Rigopiano, la parola alle famiglie: tre giorni per ricostruire la strage

14 Dicembre 2022

Dopo la requisitoria della Procura con le richieste di condanne per 26 imputati, tocca a 120 parti civili Si discute sulla strada invasa dalla neve che isolò il resort di Farindola: sottovalutato il rischio valanga?

PESCARA . Riprende oggi il processo sul disastro di Rigopiano – 30 imputati – dove una valanga, il 18 gennaio del 2017, distrusse l’hotel di Farindola lasciando sotto le macerie 29 vittime. Si torna in aula con un programma di tre giorni consecutivi (e dunque fino a venerdì prossimo), per esaurire gli interventi delle numerose parti civili (120 quelle costituite) che però hanno iniziato a parlare già nel corso della precedente udienza, dopo la corposa requisitoria della pubblica accusa rappresentata dal procuratore Giuseppe Bellelli e dai sostituti Andrea Papalia e Anna Benigni.
Con molta probabilità, le parti civili rimaste potrebbero esaurire il loro intervento nella giornata di oggi, facendo quindi cancellare le due successive udienze. Il gup Gianluca Sarandrea aveva previsto queste tre udienze che iniziano oggi, proprio per dare spazio al corposo parterre di difensori delle famiglie delle vittime, e aveva anche stilato il cronoprogramma per disciplinare l’altra parte più importante del processo con il rito abbreviato che si tiene appunto davanti al gup, e cioè le arringhe dei difensori dei 30 imputati, previste per il 18, 19, 20, 25, 26 e 27 gennaio, aggiungendo altre tre date a febbraio (15, 16 e 17) eventualmente per terminare gli interventi dei difensori e per le scontate repliche. Gli interventi più corposi dei difensori delle parti civili sono stati già fatti, a cominciare da quello dell’avvocato Romolo Reboa, che peraltro ha scatenato diverse reazioni contrarie sia tra l’accusa, sia fra le stesse parti civili (il giudice ha dovuto anche sospendere l’udienza per dieci minuti per far calmare gli animi), dove qualcuna si è anche riservata la possibilità di denunciare il legale romano per le sue argomentazioni che sono state ritenute eccessive e irrispettose nei confronti ad esempio di una delle vittime che era anche il proprietario della struttura. Ma ad aprire gli interventi delle parti civili era stata l’avvocatessa Vania Della Vigna che non aveva risparmiato nessuno, sottolineando la non rilevanza causale della sequenza sismica sulla valanga: uno dei punti centrali del processo e della superperizia disposta dal giudice. «Il punto dirimente», ha detto Della Vigna, «è stato la non valutazione o la sottovalutazione del rischio neve e della concreta possibilità d’isolamento dell’hotel in caso di forti nevicate tanto da parte degli enti preposti quanto dalla direzione dell’hotel». Tratteggiando le responsabilità degli imputati ai vari livelli, il legale teramano, che rappresenta la sorella e la nipote di una delle vittime (Sara Angelozzi), ha detto che questi (compreso il gestore dell’hotel) «avrebbero potuto e dovuto assumere un comportamento “prudente e diligente” e avrebbero dovuto fare il possibile per impedire che queste persone rimanessero intrappolare ad aspettare la morte».
La pubblica accusa aveva concluso la lunga ed articolate requisitoria (il procuratore ha discusso in particolare del depistaggio che pesa in capo ai prefettizi, mentre Papalia si è occupato principalmente della Regione e della Prefettura, mentre la Benigni ha spaziato soprattutto sulle responsabilità di Provincia e Comune di Farindola) con una richiesta di 151 anni complessivi di condanna per 26 dei 30 imputati (25 persone fisiche, più la società Gran Sasso Resort come persona giuridica) e quattro tra assoluzioni e prescrizioni dei reati. Richieste di condanne anche piuttosto pesanti (considerato che per il rito abbreviato è prevista la riduzione di un terzo della pena) come quella per l’ex prefetto Francesco Provolo a 12 anni (cumulando il disastro con il depistaggio) o all’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta ad 11 anni e 4 mesi. La sentenza, se il programma non dovesse far registrare ritardi, è attesa per il 17 febbraio.