Rivela le telefonate intercettate, finanziere finisce sotto accusa

Ascolta una conversazione e chiama un amico medico per avvertirlo: «Non parlare con questa gente» La procura chiede il rinvio a giudizio per rivelazione di segreti d’ufficio, attesa per la decisione del gup
PESCARA. La procura di Pescara apre e chiude un’inchiesta su un esponente della polizia giudiziaria della guardia di finanza che lavorava alla complessa e intricata inchiesta sulle attività dell’imprenditore della sanità, Vincenzo Marinelli, tutt’ora in corso. Il sottufficiale delle fiamme gialle è indagato per rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio in quanto avrebbe contribuito a svelare l’attività di intercettazioni telefoniche che erano in corso a carico di uno degli oltre 30 indagati di quel procedimento penale. Il procuratore facente funzioni, Anna Rita Mantini, che dispose l’immediata apertura di un fascicolo, affidò il caso nelle mani dei sostituti Anna Benigni e Luca Sciarretta, con la supervisione dello stesso procuratore Mantini. In pochi mesi di indagini, la procura è arrivata prima alla chiusura delle indagini e, subito dopo, alla richiesta di rinvio a giudizio che si trova ora al gup Giovanni de Rensis.
Una indagine velocissima per dimostrare che, per la procura, tutti gli indagati sono uguali, anche se appartengono alle forze dell’ordine. Nel capo di imputazione, in maniera succinta, è spiegato praticamente tutto. Il presunto investigatore infedele – che in un primo momento voleva sottoporsi all’interrogatorio, ma poi alla fine ci ha rinunciato – è accusato di aver rivelato notizie coperte dal segreto istruttorio. In quel momento l’indagato era in servizio alla sala intercettazioni e, il primo giugno del 2021, secondo la procura, commise il reato. «Dopo aver ascoltato alle ore 11.53 la conversazione telefonica tra uno degli indagati e un medico amico del finanziere, intercorsa tra le ore 9.06 e le 9.09 della medesima giornata e avente la seguente sintesi: “L’indagato chiama il medico e gli chiede di inviargli il suo curriculum per aprirgli una storia lavorativa con l’Albania”; a partire dalle 12.09 l’indagato inviava più messaggi WhatsApp al medico, con il quale aveva rapporti di frequentazione e amicalità, aventi il seguente contenuto: “Ma Dio santo, più ti dico che non ti devi immischiare con sta gente e tu gli fornisci pure il curriculum per l’Albania. Lasciamo stare... ti sei fatto sentire tutto interessato, bastava dire che non ci volevi collaborare con gli albanesi per pregresse esperienze negative... e che c. vuoi avere pure ragione adesso”, così facendo chiaramente comprendere l’esistenza delle attività di indagine e di intercettazione in corso al medico, il quale, a sua volta, disvelava le notizie così acquisite ad altri ed infine all’indagato, la cui utenza telefonica in quel procedimento era oggetto di intercettazione diretta».
Il medico (non indagato) fu ascoltato dai magistrati e disse tutto, ignaro di quello che aveva provocato, e fece anche vedere ai magistrati i messaggi con il finanziere e l’indagato. (cr.pe.)

