Scontri a Torino, parla il poliziotto picchiato: «Salvato dal mio collega, gli devo la vita»

3 Febbraio 2026

Alessandro Calista, l’agente di Pescara, torna a casa: «Ho già vissuto momenti di tensione, sabato toccato il fondo»

PESCARA. «Devo tutto al mio collega Lorenzo, è stato lui a salvarmi la vita». Così l’agente Alessandro Calista, 29 anni, originario di Catignano, paese in Provincia di Pescara, ma cresciuto nella città adriatica e in forza al reparto Mobile di Padova da cinque anni. Alle spalle un’esperienza nell’Esercito.

Il poliziotto è stato aggredito brutalmente sabato sera, al termine del corteo contro la chiusura del centro sociale Askatasuna, sgomberato il 18 dicembre scorso. È stato accerchiato da un gruppo di almeno sei persone, mentre era già a terra, inerme e circondato da picchiatori incappucciati, senza scrupoli. Una scena immortalata in un video, divenuto subito virale. E domenica il suo presunto aggressore, un ragazzo di 22 anni di Grosseto, è stato arrestato con l’accusa di lesioni personali a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico.

Dopo le dimissioni dall’ospedale Molinette di Torino, dove Alessandro è stato ricoverato sabato sera per via delle lesioni riportate, è tornato a casa. Ad attenderlo c’erano la compagna e il suo bambino. Raggiunto al telefono, dice di sentirsi bene, anche se «un po’ ammaccato».

Una giornata difficile quella di domenica, all’indomani del “linciaggio”, così come lo hanno definito i sindacati di polizia?

«Sinceramente non mi aspettavo tutto questo clamore mediatico. Domenica sono stato sopraffatto dalle chiamate ed è stato praticamente impossibile rispondere a tutti. Non immaginavo interviste o cose del genere, non amo stare al centro dell’attenzione».

E poi c’è stata anche la visita, a questo punto inaspettata, da parte della premier Giorgia Meloni.

«Sì, di sicuro la vicinanza da parte dei rappresentanti del Governo è importante. Ho ringraziato la presidente del Consiglio e ho cercato di ripercorrere quei momenti. Tuttavia, tengo a precisare che io e i miei colleghi abbiamo semplicemente svolto il nostro lavoro. Nulla di più. Siamo stati addestrati per questo. Vede, non è stata di certo la prima volta per me. In altre occasioni ho vissuto momenti di tensione. Sabato è stato toccato il fondo. Su questo non c’è dubbio, ma per chi come me è impiegato nei servizi di ordine pubblico, i pericoli sono dietro l’angolo. Quando andiamo allo stadio, per esempio, pensa che vada tutto liscio?».

Beh,daquantosi evincedal video, l’aggressione di sabato non è paragonabile. Giorgia Meloni ha parlato di tentato omicidio.

«Sì, è vero, ma situazioni più o meno simili possono capitare. Sabato è stata dura, l’ho già detto. Mi sono trovato da solo tra gli incappucciati, sono finito per terra e ho perso il casco mentre mi prendevano a martellate, a calci e pugni. Ero circondato, non si placavano. Lo avete visto dal video a cui fa riferimento lei ed è esattamente per via di quelle immagini che ora sono sotto i riflettori. Anche altri agenti sono stati colpiti».

E adesso come si sente?

«Sto bene, anche se un po’ ammaccato… non so se rendo l’idea. Devo tutto al mio collega Lorenzo Virgulti. Mi ha salvato la vita. Senza il suo aiuto, le conseguenze sarebbero statemolto più gravi. Gli devo tanto e quando tornerò operativo glirestituirò ilfavore.Anche lui purtroppoè rimastoferito».

Già pensa a quando rientrerà?

«Beh,non tornerò subito. Mi hanno dato 20 giorni di prognosi, ma prima o poi tornerò. Ripeto, la nostra è un’attitudine. Sabato stavo facendo solo il mio dovere e continuerò a farlo. Il servizio d’ordine era quasi terminato. La manifestazione era ormai giunta al termine. Ma poi un gruppo armato e organizzato, perché tale era, ha rotto gli schemi ed è scoppiata la guerriglia. Tra i partecipanti al corteo, oltre ai sostenitori del centro sociale, c’erano i veri antagonisti, pronti ad agire e a fare danni».

A Torino l’hanno mandata solo sabato, proprio per la manifestazione?

«In realtà, da Padova ci mandano spesso a Torino. In questo caso sono andato per due giorni. E poi è accaduto quello che sapete».

Dalla sua terra, l’Abruzzo, in tanti hanno inviato messaggi di solidarietà. Il sindaco di Pescara Carlo Masci ha annunciato l’intenzione di riconoscerle un encomio. Come ci si sente?

«Non lo so. Sono stato travolte dalle attenzioni. Come le dicevo, domenica ho ricevuto tantissime telefonate. Le dimostrazioni di vicinanza e affetto sono certamente importanti, soprattutto se arrivano dal mio territorio. Sono originario di Catignano, sì, ma ho trascorso gran parte della mia vita da ragazzo tra Pescara e Montesilvano. E da alcuni anni sono a Padova. Ora, però, se non le dispiace, vorrei riposare. Ringrazio tutti per l’attenzione che hanno dimostrato di avere nei confronti miei e di tutte le forze di polizia impegnate a Torino, ma ribadisco: sabato, insieme con tanti altri colleghi, stavo svolgendo soltanto il mio dovere».

Adesso è finalmente a casa con suo figlio?

«Sì. Le chiedo scusa, ma ora la devo salutare, preferisco non parlare della mia vita privata».