Rudere sulla riviera Il proprietario chiede 6,5 milioni al Comune

Tintorelli si rivolge al tribunale per il risarcimento dei danni «Mi hanno bloccato il cantiere per 13 anni: ora pagheranno»
PESCARA. La battaglia per il rudere di sette piani che si trova sulla riviera nord non è ancora terminata. Il costruttore Enzo Tintorelli, titolare dell’impresa immobiliare Michelangelo che ha realizzato lo scheletro del palazzo di sette piani, ha presentato ricorso in appello per richiedere 6,5 milioni di euro di danni al Comune. Il Tar non ha accolto la richiesta, ora sarà il Consiglio di Stato a pronunciarsi. Si attende la sentenza per la fine dell’anno. Nel frattempo, i lavori potrebbero ripartire. Tintorelli è in attesa che gli uffici dell’ente rilascino i permessi per il nuovo progetto che prevede un ampliamento dell’edificio con due corpi di fabbrica, grazie alle norme del Decreto sviluppo. La questione è stata affrontata ieri mattina dalla commissione Gestione del territorio. Presente anche l’assessore all’urbanistica Loredana Scotolati. È questo l’ennesimo capitolo di una vicenda che va avanti dagli anni Novanta, da quando cioè il costruttore ha ottenuto dal Comune i permessi per costruire. Permessi poi annullati con i ricorsi presentati dai residenti. La costruzione, che si trova a pochi passi dalla rotonda Paolucci, è partita alla fine degli anni Novanta. I cittadini residenti negli edifici confinanti hanno cominciato a presentare, dopo l’avvio dei lavori, dei ricorsi al Tar. Il tribunale amministrativo ha annullato tre concessioni edilizie rilasciate dal Comune, ossia quelli rilasciati nel 1999, nel 2001 e 2002, asserendo di aver riscontrato presunte irregolarità.
È partita, quindi, una lunga serie di battaglie legali. Una sentenza del Consiglio di Stato del gennaio 2006 ha addirittura imposto al Comune di provvedere all’abbattimento dello scheletro dell’edificio. Nel 2013, è arrivata la stangata per il Comune. Il Tar ha accolto il ricorso di alcuni cittadini e ha condannato il Comune a pagare ai ricorrenti un’indennità annuale a titolo di risarcimento per il danno al paesaggio subito dai residenti a seguito del mancato avvio della demolizione del rudere. Così, l’ente è costretto a pagare ogni anno 11mila euro ai residenti. Il contenzioso legale è poi andato avanti con risultati altalenanti.
L’ultima sentenza è quella del Tar e risale al 2015. In pratica, i giudici hanno stabilito che è decaduto il presupposto della demolizione con la presentazione, da parte del proprietario, di un nuovo progetto. Progetto che prevede una modifica dell’edificio. Il disegno indica un fabbricato ampliato nella parte posteriore, grazie alle norme del Decreto sviluppo che consentono di aumentare la cubatura dell’immobile. «Per venire incontro ai residenti», ha spiegato Tintorelli, «ho deciso di ridurre di un piano il fabbricato con l’eliminazione del sottotetto». Resta tuttavia un problema da risolvere. In base all’interpretazione dell’ultima sentenza, il Comune sostiene che l’edificio debba essere prima abbattuto e poi ricostruito. Ma il proprietario non è d’accordo e ora attende il rilascio dei permessi per verificare l e condizioni fissate dall’ente e decidere eventualmente se presentare un nuovo ricorso.
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