Regione, parte lo scontro sulle deleghe ai consiglieri

Il costituzionalista Di Salvatore: «Sono illegittime». Marsilio: «Le posso fare»
L’AQUILA. Il docente di diritto costituzionale, Enzo Di Salvatore, fa da apripista all’opposizione e innesca lo scontro politico sulle deleghe che Marco Marsilio sta per dare ad alcuni consiglieri di maggioranza rimasti fuori dalla giunta. La fase 2 del nuovo governo regionale parte così con la polemica sollevata dal docente dell’Università di Teramo che, durante la campagna elettorale, ha coordinato la stesura del programma del candidato presidente, Luciano D’Amico, ora leader, dai banchi della minoranza, del Patto per l’Abruzzo.
Secondo Di Salvatore affidare deleghe a un consigliere regionale sarebbe incostituzionale perché, in estrema sintesi, non si può essere allo stesso tempo consigliere e assessore in quanto il primo dei due non agirebbe più senza vincoli di mandato ma finirebbe per controllare l’operato di se stesso. In ballo ci sono nomine pesanti per gli equilibri all’interno del centrodestra. È il caso dell’ex leghista passato a Fratelli d’Italia, Nicola Campitelli, riletto in provincia di Chieti con 8.463 voti, oppure del capogruppo del Carroccio Vincenzo D’Incecco o infine della forzista Antonietta La Porta che entrerà in Consiglio con il meccanismo della surroga.
In realtà Marsilio non si pone limiti, come del resto fece il suo predecessore di centrosinistra, Luciano D’Alfonso, e ribatte con quattro frasi essenziali: «Il consigliere con delega non vota; non firma atti; non fa parte delle giunta; e infine io sono libero di invitare chiunque durante le sedute del mio esecutivo». Chi dei due ha ragione? Proviamo a inoltrarci nella materia del contendere che ha un fine certamente politico ma una chiave di lettura esclusivamente normativa, quindi tecnica. Che cosa afferma il docente di diritto costituzionale prestato alla politica?
LE PAROLE DEL PROF.
«Lo Statuto della Regione Abruzzo», scrive Di Salvatore, «prevede che il numero dei consiglieri regionali sia pari a 29 (più il Presidente della Giunta regionale Marsilio e il candidato Presidente non eletto D’Amico). Sempre lo Statuto stabilisce che la Giunta sia composta dal Presidente e da un numero massimo di sei assessori. Gli assessori sono scelti tra i membri del Consiglio, anche se il Presidente della Giunta può nominare assessori esterni al Consiglio: in questo caso, il numero degli assessori esterni non può essere complessivamente superiore al 20% dei componenti la Giunta». Fin qui la premessa.
Il punto, per il costituzionalista, è questo: «In Giunta c’è posto solo per sei assessori ma, per accontentare un po’ tutti, il Presidente Marsilio si prepara a conferire deleghe di governo anche ad altri consiglieri di maggioranza senza che però questi entrino nella squadra di governo. Si può fare? No», afferma il docente. «Non si può fare non solo perché in questo modo si eluderebbe il limite fissato dallo Statuto regionale, ma anche perché il consigliere che normalmente entra in Giunta deve lasciare il posto di consigliere al primo dei non eletti. E questo è ovvio perché il consiglio regionale controlla l’operato della Giunta (tant’è che può sempre sfiduciare il Presidente della Giunta). Il consigliere, che rappresenta la Regione tutta, agisce senza vincolo di mandato ma non può essere al contempo consigliere e assessore. Il consigliere che invece esercita funzioni di governo con delega», conclude Di Salvatore, «non lascia il suo posto di consigliere a nessuno. Egli continua ad essere consigliere, ma non agirebbe più senza vincolo di mandato: finisce per controllare l’operato di se stesso».
MA NON È LA PRIMA VOLTA.
Se il costituzionalista ha ragione le domande da farsi sono: quanti casi identici si sono già stati? E perché nessuno del centrosinistra e del centrodestra ha sollevato polemiche? Nomine come quelle che Marsilio di prepara a fare ci sono già state ma hanno la caratteristica delle trasversalità che di fatto le rendono politicamente incontestabili. Sarebbe imbarazzante per entrambi gli schieramenti. Il precedente più vicino a noi risale al 12 settembre del 2019 quando Marsilio, con il decreto numero 57, conferì alla consigliera La Porta la delega alle funzioni connesse con «l’Autonomia differenziata con il compito di studiare, approfondire ed avviare ogni utile iniziativa circa le modalità realizzative della stessa, in armonia con il dettato costituzionale». Ma c’è da ricordare che di nomine di questo tipo l’ex governatore D’Alfonso ne affilò quattro a partire dal 10 maggio del 2018 quando delegò il consigliere Maurizio Di Nicola ai Trasporti, la Mobilità, le Infrastrutture, l’Urbanistica, gli abruzzesi all’estero e le Tradizioni locali; il 12 giugno 2018 fece il bis con le deleghe al consigliere Antonio Iannaurato, Lavoro e Formazione; il 7 agosto del 2018, nominò Pierpaolo Pietrucci delegato ad una serie di attività di monitoraggio di norme tra cui l’istituzione dell’Abruzzo Film Commission e l’attuazione del programma di governo sulle politiche della montagna; infine, il 9 agosto 2019, tolse a Di Nicola una delega per passarla a Iannaurato. Era quella sugli “Abruzzesici, i Migranti e le Tradizioni locali”. Entriamo nella lettura tecnica
COSA DICE LO STATUTO.
«Non c’è alcuna norma preclusiva». Da qui parte il fronte del sì, rappresentato dalla voce di tecnici esperti in materia che consigliano e assistono il governatore rieletto. L’articolo 29 dello Statuto dei lavori in Consiglio regionale, citato anche da Di Salvatore, dice che: «Ogni consigliere rappresenta la Regione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Cioè a pieno e senza limiti. Lo stesso Statuto, nella norma successiva, conferma la pervasività dei poteri del consigliere che, si legge al comma 2 dell’articolo 30, «per l’esercizio delle funzioni, ha il diritto di avere tutte le notizie e informazioni e di ottenere visione e copia di tutti gli atti e documenti amministrativi della Regione». E quest’ultima, «ai medesimi fini», gli assicura l’accesso ad atti e documenti, affinché il consigliere possa fornire un supporto tecnico per l’attuazione del programma di governo. Arriviamo così al punto che, per il fronte del sì, ha un valore dirimente: «La Giunta regionale (si legge nell’articolo 49 comma 1-bis dello Statuto, ndr) per l’esame di materie o questioni di significativo interesse, può riunirsi (…) con la partecipazione di soggetti pubblici o privati portatori di interessi diffusi o collettivi». Come del resto si legge su un altro atto primario, lo Statuto dei lavori in giunta, elaborato nel 1977 da Marcello Russo, simbolo dell’avvocatura applicata alle norme della pubblica amministrazione.
«Il presidente», scrisse Russo all’articolo 8, «può ammettere alle sedute esperti perché forniscano chiarimenti e precisazioni su speciali questioni». Può il docente di diritto costituzionale sostenere il contrario, e cioè che un consigliere regionale non sia un portatore di interessi collettivi o un esperto, elementi alla base della rappresentatività democratica? Il dibattito è aperto.

