Sangue animale sparso nei terreni Sigilli al depuratore del mattatoio

Il responsabile della ditta che gestisce l’impianto comunale indagato per abbandono di liquami A segnalare la fuoriuscita continua di liquido rosso sono stati Attiva e l’imprenditore Di Properzio
PESCARA. Finisce nuovamente sotto sequestro l'impianto di depurazione del mattatoio comunale e il suo gestore, Mario D'Alessio, viene indagato per getto pericoloso di cose e per abbandono incontrollato di liquami previsto da uno specifico decreto legislativo. L'impianto era già stato sequestrato a suo tempo nel corso di un altro procedimento, poi mantenuto in funzione a ciclo chiuso soltanto per evitare il blocco dell'attività del mattatoio e affidato alla ditta di D'Alessio, ossia "L'Arte della macellazione". Il gip Elio Bongrazio, che ha disposto il sequestro (affidato agli uomini dei carabinieri forestali che hanno condotto le indagini) ha poi affidato la gestione temporanea alla società Ambiente che ne ha la titolarità e che sarebbe la nuova società nella quale è confluita Attiva spa, proprietaria del mattatoio. La prima denuncia arriva proprio da Attiva che, durante un sopralluogo, verificò questa fuoriuscita di liquami di colore rosso «non solo dalle grate presenti sul suolo all'esterno dello stabile», come scrive il gip nel suo provvedimento, «ma anche all'interno di una vasca adibita a contenimento dei serbatoi di accumulo della sezione biologica per il trattamento di acque reflue per mezzo di un foro posto sul muro di cemento». E quindi, dopo aver riportato le segnalazioni arrivate da Attiva e anche quelle provenienti dalla vicina "Abruzzo Costiero" di Sabatino Di Properzio, che aveva visto invaso anche il suo territorio da quei liquami rossi, afferma che «è di tutta evidenza la manifestazione di ripetuti fenomeni tanto di tracimazione al suolo di acque reflue, quanto di immissione delle stesse nella proprietà confinante».
E anche se l'Arta non ha ancora effettuato le sue analisi, secondo il giudice «il colore rossastro e il contesto territoriale entro cui sono stati rinvenuti i reflui, consentono verosimilmente di dedurne la natura di residui dell'attività di macellazione condotta all'interno del vicino mattatoio, che vengono riversati nella vasca di contenimento del depuratore». Depuratore che, contrariamente a quanto avveniva in precedenza, non veniva più svuotato con cadenza mensile in quanto la società che se ne occupava «aveva delle pendenze di natura economica da parte del cliente». L'indagato D'Alessio, sostiene inoltre il giudice, «secondo quanto riferito da Di Properzio e da Bellomo, in occasione degli eventi del 7 e del 14 marzo del 2019, rassicurava personalmente questi ultimi per le immissioni subìte dalla "Abruzzo Costiero" giustificandole con un momentaneo guasto alla rete fognaria, consapevole, dunque, della situazione di criticità connessa alla depurazione dei reflui prodotti dalla propria attività. Emerge, pertanto, l'inerzia nella gestione dell'impianto di depurazione già sottoposto in parte a sequestro, e la non occasionalità della condotta sopra descritta, il che consente di ritenere la sussistenza dei gravi indizi di reato in capo al legale rappresentante della società attualmente affidataria della gestione del mattatoio comunale di Pescara, nonché di custode e gestore della cosa sequestrata». Nel capo di imputazione, si legge poi testualmente che la ditta di D'Alessio «riversava in maniera incontrollata sul suolo del terreno pubblico su cui ha sede il predetto mattatoio e sul suolo dei terreni limitrofi, le acque reflue (verosimilmente sangue e altri residui derivanti dalla macellazione degli animali) provenienti dal depuratore del mattatoio» e questo dal 27 febbraio del 2019 con permanenza.
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