Polizia, servizi sociali, ospedali: rete di protezione per le donne

1 Febbraio 2021

PESCARA. Donne intrappolate in storie malate e violente. Uomini che perseguitano le loro vittime fino a massacrarle di botte e ucciderle.“Questo non è amore” è il titolo, non a caso, dell’ultima...

PESCARA. Donne intrappolate in storie malate e violente. Uomini che perseguitano le loro vittime fino a massacrarle di botte e ucciderle.
“Questo non è amore” è il titolo, non a caso, dell’ultima campagna di sensibilizzazione varata dalla polizia di Stato in collaborazione con i servizi sociali comunali, i centri antiviolenza e i presidi ospedalieri dislocati sul territorio.
Nell’ultimo report nazionale delle forze dell’ordine si ricorda che sono almeno 6 le leggi contro la violenza di genere, psicologica, sessuale, fisica e che le vittime di maltrattamenti in Italia sono per l’81% donne, con un 19% a danno degli uomini. Dalle segnalazioni delle divisioni Anticrimine emerge che nel 62% dei casi l’autore dei reati che rientrano nella violenza di genere è il coniuge, convivente, fidanzato o ex partner per il 33%.
Inoltre, l’incidenza percentuale di donne che trovano il coraggio di denunciare alle autorità che o, più spesso, ai centri antiviolenza, di aver subito maltrattamenti o altri delitti di genere viene registrata in Campania, e in Sicilia, a smentire il luogo comune che al Sud ci sia una scarsa propensione a rivolgersi alle forze di polizia.
Ma come capire quando la vittima è soggiogata dal suo persecutore? I primi segnali di violenza, secondo l’indagine della polizia di Stato, sono il controllo ossessivo, la gelosia, le umiliazioni, il progressivo allontanamento da familiari e amici, il condizionamento sulle scelte dell’abbigliamento, le costrizioni a rapporti sessuali non desiderati da entrambi. Sono solo alcuni esempi di condizionamento in cui spesso le donne si ritrovano intrappolate senza sapere come uscirne.
In concomitanza con l’emergenza Covid e nel periodo del lockdown quando le donne sono rimaste bloccate tra le pareti domestiche senza poter chiedere aiuto, le questure hanno implementato la App You Pol, attraverso la quale i cittadini in difficoltà possono “chattare”, anche in modo anonimo, con le sale operative delle questure per segnalare situazioni di disagio. Oppure, si possono contattare i numeri di emergenza 112 e 113 h 24.