Stipendi, dove si guadagna di più Vince Milano, male le abruzzesi

9 Settembre 2024

La migliore delle nostre province è Chieti (55ª) con una retribuzione lorda media annua di 19.837 euro Seguono L’Aquila (62ª) con 18.790 euro, Pescara (64ª) con 18.656 euro, infine Teramo (75ª) con 17.463

La dicotomia tra Nord e Sud si evidenzia in maniera significativa anche nel campo delle retribuzioni. Così, mentre Milano è la provincia con gli stipendi più alti, la provincia abruzzese più quotata, ma in basso, è Chieti, seguita rispettivamente dall’Aquila e Pescara, praticamente appaiate, e poi da Teramo. Tornando alla città meneghina la retribuzione media lorda annua per il settore privato è di 32.472 euro. Seguono Parma con 26.861 euro, Modena con 26.764 euro. Nella top ten ci sono anche: Bologna con 26.610 euro, Reggio Emilia con 26.100 euro, Lecco con 26.018 euro, Torino con 25.428 euro. E ancora Bergamo con 25.256 euro, Varese e Trieste entrambe con 25.165 euro. La presenza di quasi tutte le province emiliane nella parte alta della classifica è dovuta alla forte concentrazione di settori ad alta produttività e a elevato valore aggiunto, come la produzione di auto di lusso, la meccanica, l’automotive, la meccatronica, il biomedicale e l’agroalimentare. I dati emergono da uno studio della Cgia (Confederazione generale italiana dell'artigianato) di Mestre che elabora dati Inps e Istat. L’alto livello di produttività garantisce alle maestranze di questi territori buste paga più pesanti della media.
IL SUD
Al Sud le retribuzioni più basse. I lavoratori dipendenti più «poveri» invece si trovano al Sud, dove in media le retribuzioni sono più basse del 35% rispetto a quelle del Nord. In fondo alla classifica ci sono le province di Trapani, dove i lavoratori del privato percepiscono una retribuzione media lorda annua pari a 14.365 euro, quella di Cosenza con 14.313 euro e Nuoro con 14.206 euro. All’ultimo posto c’è Vibo Valentia dove in un anno un lavoratore del settore privato in media porta a casa solo 12.923 euro lordi.
l’abruzzo
Nella nostra regione il primato, come detto, tocca a Chieti, che si colloca alla 55esima posizione con una retribuzione media lorda annua pari a 19.837 euro, con una retribuzione media giornaliera di 83,63 euro. Seguono L’Aquila, al 62esimo posto, con 18.790 euro (80,76), e poi Pescara (64°) con 18.656 euro (80,60). Chiude Teramo (75°) con 17.463 euro (77,04).
TERRITORI A confronto
Se gli occupati nelle regioni settentrionali percepiscono una retribuzione media giornaliera lorda di 101 euro, i colleghi meridionali ne guadagnano 75, sottolinea lo studio della Cgia. A livello regionale la retribuzione media annua lorda dei lavoratori dipendenti della Lombardia è pari a 28.354 euro, in Calabria, invece, ammonta a poco più della metà; ovvero 14.960 euro. Ma se nel primo caso la produttività del lavoro è pari a 45,7 euro per ora lavorata, nel secondo è di appena 29,7.
LA LIMITATA EFFICACIA
DEI CONTRATTI COLLETTIVI
Le parti sociali, negli anni, hanno tentato di ridurre queste disparità attraverso l’impiego del contratto collettivo nazionale del lavoro (CCNL).
«L’applicazione, però, ha prodotto solo in parte gli effetti sperati», evidenzia la Cgia di Mestre, «e le disuguaglianze salariali tra le ripartizioni geografiche sono rimaste e in molti casi sono addirittura aumentate, perché nel settore privato le multinazionali, le utilities, le imprese medio-grandi, le società finanziarie/assicurative/bancarie che – tendenzialmente riconoscono ai propri dipendenti stipendi molto più elevati della media – sono ubicate prevalentemente nelle aree metropolitane del Nord». Secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi Cgia su dati Inps, nel 2022 il numero medio delle giornate retribuite al Nord è stato pari a 253, al Sud, invece, a 225. Pertanto, nel settentrione un ipotetico operaio ha lavorato ventotto giorni in più che corrispondono a oltre cinque settimane lavorative “aggiuntive” rispetto a un collega meridionale.
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