Pineta, i frati lasciano il quartiere Il vescovo: la chiesa sarà riaperta

Vanno via gli ultimi tre religiosi rimasti: la Stella Maris è chiusa dalla grandinata dell’estate 2019 La parrocchia andrà in comodato gratuito alla diocesi. I residenti: momento triste, fine di un’epoca
PESCARA. I frati minori lasciano la parrocchia Stella Maris e al loro posto arriverà in viale Scarfoglio don Mauro Pallini, 38 anni, che guida anche la comunità della Santa famiglia in strada Colle Pineta. L’ipotesi di lasciare Pescara era nell’aria già da un po’ per i frati minori. L’annuncio è arrivato durante la messa serale del 9 settembre, quando l’addio è stato comunicato ufficialmente ai fedeli. E così un rapporto nato negli ’30 e cementato nei decenni si interrompe tutto d’un tratto, con grande rammarico dei “pinetini” che vollero fortemente la costruzione di questa chiesa e che, all’epoca, lanciarono un appello in tal senso a padre Domenico D'Amico. L’addio è previsto per l’11 ottobre, con l’arrivo di don Mauro il 17 ottobre, affiancato da un sacerdote indiano, padre Vincent.
Racconta come sono andate le cose l'arcivescovo di Pescara Penne, monsignor Tommaso Valentinetti, informato già dal mese di luglio dai frati minori del loro progetto. «Mi parlarono del pericolo di non poter più restare qui, dovendo fare i conti con la mancanza di personale nella loro provincia di appartenenza, che comprende Abruzzo e Lazio. Li esortai a trovai una soluzione e a mantenere la parrocchia, che è una parrocchia storica. Ma un mese fa sono tornati e mi hanno dato la triste notizia, aggiungendo che avrebbero informato loro la comunità. Sono rimasto in silenzio, per rispettare la loro volontà, visto che sono una realtà diversa rispetto alla diocesi pur prestando servizio in diocesi. Una decisione», fa notare Valentinetti, «presa per questioni legate alla carenza di personale», essendoci sempre meno vocazioni, e nell'ambito di «una ristrutturazione profonda» avviata dai frati minori. Si è stabilito quindi di passare la chiesa e il convento alla diocesi, «in comodato gratuito, per continuare l'opera parrocchiale» ma «non si è parlato di vendita», contrariamente a quanto si mormora nel quartiere. «Non avremmo potuto acquistare, e non credo che loro volessero alienare né il convento né la chiesa», chiarisce Valentinetti che parla anche di un altro aspetto, e cioè dei fondi necessari per sistemare le strutture, visto che la chiesa è chiusa dalla grandinata avvenuta a luglio 2019 e le celebrazioni si tengono nel teatrino. «Ho provato a ottenere un finanziamento dalla Cei, sostenendo la loro causa, ma la Cei non interviene per proprietà non diocesane. Ma sono stati loro stessi a investire un bel po’ di denaro sul tetto della chiesa e sul convento. Per quanto ci riguarda metteremo a posto la parte interna della Stella Maris e la riapriremo, perché non può rimanere chiusa, ma dovremo capire che tipo di intervento serve e trovare i fondi necessari. Comunque il convento e le aule per il catechismo sono già fruibili e l'ultimo piano rimarrà a disposizione dei frati, se un giorno dovessero ristabilirsi a Pescara».
Per i pinetini l'annuncio dei frati minori, rimasti in tre, ha avuto l'effetto di un trauma, come dice Maria Assunta Bianco interpretando il sentimento di altri residenti, profondamente legati allo “spirito francescano”. È un legame che c'è sempre stato. «Chi venne ad abitare qui volle fortemente questa parrocchia al punto da trasportare materialmente i mattoni per la costruzione della chiesa. Molte di queste persone ci sono ancora oggi, frequentano la Stella Maris», per cui il sentimento di allora è immutato. Il rammarico che si è fatto largo in questi giorni è dovuto «al mancato coinvolgimento della comunità nella decisione dei frati di lasciare. Lo abbiamo saputo a cose fatte, eppure tanti della nostra zona si erano proposti per contribuire ai lavori. Riteniamo che sarebbe stato possibile rimanere qui, per i frati, e ci sentiamo disarmati. Ma siamo fedeli, crediamo, e chi crede si affida», anche se «l'identità della parrocchia è stravolta».

