di Fine, a latere Anna Fortieri e Daniela Angelozzi) hanno però derubricato l'originale contestazione di tentato omicidio sposata dalla procura e sostenuta in dibattimento dal pm Paolo Pompa, in lesioni gravissime. La storia è questa e anche piuttosto assurda se vogliamo. Il senegalese qualche giorno prima aveva avuto una piccola discussione con una prostituta romena, tale Simona, perché la trovò a fare i suoi bisogni fisiologici proprio vicino al suo giaciglio.
LE MINACCE DELLA DONNA La parte offesa, che si avvaleva dell'aiuto dell'associazione "On The Road", il giorno dopo ricevette le minacce della prostituta romena proprio all'interno dell'associazione: davanti a testimoni, la donna disse al senegalese che avrebbe fatto intervenire in suo aiuto tre uomini che lo avrebbero picchiato violentemente. E così avvenne.
Il giorno dell'aggressione, il senegalese notò tre uomini che stavano facendo i loro bisogni vicino alla sua brandina e, prima che potesse dire qualcosa, venne aggredito alle spalle e picchiato selvaggiamente con calci e pugni, anche sulla testa, e anche quando era a terra in stato di semincoscienza, tanto che quei colpi gli provocarono un danno permanente al cervello. Alla scena assistette un amico della vittima che si era allontanato di poco per legare la sua bicicletta. Vide distintamente i tre picchiare l'amico e ne riconobbe uno nelle foto segnaletiche della polizia ferroviaria.
E l'uomo riconosciuto, fermato poco dopo in compagnia di Ciuraru, fornì una sua versione dei fatti: ammise di aver assistito all'aggressione e cercò di scaricare le colpe sugli altri due.
LE TELECAMERE Non solo, ma sostenne che alla vista di tanta violenza aveva deciso di allontanarsi dal gruppo. Ma le riprese filmate di una telecamera di sorveglianza della zona lo sconfessarono: non solo aveva partecipato attivamente all'aggressione essendo stato proprio lui a picchiare per primo, ma poi scappò nell'area di risulta insieme ai suoi due complici. Nella misura cautelare il gip Nicola Colantonio aveva comunque già rivisto il reato così come ha fatto il collegio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA