Ristorante trasformato in albergo: due condanne per l’autorizzazione

25 Maggio 2022

Ristrutturazione sospetta di un immobile in viale Alcione, assolti direttore dei lavori e costruttori Inflitte pene per un totale di 30 mesi al dirigente e a un funzionario del settore Edilizia del Comune

FRANCAVILLA. Si è chiuso con due condanne e tre assoluzioni il processo a carico di cinque personaggi in relazione a una dubbia e sospetta ristrutturazione di un immobile di viale Alcione che doveva diventare un ristorante di un piano e che invece si era trasformato in una palazzina di oltre 15 metri di altezza. Un anno e due mesi di reclusione sono stati inflitti a Graziano Cialfi (accusato di abuso d'ufficio), direttore del settore Edilizia del Comune di Francavilla, e un anno e quattro mesi a Giuseppe Paolini, istruttore tecnico dello Sportello unico edilizia dello stesso ente, che rispondeva anche del reato di falso. Assolti perché il fatto non costituisce reato, dal concorso in abuso d'ufficio, Ruggero Masciangelo, amministratore unico della omonima società committente i lavori; Marcello Borrone, direttore dei lavori; Raffaele Di Giovanni, amministratore unico della Saitem, l'impresa esecutrice dei lavori.
Ai due condannati sono stati concessi, dai giudici del collegio di Chieti, i benefici della sospensione della pena, ma dovranno comunque risarcire, in sede civile, le parti civili costituite che sono ben 14 (era stato chiesto un risarcimento danni di 300mila euro) e che rappresentano i vicini di casa di quell'immobile che inaspettatamente, rispetto a quanto si sapeva, divenne un vero e proprio palazzo che coprì praticamente la vista mare ai vicini.
Per quanto riguarda invece la contravvenzione che la procura aveva mosso nei confronti di tutti e cinque gli imputati, è intervenuta la prescrizione del reato. Tutto nacque nel mese di giugno 2016 con l'autorizzazione che il Comune concesse per la «ristrutturazione di un fabbricato residenziale con ampliamento e cambio di destinazione d'uso ad attività ristorativa», ma qualche mese più tardi, a settembre, arrivò una variante che fece diventare quella autorizzazione iniziale anche turistico ricettiva: insomma, una sorta di albergo di 15 metri di altezza. Un cambiamento radicale per quell'immobile da ristrutturare che lasciò senza parole i confinanti che iniziarono a sollecitare il Comune di Francavilla, che però sembra non dispose mai dei controlli e nessun sopralluogo da parte dei vigili urbani.
Poi, scattata la denuncia, si mise in moto la procura che pose l'immobile sotto sequestro e andò ad indagare sul perché quei due dipendenti comunali, che peraltro ricoprivano un ruolo di primo piano nello specifico settore dell'edilizia, si stavano comportando in quel modo per avvantaggiare in maniera plateale il titolare di quella concessione. Entrambi i permessi a costruire, secondo l'accusa, «si ponevano in aperta violazione delle distanze minime previste dalla norma», non solo, ma il permesso di variante in corso d'opera «assentiva in realtà la realizzazione di un'opera del tutto diversa da quella autorizzata con il pregresso permesso a costruire in quanto le altezze erano portate da 5 a 14,5 metri e la volumetria aumentata a 1.800 metri cubi». I giudici hanno anche disposto in sentenza la «confisca dell'immobile di viale Alcione in giudiziale sequestro».