Rigopiano, i familiari: «È dura accettare l’esclusione degli enti»

20 Settembre 2020

«Una doccia fredda l’uscita di scena di Regione, Provincia,  Comune di Farindola, Presidenza del consiglio e ministero»

FARINDOLA. «È da non crederci. È dura accettare una motivazione del genere. Per noi tutti gli enti sono responsabili civilmente di questa vicenda, anche da un punto di vista morale». A parlare è Gianluca Tanda, presidente del comitato vittime di Rigopiano, alla luce di quanto deciso nell’udienza di due giorni fa. Incredulità, timore e la solita immensa voglia di arrivare alla verità. Sono questi i sentimenti che animano i famigliari delle vittime di Rigopiano dopo le decisioni prese dal gup del Tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, sul duplice procedimento riguardante la tragedia avvenuta il 18 gennaio 2017. I due procedimenti - il filone della tragedia di Rigopiano, con 25 imputati, e quello relativo al depistaggio - sono stati riunificati in unico procedimento ma, quel che è stato difficile da accettare da parte dei familiari, è stata accolta la richiesta di esclusione presentata dagli avvocati dei responsabili civili. Escono così dal processo la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dell’Interno, la Regione Abruzzo, la Provincia di Pescara e il Comune di Farindola: qualora fossero state ravvisate responsabilità, gli enti sarebbero stati chiamati a risarcire il danno alle famiglie delle 29 vittime del crollo dell’hotel travolto dalla valanga. La decisione del gup è legata alla mancata partecipazione delle parti agli accertamenti tecnici irripetibili effettuati nel corso dell’inchiesta madre. «La motivazione ci ha stupito ed immediatamente ci siamo chiesti come sia stata possibile una cosa del genere», dice ancora Tanda, che a Rigopiano ha perso suo fratello Marco. «Se questa linea dovesse valere anche per gli imputati sarebbe davvero pazzesco. La mia paura», conclude Gianluca Tanda, «è che non ci sia la voglia di arrivare davvero alla verità».
Anche Paola Ferretti, che nella tragedia Rigopiano ha perso suo figlio Emanuele Bonifazi, receptionist del resort, ha espresso la sua incredulità per l’esclusione delle responsabilità civili agli enti. «Dopo la comprensibile delusione e rabbia, abbiamo trovato la giusta lucidità e ragionevolezza per valutare quanto accaduto durante l'udienza preliminare di venerdì», spiega. «Sul momento», va avanti, «è stata una doccia fredda, abbiamo pensato che si trattasse di una congiura contro di noi, di un’ulteriore mancanza di rispetto verso i nostri angeli, di chissà quale complotto per deviare il percorso della giustizia. Ma dopo, valutando attentamente la decisione del giudice riguardo le responsabilità civili degli enti, con l’aiuto del nostro avvocato abbiamo compreso la motivazione che ha portato a questa scelta. La realtà, purtroppo», continua Paola Ferretti, «è che le contraddizioni del codice di procedura penale sono ricadute su noi familiari delle vittime, lasciandoci sconfortati e sgomenti».
«Sono sempre più convinta», conclude, «che soltanto una riforma seria e ponderata del codice potrà evitare certe situazioni, e garantire una giustizia più rapida e completa. La strada sarà ancora lunga, ma la guerra non è ancora iniziata, tantomeno finita».
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