Piano anti-rumori bloccato: la Procura apre un’inchiesta sul caso di piazza Muzii

1 Agosto 2024

Carabinieri forestali in Comune, nel mirino i verbali del tavolo tecnico di verifica Le ipotesi di reato: omissione di atti d’ufficio e disturbo del riposo delle persone

PESCARA. La procura della Repubblica di Pescara vuole vederci chiaro sulla vicenda dell’inquinamento acustico di piazza Muzii e, in particolare, sull'immobilismo dell'amministrazione comunale. Il fascicolo è stato aperto ed è seguito dal procuratore Giuseppe Bellelli. Al momento (ma sembra ancora per poco) risulta contro ignoti, ma con due ipotesi di reato che lasciano presagire l'individuazione di eventuali responsabili: disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e omissione di atti d'ufficio.
Nei giorni scorsi il procuratore ha spedito i carabinieri forestali in Comune con uno specifico ordine di esibizione di atti. Questi atti sarebbero, stando alle indiscrezioni trapelate dagli uffici interessati, i verbali di un preciso organo comunale: il tavolo tecnico per le attività di sorveglianza e monitoraggio delle misure previste dal Piano di risanamento acustico, zona centrale di Pescara, interessata dalla movida.
La questione è alquanto delicata e non solo perché il comitato “Tranquillamente Battisti” ha presentato una dettagliata denuncia e anche una integrazione, ma perché ci sono due prese di posizioni nette da parte della Asl e dell’Arta, completamente disattese dall'amministrazione comunale guidata dal sindaco Carlo Masci.
L'Arta Abruzzo nell'agosto del 2023 metteva nero su bianco che «il livello sonoro globale risulta, nel periodo notturno del fine settimana, sempre notevolmente superiore al valore limite di immissione notturno fissato dal Piano di classificazione acustica approvato dal Comune di Pescara».
Ma già nel 2022 l'Arta aveva chiarito che non avrebbe eseguito nuovi monitoraggi in quanto «si è ritenuto superfluo ripetere i monitoraggi in assenza di provvedimenti concretamente messi in atto dal Comune, che potessero aver significativamente inciso sulla situazione di diffuso superamento dei limiti già riscontrata nel 2021».
Ma anche la Asl (che insieme all'Arta fa parte del tavolo tecnico, insieme a dirigenti e vertici comunali) dichiarava in atti che «... non sono stati emessi a far data dal 14 luglio 2022 provvedimenti da parte di questo ufficio riguardanti l'argomento che trattasi»: in sostanza, nessuno aveva fatto nulla per porre rimedio a una situazione molto preoccupante. L'inchiesta vuole accertare proprio questo: capire chi, e perché, non ha fatto nulla visto peraltro che il Piano di risanamento acustico venne approvato a maggio 2023, senza mai diventare operativo. Ci sarebbero dei rimpalli di responsabilità anche se il tavolo tecnico è presieduto dal direttore generale del Comune, Pierluigi Carugno, che ha dunque un duplice ruolo all'interno dell'amministrazione comunale.
Stando alla denuncia del comitato “Tranquillamente Battisti” (il cui responsabile sarebbe già stato sentito dagli investigatori che conducono le indagini), il sindaco «nelle more di una sì lunga concreta attuazione del Piano di risanamento acustico, non risulta abbia esercitato i poteri/doveri che la legge gli attribuisce in materia di sanità pubblica». E quindi questa acquisizione di documenti, dovrà servire alla procura per esaminare i verbali di riunione del tavolo tecnico e accertare eventuali responsabilità di chi avrebbe dovuto dar seguito a quegli allarmi inascoltati di Arta e Asl.