Sarta porta la tragica valanga sul palcoscenico del Matta

31 Marzo 2018

PESCARA. La tragedia di Rigopiano raccontata a teatro dall’attore Silvio Sarta. «Rigopiano- Non fu possibile fuggire dal paradiso» è il titolo dello spettacolo che il giornalista porta in scena,...

PESCARA. La tragedia di Rigopiano raccontata a teatro dall’attore Silvio Sarta. «Rigopiano- Non fu possibile fuggire dal paradiso» è il titolo dello spettacolo che il giornalista porta in scena, unica data pescarese, giovedì 5 aprile alle ore 21 al teatro Matta di via Gran Sasso. L’ingresso è libero fino al raggiungimento della capienza del locale, 150 persone. La performance sarà replicata da maggio in tutta Italia. La narrazione sarà accompagnata dal sottofondo musicale di una piccola orchestra live, e da effetti di luci e colori. Sul palcoscenico con Sarta, i musicisti (percussionisti e flauti) Marco Felicioni, Michele Nicoli, Pino Petraccia, Elena Cacciagrano (arpa). Voce narrante, Giancarlo Zappacosta. Il testo è stato «scritto, interpretato e sofferto» dallo stesso Sarta il quale, tre settimane prima della valanga, si trovava all’hotel Rigopiano. «In quella occasione», ricorda, «conobbi molte delle persone che perirono, sepolte dalla valanga. Ho impressi nella mente i volti, i dialoghi, le attenzioni che ebbero, i caratteri di ciascuno». Un’esperienza umanamente forte che lo accompagnerà nel corso della rappresentazione teatrale (della durata di un’ora) che non vuole essere «nè un’inchiesta, nè una denuncia». Solo «un punto di vista personale di un dramma vissuto da una delle vittime che aspetta i soccorsi ed è intimamente certa che arriveranno a salvarla».
Lo spettacolo sarà suddiviso in 4 quadri espressivi colorati: il bianco rappresenterà “L’Incanto”, il blu “La fuga negata”, il rosso “Il Potere”, il giallo “Il disincanto”. «Sarà il disincanto, l’unica speranza possibile», commenta Sarta che concluderà la performance con una richiesta di giustizia per i familiari delle vittime. «Nessuno mai si è inginocchiato davanti ai familiari delle vittime che non sono riuscite a sfuggire nè all'inferno nè al paradiso». (c.c.)