Rigopiano, il ricorso dei pm «Classe dirigente impunita, vanno condannati tutti»

6 Luglio 2023

La Procura ricostruisce le singole responsabilità degli esponenti delle istituzioni:  «Pur in presenza di allarme, non hanno fatto nulla per evitare l’evento dannoso»

PESCARA. L’affondo della procura nel ricorso in appello contro la sentenza con la quale il gup Gianluca Sarandrea ha assolto 25 dei 30 imputati del processo per le 29 vittime dell’hotel Rigopiano, travolto dalla valanga del 18 gennaio 2017, arriva nelle prime due pagine delle 300 che il procuratore Giuseppe Bellelli e i sostituti Andrea Papalia e Anna Benigni hanno scritto per chiedere la riforma totale di quella sentenza.
classe dirigente IMPUNITA «Il percorso motivazionale seguito dal giudice per giungere alle assoluzioni è palesemente illogico, contraddittorio e carente», perché «partendo da premesse giuridiche pienamente condivisibili in materia di reati omissivi impropri colposi, perviene a delle conclusioni, rispetto ai fatti concreti, del tutto slegate dalle premesse tecniche». E poi la stoccata: «Condividere quel percorso motivazionale equivale a negare alla radice il senso dell’organizzazione pubblica a vari livelli (comunale, provinciale, regionale, governativa), significa affermare che i ruoli che sono stati individuati nell’apparato organizzativo sono meramente formali e privi di qualsivoglia funzione di effettiva tutela collettiva... affermare che gli esponenti delle istituzioni non siano responsabili per le conseguenze che derivino da calamità naturali laddove, pur in presenza di elementi di allarme, non abbiano fatto nulla per comprendere la portata del rischio ed evitare l'evento pericoloso e dannoso, significa consegnare all’impunità l’intera classe dirigente, anche di fronte a palesi e gravi violazioni dei doveri di diligenza sulla stessa incombenti e, di contro, condannare la collettività alla più totale incertezza nel suo agire quotidiano».
regione e carta valanghe Parole pesanti contro una sentenza mai digerita che ruotava attorno alla imprevedibilità dell'evento e si basava in particolare sulle conclusioni tecniche dei quattro periti del giudice, del Politecnico di Milano. E la procura elenca le carenze motivazionali della sentenza, partendo dalla mancata realizzazione della carta di localizzazione del pericolo valanghe in capo ai dirigenti apicali della Regione, titolari di posizioni di garanzia e muniti dei necessari «poteri impeditivi dell'evento» con riguardo alla realizzazione di tale strumento di pianificazione territoriale costituente il presupposto necessario per l’adozione delle misure di salvaguardia certamente impeditive dei tragici eventi connessi al crollo dell'hotel». E anche sulla prevedibilità della valanga la procura cita alcuni passaggi della relazione tecnica che non escludevano il pericolo valanghe anche nella zona di Rigopiano. «È evidente che competenza e responsabilità per la realizzazione della Clpv sono in capo al servizio di protezione civile regionale». E ancora che alla luce del quadro normativo, le specifiche competenze e responsabilità fanno «capo in via diretta e principale ai responsabili tecnici di vertici dell’ente (come riconosciuto dal gip di Pescara nel decreto di archiviazione dei vertici politici)». Insomma, se l’area di Rigopiano fosse stata inserita, come avrebbe dovuto essere, nella Carta valanghe, «sarebbero state approntate le prescritte misure di salvaguardia atte ad impedire il verificarsi di disastri ed eventi dannosi per la pubblica e privata incolumità». E quindi, nel ribadire la sussistenza del nesso causale, la procura sostiene che «un comportamento alternativo corretto avrebbe evitato l’evento e che non sono ravvisabili processi causali anomali o eccezionali». I magistrati passano quindi a esaminare le singole posizioni di Pierluigi Caputi, Carlo Visca, Emidio Primavera, Vincenzo Antenucci, Carlo Giovani e Sabatino Belmaggio, sottolineando le rispettive responsabilità.
COMUNE E OMISSIONI Per il Comune di Farindola la procura elenca una per una le responsabilità in capo al tecnico Enrico Colangeli, agli ex sindaci Antonio De Vico, Massimiliano Giancaterino e infine all’attuale sindaco Ilario Lacchetta (condannato a 2 anni e 8 mesi per non aver disposto l'evacuazione dell'hotel). E i pm richiamano anche l'isolamento del 2015 della struttura alberghiera per ribadire come Lacchetta fosse al corrente della situazione isolamento: «Ma nonostante ciò egli ha omesso di aggiornare il piano di emergenza comunale». La procura mette in evidenza tutte le presunte omissioni del sindaco e le mancate segnalazioni sull’isolamento dell'hotel: «La mancata pulizia della strada dalla neve presentava evidenti rischi di isolamento per la struttura, rischi che però il sindaco ha sempre valutato nell’ottica dell'imprenditore, ovvero come perdita di clienti impossibilitati a raggiungere la struttura, e non, come dovrebbe fare un amministratore di ente locale istituzionalmente deputato alle attività di previsione e prevenzione dei rischi, in termini di pericolo per l’incolumità collettiva ed individuale». La mancata convocazione della commissione locale valanghe diventa per la procura un punto fermo contro Lacchetta e Colangeli, così come la mancata pulizia dell’unica strada di accesso all'hotel la notte prima della tragedia. «Nel momento in cui il pomeriggio del 17 gennaio 2017 la Provincia, dando seguito alle richieste del sindaco e della proprietà dell'hotel, si attivava per liberare la provinciale 8 per consentire l'afflusso dei clienti, la stessa aveva già effettuato la valutazione costi-benefici circa la necessità di controllare costantemente la transitabilità sulla strada e, pertanto, avrebbe dovuto coerentemente proseguire nelle attività di monitoraggio della strada secondo una delle strategie indicate dai periti».
CONDANNA PER TUTTI E la procura presenta alla Corte d'Appello le sue richieste: condanna per tutti gli imputati assolti alla pena che la Corte «riterrà di giustizia». Condanne che riguardano Pierluigi Caputi, Carlo Visca, Emidio Primavera, Vincenzo Antenucci, Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio, Massimiliano Giancaterino, Antonio De Vico, Enrico Colangeli, Luciano Sbaraglia, Ilario Lacchetta (per una serie di condotte non prese in considerazione dal gup); Bruno Di Tommaso e Andrea Marrone, Gran Sasso Resort & spa srl; Antonio Di Marco, Tino Chiappino, Giulio Honorati, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio (anche per loro per alcune condotte per le quali c’è stata l'assoluzione); Francesco Provolo, Leonardo Bianco e Ida De Cesaris, Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo, Daniela Acquaviva.