Ritardi anche di mezzora Quando l’attesa del bus si trasforma in un incubo

«Pensiline strette in via Marconi, quando c’è il sole non si può stare» Proteste sul lungomare Matteotti, via del Circuito e zona Massimo
PESCARA. Mezz’ora. È il tempo di attesa massimo, tra l'arrivo di un bus e l’altro, alle fermate dotate di pensiline troppo strette, che non sempre riescono a proteggere l’utenza dal sole cocente di questi giorni. Le attese più o meno lunghe si registrano in tutta la città. Ma la situazione più critica è sul rinnovato e contestato viale Marconi. All’altezza del civico 121, i cittadini aspettano il bus sul marciapiede, all’ombra di un albero o sotto il tendone di un bar. La fermata delle linee 3 e 21 è più in là, in mezzo alla strada, su una lingua di spartitraffico che divide il passaggio delle auto da quello dei mezzi pubblici, e che si riempie solo quando gli utenti scorgono il bus in lontananza. Per il resto del tempo la pensilina rimane vuota.
Rosanna Cardano, pescarese, è ferma sotto una pianta e aspetta il 3 che la porta in centro. «Sotto la pensilina non si può stare perché ci batte il sole», dice, «per cui mi sono fermata sotto l’albero per avere un po’ di refrigerio. Inoltre, la fermata ha spazi ridotti e l’attraversamento è rischioso». Avvistato il bus che arriva da via Tirino, altre persone abbandonano rapidamente gli ombreggi improvvisati sul marciapiede e sciamano verso la fermata. Carmen, di San Giovanni Rotondo, riesce a prendere il mezzo a volo: «Ho aspettato solo 5 minuti». Salta su, l’autista chiude le porte e il bus riparte. Un attimo dopo stoppa per far salire una ritardataria.
«La gente si abbronza a questa fermata», scherza Lucio Marinelli, titolare del bar tabacchi Stube ed esponente del comitato “Salviamo viale Marconi”, «in tanti si riparano dal sole sotto il nostro tendone mentre aspettano l'autobus. Noi commercianti abbiamo perso il 30 per cento dei clienti occasionali con questa doppia viabilità riservata ai bus, deviati su via Conte di Ruvo quando ci sono concerti o partite allo stadio. In quelle circostanze abbiamo due corsie dei bus deserte su una strada che è diventata una tangenziale. Le attese lunghe? Chi prende il bus è votato al sacrificio, sa che deve aspettare».
«Bastava una corsia, quegli spartitraffici sono pericolosi se un bimbo sfugge al controllo», annota l’automobilista Maurizio Reggio. Al terminal bus della stazione centrale, Loreta Bevilacqua, cuoca 86enne di Pescara, cerca refrigerio dall’afa sotto una delle pensiline delle linee 5, 9 e 12. «Devo andare in zona ospedale, sto aspettando da 20 minuti», riferisce, «ma questo è niente. Peggio è stato giorni fa, quando alla fermata del Massimo ho aspettato un'ora e mezza. Stavo impazzendo, poi qualcuno mi ha detto che la fermata era soppressa per i cantieri. Ma non ho visto nessun cartello, li hanno messi poi».
Federico e Michela, diretti a Cappelle e Collecorvino, si rinfrescano davanti alla stazione «perché alla nostra fermata c’è solo il palo dell'insegna e fa troppo caldo». In via Fonte Romana, di fronte all'ospedale, le fermate sono deserte in alcuni momenti del giorno. In via del Circuito civico 124, al bus stop delle linee 4 e 5, c'era Svetlana, ucraina residente a Pescara da 16 anni, in «attesa da 20-25 minuti». È diretta a Colle Innamorati, «dove le pensiline non ci sono neppure, qui almeno solo larghe e fanno ombra». Dieci minuti dopo il bus si materializza, proveniente dalla stazione. Sul lungomare Matteotti, zona Madonnina, alle 13.46 c’è Ilaria Miele, in vacanza a Pescara, che aspetta il 15 da una decina di minuti. Ha la valigia e deve andare in stazione a prendere un autobus che la riporta a casa, in provincia di Avellino. Il bus della linea 15 arriva alle 14.15. «In fondo ho aspettato solo mezz’ora, niente se penso che mi aspettano sei ore di viaggio», scherza.

