«Porto, fondali sempre più bassi» Il grido d’allarme dei pescatori

Doriano Camplone (presidente associazione Pesca professionale): facciamo difficoltà a fare manovra Preoccupazione sui tempi di intervento: «Dobbiamo aspettare i lavori del secondo lotto, troppo tardi»
PESCARA. La zona del porto, a Pescara, sta per cambiare volto grazie al progetto di riqualificazione del waterfront fluviale, il cui cantiere dovrebbe terminare entro la fine del 2025. Dalla banchina Nord, però, si alza la voce dei pescatori, preoccupati per i bassi fondali e l’insabbiamento.
«Il problema della marineria resta irrisolto», dice Doriano Camplone, presidente dell’associazione Pesca professionale dedicata al compianto Mimmo Grosso. «I fondali del tratto fluviale, dove le nostre imbarcazioni sono ormeggiate, stanno diventando sempre più bassi. C’è dunque il concreto rischio che il porto non sia più fruibile. I pescherecci hanno difficoltà a fare manovra e a trovare spazi adeguati. Se l’insabbiamento aumenta, saremo costretti a indietreggiare verso la foce».
Delucidazioni in merito sono state chieste più volte all’autorità di sistema portuale di Ancona, competente in materia, e anche alla Regione Abruzzo. «La risposta è stata sempre la stessa: i problemi verranno risolti con la realizzazione del nuovo porto, i cui interventi sono stati inizialmente divisi in tre lotti, E poi in due», spiega Camplone. «Il punto è», prosegue, «che i tempi sono ancora molto lunghi, visto che dovremmo comunque aspettare i lavori del secondo lotto per avere questo importante dragaggio, che dalla diga foranea arriva fino all’inizio della curva di via Paolucci. Tuttavia, nella zona in cui da sempre vi sono le barche, al momento non è previsto nulla».
I lavori del primo lotto, attualmente fermi, riguardano l’allungamento del molo nord fino alla diga foranea. Poi si dovrebbe procede, come da programma, con la deviazione principale del corso del fiume e la costruzione del nuovo porto commerciale. Ed è in quel momento, secondo i programmi, che dovrebbe essere effettuato il dragaggio. La marineria, però, non approva lo spostamento delle imbarcazioni dall’altra parte, una volta completati i lavori. «Non ci sentiamo al sicuro, perché sottovento», precisa Camplone. «Il porto deve essere protetto dal moto ondoso. Dicono che dove siamo adesso c'è il rischio alluvione, ma siamo preparati su questo. Vorremmo restare dove siamo sempre stati, e dove va risolto il problema dei fondali, non solo per noi ma per il bene della città. Abbiamo paura che, una volta terminati anche i lavori del waterfront, ci si dimenticherà della pulizia del fiume. Chiediamo alle istituzioni di prevederla», conclude.
E intanto, per rispondere anche alla crisi di un settore fortemente penalizzato negli ultimi anni a causa del caro prezzi e di un mercato che sembra non valorizzare il pescato locale, il 22 marzo sarà costituita una cooperativa da parte di 15 pescherecci della flotta di Pescara. L’obiettivo è quello di potenziare la commercializzazione.

