Processo Rigopiano, altro stop: tre udienze verso lo slittamento

Lo sciopero degli avvocati di Avezzano mette a rischio i primi appuntamenti dopo la pausa estiva Dal 26 al 28 ottobre era in programma la discussione della superperizia sulle cause della valanga
PESCARA. È destinata a slittare la tre giorni di udienze, dal 26 al 28 ottobre prossimi, del processo di Rigopiano, programmata per la discussione della superperizia disposta dal gup Gianluca Sarandrea, sulle cause della valanga che il 18 gennaio del 2017 distrusse l'hotel di Farindola facendo 29 vittime.
Il motivo è l’astensione proclamata dal 19 al 27 ottobre dagli avvocati di Avezzano che da tempo lottano per superare la gravissima carenza di personale del tribunale locale che compromette la fase giurisdizionale di tutto il tribunale. Una astensione che vale su tutto il territorio nazionale e che quindi si ripercuote anche sul processo in corso a Pescara, visto che due dei legali di altrettanti imputati per il disastro di Rigopiano sono di Avezzano, e dunque aderiscono all’astensione.
Dunque, il giudice Sarandrea sarà costretto a rinviare quantomeno le udienze del 26 e del 27 ottobre, ma probabilmente anche quella del 28 per dare una continuità all’importante lavoro che attende tutti sulla discussione della perizia. Probabilmente, la soluzione potrebbe essere quella di fissare altri tre giorni, qualora fosse possibile per la settimana seguente, altrimenti si dovrà andare alle altre date di novembre già fissate nel cronoprogramma e che avrebbe dovuto permettere alle parti di aprire la discussione con il rito abbreviato per i 30 imputati coinvolti nella complessa vicenda giudiziaria.
La decisione ufficiale dovrebbe arrivare il 26 ottobre, ad apertura dell’udienza, ma non è escluso che una soluzione anticipata, anche se informale, eviti a diversi avvocati che arrivano anche da fuori regione di fare un viaggio inutile, con tanto di pernottamento in albergo, per poi dover assistere a un rinvio. Quei tre giorni rappresentano un passaggio cruciale per il prosieguo del processo, perché la discussione sui risultati cui sono giunti i quattro esperti del Politecnico di Milano che hanno risposto ai quesiti posti dal giudice, diventa il punto focale del processo. Risposte sul come e perché avvenne quella valanga, su eventuali responsabilità di alcuni pubblici amministratori o tecnici, sulle problematiche della gestione dell’emergenza, che potrebbero pesare più su alcuni imputati rispetto ad altri, e quindi incidere sulle singole posizioni sulle quali dovrà poi esprimersi il giudice in sentenza. Anzi, molto probabilmente, tre udienze sono sicuramente poche, proprio per la complessità delle questioni sul tavolo, anche molto tecniche, che determineranno una inevitabile interlocuzione fra le parti e gli esperti nominati dalle parti in causa (oltre ai 30 imputati ci sono anche circa 130 parti civili costituite) che dovranno dire la loro sulle conclusioni raggiunte dagli esperti e in base alle quali si determinerà poi il giudizio finale del giudice Sarandrea.
Insomma, la questione è altamente delicata e probabilmente sarà necessario aumentare le udienze riservate a questa cruciale discussione prima di avviare quella sui riti abbreviati. E questo, anche perché le risposte dei periti ai quesiti sembra lascino spazio a interpretazioni sulle quali la procura in primis (con i due titolari del fascicolo, Andrea Papalia e Anna Benigni, ai quali si è aggiunto anche il procuratore capo Giuseppe Bellelli) vorrà fare chiarezza per sgombrare il campo da possibili equivoci legati alle contestazioni fatte nel capo di imputazione (in particolare ai rappresentanti di Regione, Provincia, Comune di Farindola e Prefettura in particolare), così come farà il collegio difensivo e naturalmente la nutrita pattuglia di avvocati che assistono le parti civili.

