Rigopiano, la verità dei 4 periti: l’hotel era in una zona a rischio

3 Agosto 2022

Ecco i passaggi chiave delle 500 pagine stilate dai docenti del Politecnico di Milano sul disastro «Il terremoto? Non si può escludere che abbia inciso sulla valanga. Estesa catena di sottovalutazioni»

PESCARA. «Va ribadito, tuttavia, che non vi è alcuna certezza in merito alla quantificazione del sisma sul processo di innesco della valanga, ma allo stesso tempo non si può escluderne l’effetto». È uno dei passaggi chiave della perizia sulla tragedia di Rigopiano, 29 morti, depositata dai quattro esperti del Politecnico di Milano nominati dal gup Gianluca Sarandrea che dovrà decidere, con il rito abbreviato, le posizioni dei 30 imputati chiamati dentro il processo dalla procura di Pescara. Una perizia che comunque non fornisce punti fermi, che dice e non dice, sui vari aspetti sui quali il giudice aveva chiesto lumi proprio per dirimere le opposte conclusioni delle consulenze dell’accusa (rappresentata dal procuratore Giuseppe Bellelli e dai sostituti Andrea Papalia e Anna Benigni) e del nutrito collegio difensivo.
I SUPERPERITI «Tutte le valutazioni meccaniche, svolte dai consulenti», scrivono Daniele Bocchiola, Claudio e Marco Di Prisco e Giovanni Menduni, «finalizzate a correlare con precisione lo spessore dello strato della coltre all’incipiente collasso con l’istante temporale stimato di innesco della valanga sono, agli occhi degli scriventi, poco convincenti». È una delle tante bacchettate che gli esperti del giudice rifilano ai colleghi che stilarono le diverse consulenze. Una perizia che comunque lascia ampio margine di manovra soprattutto al collegio difensivo.
LA VALANGA «Per quanto attiene all’entità della valanga», aggiungono i periti, «l’accumulo di neve e la presenza in ampie zone di uno strato debole ha certamente determinato l’innesco della valanga. Ciò nonostante, ancora una volta, non è possibile escludere a priori che anche il sisma abbia giocato un ruolo». Insomma, come dire c’è posto per tutti e per ogni tesi, anche se la prevalenza sembra favorire, pur se in minima parte, le conclusioni dei periti della difesa che legavano la tragedia all’imprevedibilità del terremoto. E la risposta al quesito sulla prevedibilità dell’evento è questa: «Attualmente la previsione atta a indicare se, dove, come e quando avrà luogo una valanga, non è un obiettivo perseguibile. Al contrario, obiettivo perseguibile è quello di individuare le zone ove esiste il pericolo e definire gli elementi a rischio (persone, strutture o infrastrutture potenzialmente coinvolte dall’evento valanghivo). Questa è la finalità degli approcci scientifici e normativi vigenti all’epoca dei fatti e tutt’ora utilizzati. In particolare, gli strumenti disponibili a tal fine sono la Carta di localizzazione delle valanghe e il Piano zone esposte a valanghe».
IL RUOLO DEGLI ENTI Poi arrivano bacchettate anche per gli enti preposti alle varie incombenze istituzionali. I periti distinguono la prevedibilità in astratto da quella in concreto. La prima: «Al momento dei fatti la Carta non era stata redatta e, conseguentemente, non era stato redatto un Piano per Rigopiano. Se la Clpv fosse stata disponibile precedentemente al 18 gennaio 2017 e se fosse stato redatto il Pzev, si sarebbe individuata un’area di espandimento comprendete l’hotel Rigopiano». La seconda legata alla mancanza dei due studi: «Ne consegue che, in concreto, l’evento del 18 gennaio 2017 non era prevedibile in quanto, sebbene la posizione dell’hotel, la morfologia del canalone, le intense precipitazioni e le scosse sismiche avrebbero potuto allarmare le autorità e i gestori dell’hotel, non erano disponibili, al momento degli accadimenti in oggetto, strumenti idonei a prevedere l’evento». Come si vede sono tutte considerazioni che lasciano ampio margine di manovra sia all’accusa che alla difesa.
IL POSTO A RISCHIO Molto tecniche le risposte al quesito sul sistema di previsione, prevenzione e gestione. I periti parlano della Protezione civile, definiscono le attività dei soggetti e dei ruoli, il ruolo legislativo della Regione, il ruolo del Prefetto, della Provincia, delle varie commissioni, del sindaco di Farindola e via discorrendo. I periti quantificano poi il tempo necessario, dai 4 ai 6 anni, per la stesura di una Carta valanghe e dei Piani zone esposti a valanghe. Per poi arrivare alle conclusioni del quesito numero 8 relativo alla posizione dell’hotel: se era cioè da ricomprendere nell’area di rischio. «L’analisi condotta ha mostrato chiaramente come l’area del canalone di Rigopiano fosse da ritenersi almeno suscettibile di valanghe, per clima, topografia, morfologia, per le evidenze di dinamiche di scorrimento superficiale di neve e materiale rimosso, affatto tipiche di contesti valanghivi. La Carta valanghe, redatta a posteriori rispetto alla valanga, mostra chiaramente che il canalone di Rigopiano era da considerarsi sito valanghivo, indipendentemente dall’evento del 18 gennaio 2017. E, in forza di legge (L.R. 47/92), tale area doveva essere soggetta alla mappatura del rischio. Un Piano per l’area di Rigopiano ad oggi non è stato ancora redatto. Tuttavia, gli scriventi hanno analizzato i risultati delle analisi numeriche di espandimento per associare l’altezza al distacco alla pressione potenzialmente esercitata dalla massa in movimento sull’hotel... che era da considerarsi elemento a rischio, cioè costruito in una zona potenzialmente esposta a impatti caratterizzati da pressioni elevate in corrispondenza di eventi con periodi di ritorno dell’ordine di 30 anni circa».
L’EMERGENZA Circa il quesito sul rispetto della norma riguardo l’operatività del sistema di previsione e prevenzione dei rischi e gestione dell’emergenza, i periti affermano: «Considerando il punto di vista della pianificazione, è connessa con una estesa catena di sottovalutazioni, disattenzioni ed errori estremamente complessa e articolata. In tal senso, a parere degli scriventi, non sussiste un singolo elemento causale primario della tragedia che è poi disgraziatamente accaduta, quanto una lunga serie di fatti combinati fra loro». Poi l’ultimo quesito sull’utilizzo dei mezzi sgombraneve che tocca nel vivo la sofferenza dei familiari in relazione al fatto che i propri cari non poterono lasciare l’hotel quella mattina per il blocco della strada: hotel che secondo i periti andava comunque evacuato. «Considerando», affermano i periti, «lo stato dei luoghi riferito alla topografia della strada che porta dal bivio Mirri all’hotel Rigopiano e la velocità di accumulo di neve al suolo, gli scriventi hanno concluso, sulla base di valutazioni qualitative, che sarebbe stato possibile mantenere sgombro il tratto di strada e quindi accessibile l’hotel stesso, prefigurando differenti scenari di utilizzo dei mezzi». Ora, dopo gli approfondimenti di tutti i periti di accusa, difesa e parti civili, si andrà alla discussione sulla perizia il 26, 27 e 28 ottobre prossimi.