Scontri a Torino, parla il poliziotto picchiato: «Salvato dal mio collega, gli devo la vita»

Alessandro Calista, l’agente di Pescara, torna a casa: «Ho già vissuto momenti di tensione, sabato toccato il fondo»
PESCARA. «Devo tutto al mio collega Lorenzo, è stato lui a salvarmi la vita». Così l’agente Alessandro Calista, 29 anni, originario di Catignano, paese in Provincia di Pescara, ma cresciuto nella città adriatica e in forza al reparto Mobile di Padova da cinque anni. Alle spalle un’esperienza nell’Esercito.
Il poliziotto è stato aggredito brutalmente sabato sera, al termine del corteo contro la chiusura del centro sociale Askatasuna, sgomberato il 18 dicembre scorso. È stato accerchiato da un gruppo di almeno sei persone, mentre era già a terra, inerme e circondato da picchiatori incappucciati, senza scrupoli. Una scena immortalata in un video, divenuto subito virale. E domenica il suo presunto aggressore, un ragazzo di 22 anni di Grosseto, è stato arrestato con l’accusa di lesioni personali a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico.
Dopo le dimissioni dall’ospedale Molinette di Torino, dove Alessandro è stato ricoverato sabato sera per via delle lesioni riportate, è tornato a casa. Ad attenderlo c’erano la compagna e il suo bambino. Raggiunto al telefono, dice di sentirsi bene, anche se «un po’ ammaccato».
Una giornata difficile quella di domenica, all’indomani del “linciaggio”, così come lo hanno definito i sindacati di polizia?
«Sinceramente non mi aspettavo tutto questo clamore mediatico. Domenica sono stato sopraffatto dalle chiamate ed è stato praticamente impossibile rispondere a tutti. Non immaginavo interviste o cose del genere, non amo stare al centro dell’attenzione».
E poi c’è stata anche la visita, a questo punto inaspettata, da parte della premier Giorgia Meloni.
«Sì, di sicuro la vicinanza da parte dei rappresentanti del Governo è importante. Ho ringraziato la presidente del Consiglio e ho cercato di ripercorrere quei momenti. Tuttavia, tengo a precisare che io e i miei colleghi abbiamo semplicemente svolto il nostro lavoro. Nulla di più. Siamo stati addestrati per questo. Vede, non è stata di certo la prima volta per me. In altre occasioni ho vissuto momenti di tensione. Sabato è stato toccato il fondo. Su questo non c’è dubbio, ma per chi come me è impiegato nei servizi di ordine pubblico, i pericoli sono dietro l’angolo. Quando andiamo allo stadio, per esempio, pensa che vada tutto liscio?».
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