Rapinato del Rolex nella villa strappa gli occhiali a un bandito

6 Novembre 2019

In ospedale l’imprenditore dei marmi Liberatoscioli: «Erano in due, ma mi sono difeso»

PESCARA. «Li ho visti entrare dal cancello coi caschi neri in testa, il volto completamente nascosto, il fisico possente. Si sono accertati chi fossi e poi mi hanno raggiunto, mi sono saltati addosso per portarmi via con forza quel bellissimo Rolex che mi aveva regalato mia moglie venti anni fa. È questa la cosa che più mi dispiace, il grande valore affettivo che aveva per me quell’orologio che, penso, non rivedrò mai più».
È il «dolore più grande», una «bruttissima esperienza», quella vissuta ieri all’ora di pranzo dall’imprenditore della Generalmarmi Fiorello Liberatoscioli, 76 anni, che ha subìto l’assalto di due banditi nel vialetto d’ingresso della sua villetta di viale Kennedy, una delle zone più signorili della città, nelle vicinanze dell’istituto Misticoni.
Il manager pescarese (dell’azienda fondata nel 1925 dai fratelli Angelo, Alberto e Giovanni), sotto shock per l’accaduto, malgrado lo spavento per la situazione inattesa ha avuto il coraggio e i riflessi pronti di affrontare fisicamente i suoi aggressori. A uno di loro, la vittima, durante la colluttazione, è persino riuscita a strappare gli occhiali e buttarli contro una siepe, dopo avergli sollevato la visiera del casco, che però si è subito richiusa nascondendo occhi e volto del malfattore, fuggito col complice dopo la rapina in sella ad uno scooter dalla targa camuffata.
Nel tentativo di difendersi dagli assalitori, l’imprenditore è rimasto ferito al polso sinistro, dove portava sempre il suo prezioso orologio, un oggetto di valore anche se piuttosto datato. La trappola dei malviventi è scattata nell’ora di punta del traffico, ma quando la città è impegnata nel lento rito dei pasti. Il manager rincasava in automobile. Erano le 13 circa. Un agguato preparato in anticipo, ma non nei minimi dettagli, se è vero come è vero che i due uomini hanno voluto accertarsi dell’identità dell’imprenditore, come egli stesso racconta, prima di passare all’attacco. Ora è caccia ai rapinatori da parte degli uomini della squadra volante e mobile, coordinate rispettivamente da Paolo Robustelli e Dante Cosentino, che hanno immediatamente avviato le ricerche e le indagini. Sul posto, per i rilievi, anche la polizia scientifica e una ambulanza del 118. I sanitari della medicalizzata hanno prestato assistenza all’imprenditore, visibilmente provato dall’esperienza, che, successivamente, è stato trasferito al pronto soccorso per il completamento delle cure, tra medicazioni e bendaggi.
Signor Liberatoscioli, ci racconta cosa è accaduto?
«Stavo rientrando a casa all’ora di pranzo, intorno alle 13. Sono entrato con l’auto nel vialetto d’ingresso mentre il cancello si stava richiudendo alle mie spalle. Sono sceso dalla vettura. All’improvviso, ho visto il cancello riaprirsi e apparirmi davanti due uomini con il volto coperto da caschi neri. Scuri anche gli abiti, ma non ricordo cosa indossassero. Si sono accertati che fossi io la loro vittima e mi sono saltati addosso».
Avevano una inflessione particolare?
«Non ricordo«.
Poi che cosa è accaduto?
«Mi sono reso conto che erano dei delinquenti. Mi hanno strattonato e sono caduto a terra. Mi hanno immobilizzato e strappato via con forza dal polso sinistro quel bellissimo orologio, dono di anniversario, una ventina di anni fa, di mia moglie Nicoletta. Quelle persone sapevano che lo avevo, ipotizzo che qualcuno deve averglielo riferito. Ho cercato di difendermi per quanto ho potuto e proprio nel momento in cui cercavano di strapparmelo, sono riuscito ad alzare, ad uno di loro, la visiera scura del casco e strappargli gli occhiali che ho poi gettato su una siepe rimasti poi impigliati sui rami. Purtroppo non ricordo se fossero lenti da sole o da vista e non sono riuscito a vedere il volto di quell’uomo perché la visiera si è immediatamente richiusa. Poi è arrivata la polizia e l’ambulanza a medicarmi».
Il suo desiderio, ora?
«Di ritrovare quell’oggetto che per me ha un grande valore affettivo. Ma chissà».
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