Sì al piano anti corruzione ma non vale per i politici

6 Febbraio 2015

Spoltore, la giunta approva le regole per evitare tangenti e appalti pilotati ma i controlli riguardano solo i dipendenti. Chi denuncia illeciti resterà segreto

SPOLTORE. Un piano contro le tangenti in Comune, contro le gare d’appalto pilotate per favorire gli imprenditori amici, contro le assunzioni clientelari dei raccomandati, l’affidamento di incarichi discrezionali, i contributi ad personam. È lungo 54 pagine il piano del Comune di Spoltore per «ridurre le opportunità che si manifestino casi di corruzione; aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione; creare un contesto sfavorevole alla corruzione». Un elenco di regole valido per «tutti» i dipendenti del Comune. Gli unici che non sono compresi sono i politici: in base al documento, sindaco, assessori e consiglieri sembrano immuni da presunti reati di corruzione. Anzi, i politici non devono rendere conto del proprio operato: hanno il compito superiore di «gestire» e «programmare» gli interventi «per ridurre il rischio di corruzione» e «diffondere la cultura della legalità e dell’integrità nel Comune». Quelli che devono rispettare il piano sono gli altri, i dipendenti. Accade proprio a Spoltore, la città che nel 2011 è stata travolta da un’indagine su presunti casi di corruzione negli appalti, dai lavori pubblici all’urbanistica: in quel caso, però, non sono stati i dipendenti a finire sotto accusa ma i politici con l’allora sindaco Franco Ranghelli e l’ex presidente del consiglio regionale Marino Roselli costretti a subire l’onta degli arresti domiciliari. Ora, quelle ipotesi di reato, a distanza di quasi 4 anni, sono al centro di un processo con 10 imputati tra politici e imprenditori: l’11 febbraio ci sarà la seconda udienza dedicata ai testimoni dell’accusa. In quell’indagine, i dipendenti del Comune ne sono usciti senza macchia: chiamati come testimoni dalla forestale, hanno risposto alle domande.

Una delibera della giunta del sindaco Luciano Di Lorito spiega che il piano anti corruzione è un atto dovuto, approvato a causa della normativa nazionale. A stilare il piano è stata Francesca De Camillis, segretario generale del Comune che ha messo nero su bianco i settori a rischio, le incompatibilità e gli obblighi del Comune. I settori più esposti alla corruzione sono quelli in cui circolano soldi e scelte discrezionali: lavori pubblici e urbanistica e poi assunzioni, rilascio di autorizzazioni, affidamenti di incarichi in via diretta.

Il piano indica la corruzione non solo come reato ma come «abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato, al fine di ottenere/procurare vantaggi privati» e mette i limiti a chi ha riportato condanne senza possibilità di scelta alla politica: «Non è possibile prevedere se e quando un dipendente commetterà un illecito. Ma, certamente, un soggetto che è già stato condannato in precedenza per reati contro la pubblica amministrazione è più a rischio». Così, i condannati, anche solo in primo grado, non possono fare i dirigenti.

Il piano introduce anche la tutela dei dipendenti che segnalano illeciti: «La procedura di tutela non ha lo scopo di incentivare le segnalazioni anonime, né di far venir meno l’obbligo di segnalare i casi di corruzione all’autorità giudiziaria. La procedura ha, piuttosto, lo scopo di incentivare segnalazioni circostanziate e verificabili relative a comportamenti che non hanno ancora una rilevanza penale, ma che denotano un uso distorto del potere pubblico, per favorire interessi privati». L’identità del segnalante è coperta da segreto e «non deve essere rivelata senza il suo consenso».

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