Rigopiano, le famiglie la spuntano: si passa al sequestro degli stipendi

31 Ottobre 2020

Il provvedimento del giudice riguarda il “quinto” dell’ex prefetto Provolo e di due dirigenti regionali  Restano fuori le intercettazioni dell’Aquila, niente incidente probatorio per il comandante Angelozzi

PESCARA. Non ci sarà nessun incidente probatorio per ascoltare il tenente colonnello dei carabinieri forestali Annamaria Angelozzi, e le intercettazioni telefoniche che provenivano dalla procura dell'Aquila non entreranno nel fascicolo perché ritenute inammissibili.
STIPENDI SEQUESTRATI. Delle tre richieste avanzate dalle parti al gup Gianluca Sarandrea nell'udienza di ieri per il disastro dell'hotel Rigopiano dove persero la vita 29 persone per una valanga che spazzò via la struttura, il giudice ne ha accolta soltanto una: il sequestro conservativo del quinto dello stipendio dell'ex prefetto Francesco Provolo e di altri due dirigenti regionali, Carlo Visca e Sabatino Belmaggio.
Sequestro chiesto dall'avvocato Romolo Reboa che assiste sei parti civili in questo procedimento, e che già in precedenza aveva ottenuto il sequestro conservativo di una serie di immobili intestati a 15 dei 30 imputati, esclusi però i tre citati che, in quanto usufruttuari dei propri beni immobili, erano stati esclusi dal primo sequestro.
INCIDENTE PROBATORIO. Come previsto, l'udienza di ieri è stata piuttosto animata, processualmente parlando, con una ricca discussione sui tre punti di cui detto. La sorpresa, anche se era ampiamente prevedibile da come stanno evolvendo le cose fra le parti in causa, è arrivata in apertura d'udienza con lo stesso avvocato Reboa che ha duplicato la richiesta della difesa del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, riguardo l'incidente probatorio di Angelozzi. «Se in questa fase», aveva dichiarato Reboa riguardo all'insolito cammino comune che la difesa di uno dei principali imputati e il rappresentante di alcune delle parti civili stanno facendo, «c'è una coincidenza di iniziative non mi scandalizza». Ma quello che si è delineato ieri in udienza è forse qualcosa di più: una sorta di spaccatura fra le parti civili. A Reboa, infatti, si sono affiancati il Comune di Farindola (con l'avvocato Trapella) e le parti civili della famiglia Del Rosso (assistite dall’avvocatessa Patrizia D'Agostino), che sono andati in sostanza contro la procura, con la quale dovrebbero andare a braccetto, e in favore della difesa Lacchetta. Ma sull'incidente probatorio il giudice è stato categorico sulla possibile estensione di tale richiesta anche dopo la chiusura dell'indagine preliminare. «Occorre che l'istanza», ha scritto nell'ordinanza di rigetto, «evidenzi gli aspetti relativi alla non rinviabilità della prova, alla sua rilevanza, ed alla sua pertinenza, elementi questi non dedotti né evidenziati dai difensori».
Non solo, ma il gup precisa anche che «la ratio dell'estensione va ricercata nella necessità di garantire alle parti l’effettività del diritto alla prova nei casi in cui vi sia un rischio di irrimediabile perdita della stessa, che ne imponga l’assunzione anticipata. Laddove si consentisse l'assunzione di prove non esposte a rischio di irrimediabile dispersione dopo la scadenza del termine delle indagini preliminari, si determinerebbe una profonda alterazione dei rapporti tra questa fase ed il giudizio, nonché una irragionevole dilatazione della durata delle indagini e quindi dei tempi del procedimento». Questione sollevata anche dal pm Anna Benigni nel suo intervento con il quale aveva bollato inammissibile la richiesta dei difensori di Lacchetta. Insomma, riguardo all'Angelozzi, secondo il giudice non ci sono i presupposti per sottoporla ad un incidente probatorio.
LE INTERCETTAZIONI. Altra eccezione sollevata da una parte del collegio difensivo e illustrata dall’avvocato Marco Spagnuolo, è stata quella sulla inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche provenienti dalla procura dell’Aquila che nel 2017, proprio a ridosso dei fatti di Rigopiano, stava indagando su un altro procedimento. Argomento, questo, che ha visto la difesa di Lacchetta su un fronte opposto: favorevole cioè alla posizione della procura che aveva chiesto di far entrare quelle intercettazioni nel processo.«Non sussistendo», ha poi deciso il gup, «tra il contenuto della originaria notizia di reato per la quale le stesse sono state disposte ed i reati di cui al presente processo, elementi di connessione (L'Aquila lavorava su reati dolosi mentre Pescara su quelli di natura colposa e per di più su procedimento che non avevano nessuna connessione ndr) ne deriva che nel caso di specie tali intercettazioni non possono essere utilizzate», dando dunque ragione all'avvocato Spagnuolo. Nulla de eccepire, invece, sulla trascrizione delle telefonate relative al filone del depistaggio, per intenderci, attivate dalla stessa procura pescarese. «La connessione tra i procedimenti», scrive Sarandrea, «è stata già riconosciuta da questo giudice nel provvedimento di riunione», del fascicolo sul disastro con quello appunto del depistaggio.
PROSSIMA UDIENZA. Per la prossima udienza non verrà rispettato il calendario stabilito finora: non più una volta ogni 15 giorni, ma si tornerà in aula l'11 dicembre. Il giudice lo ha stabilito per motivi legati al dilagare dei contagi da Covid-19 e dopo aver registrato anche la riflessione dell’avvocato Carli che lamentava una sorta di assembramento in aula nonostante le misure di sicurezza adottate. Nel corso della prossima udienza, verrà assegnato l'incarico al perito per la trascrizione delle intercettazioni autorizzate e poi il giudice ha chiesto ai difensori degli imputati di iniziare a proporre eventuali riti alternativi.