Rigopiano, Di Marco oggi faccia a faccia con i pm

8 Gennaio 2019

In procura anche D’Incecco, Di Blasio e il gestore del resort Di Tommaso. Depositati  i tabulati delle telefonate dell’ex presidente della Provincia, di D’Alfonso e Provolo

PESCARA. Comincia oggi una tre giorni molto importante che consentirà alla procura di Pescara di definire la richiesta di processo per i protagonisti della tragedia di Rigopiano: per la morte delle 29 persone che il 18 gennaio 2017 rimasero intrappolate sotto le macerie dell'hotel Rigopiano, spazzato via da una valanga. Dei 24 indagati, soltanto in nove hanno chiesto l'interrogatorio dopo l'avviso di conclusione delle indagini firmato dal procuratore Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia.
Questa mattina si inizia con il gestore della struttura, Bruno Di Tommaso, a cui faranno seguito gli interrogatori del dirigente della Provincia, Paolo D'Incecco, e del responsabile della viabilità, Mauro Di Blasio. Nel pomeriggio, invece, è atteso l'interrogatorio forse più importante e cioè quello dell'ex presidente della Provincia, Antonio Di Marco, che vuole a tutti i costi fare chiarezza sulla sua posizione, nella speranza di poter uscire da questo tunnel giudiziario e affrontare la corsa alle regionali che al momento trova qualche ostacolo anche all'interno del suo stesso partito (il Pd), proprio per questo suo coinvolgimento in questa delicata inchiesta.
Domani, davanti ai magistrati sfileranno invece due dei tre indagati del Comune di Farindola che hanno chiesto l'interrogatorio: il sindaco Ilario Lacchetta, la cui posizione sembra al momento una delle più delicate dell'intera vicenda, e il geologo Luciano Sbaraglia, mentre il previsto interrogatorio dell'ex sindaco Antonio De Vico, su sua stessa richiesta è stato spostato al 14 gennaio.
Chiudono questa tornata di interrogatori il 10 gennaio l'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo (altro indagato eccellente che nell'inchiesta ricopre un ruolo di primo piano) e il comandante della polizia provinciale, Giulio Honorati. Intanto, dopo il deposito dei ricorsi in opposizione alle richieste di archiviazione, in particolare dei vertici della Regione Abruzzo, e cioè dei tre governatori che si sono succeduti da Del Turco in poi e degli assessori alla Protezione civile che si sono alternati in quell'incarico, continuano le richieste di documenti avanzate dalla difesa di Lacchetta.
Gli avvocati Valentini, Tatozzi e Manieri vogliono acquisire dalla procura i «tabulati dei traffici telefonici degli indagati nei giorni della tragedia», che, a detta dei tre legali, rappresenterebbero una prova importante, «una quantità enorme di informazioni sulla gestione dell'emergenza mai sottoposte al vaglio dell'autorità giudiziaria».
E sabato scorso, contrariamente a quanto scrivono i legali nel comunicato di ieri mattina, sono stati depositati dai carabinieri forestali i tabulati di Luciano D'Alfonso, dell'ex prefetto Provolo, di Antonio Di Marco e dell'allora segretario del governatore, Claudio Ruffini. C'è peraltro anche una inchiesta parallela ancora aperta su Rigopiano, che riguarda la posizione esclusiva del prefetto Provolo, di due vice prefetti e di dirigenti e funzionari prefettizi, in totale sette persone, in relazione alla sparizione delle telefonate di aiuto che sarebbero giunte alla sala operativa della prefettura il 18 gennaio 2017 e in particolare quella del cameriere Gabriele D'Angelo, vittima anche lui della tragedia. Una richiesta di aiuto e soprattutto di sgombero dell'hotel che, se adeguatamente valutata, avrebbe potuto cambiare il corso delle cose. E su queste telefonate si è creata una confusione che non aiuta certo le indagini e neppure i parenti delle vittime. In particolare, sulla telefonata che secondo una funzionaria prefettizia sarebbe stata fatta da D'Angelo il 18 gennaio intorno alle ore 15.
Ma questa è stata soltanto una dichiarazione dell'indagata mentre gli investigatori dei carabinieri forestali, hanno sempre sostenuto agli atti che l'ultima telefonata di D'Angelo in prefettura è quella regolarmente registrata nei tabulati telefonici delle 11,38: quindi nessuno ha mai sostenuto l'esistenza della telefonata delle ore 15. Ed è proprio ascoltando il fratello della vittima, Francesco, che aveva dichiarato che Gabriele aveva chiamato la madre lo stesso giorno intorno alle 16,30 (quindi poco prima della tragedia) sul telefono fisso dei genitori (utilizzando l'unico punto vicino al cancello dell'hotel, dove il cellulare riusciva a prendere la linea) che gli investigatori sono risaliti alle telefonate mancanti del 18 gennaio e a confezionare il procedimento parallelo per frode processuale e depistaggio a carico dei prefettizi indagati.