Rigopiano, il telefono di D’Angelo entra nell’inchiesta sul depistaggio
PESCARA. Il telefono cellulare di Gabriele D'Angelo, il cameriere dell'hotel Rigopiano, una delle 29 vittime della tragedia del resort distrutto da una valanga, sul quale si è accentrata l'attenzione...
PESCARA. Il telefono cellulare di Gabriele D'Angelo, il cameriere dell'hotel Rigopiano, una delle 29 vittime della tragedia del resort distrutto da una valanga, sul quale si è accentrata l'attenzione degli inquirenti in queste ultime settimane, diventa corpo di reato e come tale deve essere acquisito dalla Procura. Ed è per questo motivo che i magistrati, attraverso i carabinieri forestali che seguono da sempre le indagini, lo dovranno sequestrare a chi lo detiene oggi, e cioè al legale della famiglia D'Angelo, al quale lo consegnò il fratello gemello Francesco, che ne è tornato in possesso dopo la consulenza tecnica effettuata dal perito Ortolano. Un passaggio tecnico indispensabile per salvaguardare appunto una prova che dovrà essere esibita in un eventuale processo. Il sequestro non si inserisce però nel procedimento madre sulla disgrazia di Rigopiano con i 29 morti e i 25 indagati, ma nel procedimento parallelo che riguarda il presunto depistaggio e la frode processuale contestati a 7 persone con in testa l'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo. Il perché è chiaro visto che i sette, già interrogati in procura (o almeno convocati visto che Provolo e la dirigente Ida De Cesaris non si sono presentati e la funzionaria Giulia Pontrandolfo si è avvalsa della facoltà di non rispondere), sono accusati di aver nascosto le telefonate che giunsero alla sala operativa della Prefettura il 18 gennaio 2017, giorno della tragedia. E fra queste ci sarebbe anche quella fatta dal cameriere D'Angelo alle 11,38 e quella fatta da un volontario della Croce Rossa, Matteo Di Domenico, alle 14,48. In quelle telefonate si sollecitava l'urgente intervento della Prefettura per far sgombrare l'hotel sia per le condizioni climatiche e la copiosa nevicata che aveva bloccato l'unica strada di accesso alla struttura, sia per le scosse di terremoto. Di quelle telefonate se ne è persa traccia fino a quando il consulente tecnico della famiglia D'Angelo non le ha tirate fuori pochi giorni fa.
Un vero pasticcio, quello che riguarda la vicenda Prefettura se le accuse dovessero trovare conferme. Superficialità, mancanza di comunicazione, sciatteria da parte di chi avrebbe dovuto far funzionare quella sala operativa, centro nevralgico in caso di emergenza. E peraltro, mettendo a confronto quello che gli indagati di oggi hanno detto al pm nell'interrogatorio del 17 gennaio scorso, rispetto a quello che dissero, in qualità di testimoni, agli uomini della questura nel gennaio del 2017, ci si rende conto che la trasparenza è pari a zero. Circa l'esistenza del brogliaccio dove venivano appuntate le telefonate e le richieste di aiuto, la funzionaria Daniela Acquaviva disse alla mobile (il 24 gennaio 2017): «Ho visto che in sala operativa c'è un brogliaccio sul quale annotare le varie emergenze, ma io ho fatto poche annotazioni perché mi spostavo continuamente dalla stanza di coordinamento. Ricordo che già in data 18 gennaio il brogliaccio era presente nella stanza di coordinamento così come gli altri enti hanno un brogliaccio cartaceo o digitale sul quale annotano le attività di rispettiva competenza». Al pm, invece, il 17 gennaio 2019, l'Acquaviva avrebbe detto che «in sala operativa il giorno 18 gennaio non era presente alcun brogliaccio». La dirigente e coordinatrice della sala operativa, Ida De Cesaris, che davanti al pm non si è presentata, il 25 gennaio 2017 alla polizia disse: «Sì, esiste un brogliaccio sul quale gli operatori annotano le segnalazioni e le attività». Pontrandolfo, che davanti al pm non parla, nella relazione che consegnò alla polizia il 27 gennaio 2017 disse: «L'esponente ricorda che nel corso di dette attività, come richiesto, procedeva ad annotare il numero telefonico dell'utente, la tipologia di emergenza segnalata e la località in cui quest'ultima veniva segnalata: dopo aver ricevuto tali emergenze, la scrivente provvedeva a rappresentarle ai soggetti presenti in sala». Il suo legale, uscendo dall'interrogatorio non reso, lo scorso 17 gennaio, disse che il brogliaccio non esisteva in Prefettura. Il vice coordinatore della sala operativa, Giancarlo Verzella, il 24 gennaio 2017, agli uomini della squadra mobile che gli chiedevano se il 18 gennaio 2017, durante la sua permanenza nella sala operativa erano arrivate telefonate che segnalavano criticità a Rigopiano, rispose così: «Mi sembra di sì». Il 17 gennaio 2019, al pm e ai carabinieri forestali ha affermato che non era a conoscenza di alcuna segnalazione proveniente dall'hotel Rigopiano.

