Quota 41, Ape sociale e Opzione donna: chi va prima in pensione

Per ora sono queste le tre possibilità prorogabili nel 2024 Ma a fine giugno il Governo riprende a trattare la riforma
PESCARA. Garantire la flessibilità come alternativa alla legge Fornero. Ma non è facile per il governo Meloni trovare la strada realmente percorribile che conduca a forme di uscita anticipata dal lavoro. Il primo ostacolo da superare è il superamento graduale di Quota 103 che, per quest’anno, prevede la pensione con 62 anni di età e 41 anni di contributi. L’obiettivo del Governo, attraverso la legge di Bilancio 2024, sarà di arrivare a una riforma delle pensioni condivisa, dopo le proroghe inserite nella Manovra del 2023 per l’Ape sociale e Opzione Donna. L’esecutivo Meloni ha convocato per la fine di giugno un nuovo tavolo con i sindacati, dopo l’ultimo di fine maggio, per portare avanti i lavori. Ecco tre ipotesi certe da cui partirà la trattativa.
QUOTA 41 PRECOCI
Per i precoci lo strumento per la pensione anticipata resterà attivo. Il prepensionamento agevolato per questi lavoratori permette di accedere a Quota 41 (anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica) a chi, oltre a possedere 12 mesi di versamenti prima dei 19 anni di età, rientra in una delle seguenti categorie: dipendenti in stato di disoccupazione, a causa di un licenziamento individuale o collettivo, per giusta causa o risoluzione consensuale, che abbiano terminato da almeno 3 mesi la fruizione della Naspi o altra indennità spettante; caregiver, ovvero lavoratori dipendenti ed autonomi che, al momento della domanda, assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 194.
E ancora: dipendenti ed autonomi con riduzione della capacità lavorativa pari ad una percentuale di invalidità civile superiore o uguale al 74%; lavoratori che svolgono attività usuranti o particolarmente gravose. Le mansioni faticose devono essere state svolte per almeno sette anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa e sono specificate dalla legge 67/2011, cui si aggiungono altre professioni previste dalla Legge di Bilancio 2017.
LE ALTERNATIVE
Le altre due forme di flessibilità in uscita attualmente previste fino alla fine del 2023 sono l’Opzione Donna e l’Ape Sociale. Sul primo fronte, la manovra di quest’anno ha impresso una stretta sui requisiti.
Attualmente si può richiedere a 60 anni di età e 35 anni di contributi entro la fine del 2022 (un anno di età in meno per ogni figlio, fino a un massimo sconto di due anni). E, in più, l’appartenenza a una delle seguenti tipologie: lavoratrici licenziate o dipendenti di imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la struttura per la crisi d’impresa, caregiver da almeno sei mesi, riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74%.
Le ipotesi sul tavolo prevedono per il 2024 di eliminare questi ultimi requisiti, tornando ai soli paletti di età anagrafica e contribuzione. L’Ape Sociale è invece una misura meno controversa, viene prorogata così com’è da qualche anno e consente di andare in pensione a 63 anni e 30 o 36 anni di contributi ai lavoratori appartenenti a una delle quattro categorie ammesse: caregiver, riduzione capacità lavorativa pari almeno al 74%, disoccupati involontari che abbiano terminato di percepire il sussidio, addetti a mansioni gravose. Nei primi tre casi il requisito contributivo è pari a 30 anni, per i lavori gravosi sale a 36 anni. Si va verso l’ulteriore proroga anche nel 2024. (l..c - m.p.)
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