Senegalesi in fuga dai vigili Inseguimenti sulla riviera

Il lungomare nord presidiato dagli extracomunitari sfrattati dalla stazione «Siamo irregolari, ma da qui non ce ne andremo. E presto saremo in 300»
PESCARA. Mentre il Comune decide dove sistemarli, i senegalesi dell'ex tracciato ferroviario occupano il lungomare con le loro mercanzie. Dalla Nave di Cascella alla Madonnina, ogni stabilimento balneare ha il suo ambulante piazzato davanti. Poca merce sui lenzuolini bianchi stesi sui marciapiedi o sui banchetti di cartone da ripiegare in poche mosse all'arrivo delle pattuglie della polizia municipale. Sono velocissimi a intercettare le divise. In pochi secondi chiudono i cartoni, imbracciano la merce e fuggono verso il mare.
I vigili scendono dalle auto di servizio, prendono la rincorsa per acciuffarli, ma poi fanno dietrofront e vanno via. I fuggitivi tornano indietro e si riprendono le postazioni abbandonate poco prima. Scene da film accadute due mattine fa. Intanto su quella che rischia di diventare un’emergenza sociale senza precedenti, intervengono i direttori di Cna - Confesercenti, Carmine Salce e Gianni Taucci: «Non avendo una loro postazione, era prevedibile che i senegalesi si riversassero altrove».
Scappano mille volte al giorno, per non beccare le multe per occupazione di suolo pubblico e marchi falsificati.
«Stiamo solo cercando di sopravvivere dopo che ci hanno mandati via dalla stazione», è il grido di dolore di Momar Ndiaye, 32 anni, un secondo lavoro di vendite online e la "mappa dei diritti umani" impressa sul cartone, «io ho una laurea in Economia e commercio conseguita all'università di Dakar e collaboro con un’azienda informatica di Amsterdam, in più vendo occhiali contraffatti per vivere. Ogni giorno è una lotta, già far comprare i nostri prodotti è difficile, dobbiamo convivere anche con la paura e lo stress dei controlli delle forze dell'ordine perché non possiamo permetterci di pagare le tasse per stare sui marciapiedi. Nessuno di noi vuole andare contro la legge, perché non siamo in grado di combattere. Sappiamo di essere fuorilegge, ma non ce ne andremo di qui fino a quando non ci daranno un'altra sistemazione».
Il sottopasso ferroviario proposto dal Comune potrebbe essere una soluzione?
«Non va bene perché è troppo stretto per tutti noi», sentenzia Mouhmed, 20 anni di lavoro nell'ex mercatino, genitori, moglie e quattro figli da campare. Per ora sono solo una cinquantina gli ambulanti, in ordine sparso allocati davanti agli stabilimenti, con i lenzuoli semivuoti per agevolare la fuga. «Ma presto arriveranno tutti e 300 a occupare il lungomare», minaccia Sall, 39 anni, piazzato davanti a Trieste, con la preoccupazione del denaro da mandare alla famiglia in Senegal, «perché la nostra cultura è stare tutti insieme, il solo modo per aiutarci tra noi».
Serjne, 46 anni, due moglie e sei figli rimasti a Dakar: «Non potrei mai sfamarli qui, troppo cara la vita. Rimarremo sul lungomare, per ora, ma ci sposteremo anche fuori Pescara e fuori regione». I gestori dei lidi hanno già protestato per l'invasione dei senegalesi nelle loro strutture, indecisi tra la pietas umana e cacciarli per evitare fastidi alla clientela. Modu, 23 anni, location nei pressi dello stabilimento Zara, chiarisce la questione: «La gente è infastidita da noi e i titolari degli stabilimenti ci mandano via, noi chiediamo solo un posto per smerciare in pace».
Abdul, 50 anni e tre figli grandi, non è mai riuscito a entrare nel gruppo degli oltre 300 senegalesi dell'ex tracciato: «Ci ho provato più volte, ma non ho mai trovato posto. Io lavoro da solo, ma se ci cacciano dovunque, come campiamo?». Intanto non si arresta la calata dei senegalesi a Pescara. Malù, 23 anni di Dakar e un altro che si fa chiamare Berlusconi, sono le new entry: «Siamo a Pescara da tre mesi, non parliamo italiano e gli affari male».
Altri formano capannelli tra loro, non vogliono farsi fotografare e per evitare di rilasciare dichiarazioni sostengono di non parlare l'italiano. Salce e Taucci, di Cna - Confesercenti, non contestano la scelta di smantellare il mercatino a ridosso della stazione ferroviaria, ma prima bisognava «attrezzare un'area idonea in cui insediare i lavoratori regolari. Invece, si è creato uno stato di confusione in cui gli interessi dei commercianti regolari sono stati mischiati con quelli degli abusivi».
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