Stop al pesce fresco dell’Adriatico Ultimi pranzi serviti a Ferragosto

Giovedì sera uscita in mare finale per le imbarcazioni locali prima della sospensione di 40 giorni Dalla prossima settimana prezzi in aumento. Ma gli scampi hanno già raggiunto i 90 euro al chilo
PESCARA. Stop alla pesca, per 40 giorni. L’ultima uscita dei pescherecci è stata quella di giovedì sera, mentre venerdì gli armatori hanno riconsegnato i documenti. Il pranzo di Ferragosto, quindi, sarà l’ultimo con il pesce fresco locale e dalla prossima settimana tutto ciò che arriverà sulle tavole dei pescaresi non proverrà dalle imbarcazioni locali, non da quelle più grandi, il che fa immaginare un aumento dei prezzi finali. In realtà una lievitazione c’è già stata, e riguarda in particolare alcuni prodotti, quelli che si trovano meno in questo periodo.
«Io vendo solo pesce fresco e mi rifornisco a Pescara», dice Nunzia Orsini, dalla pescheria La Regina del Mare di San Donato. «Quando non c’è pesce fresco io chiudo, l’ho fatto anche quando i pescatori si sono fermati in segno di protesta per il caro gasolio. E durante il fermo pesca mi rifornirò dalle imbarcazioni più piccole, sempre qui a Pescara, ma ci dovrà accontentare, non ci sarà tutto il pescato. E non si annunciano giorni facili: il prezzo salirà e noi non possiamo far altro che aumentare quello che imponiamo al pubblico, pur cercando di contenere i rincari. Purtroppo chi ne risente è il consumatore finale». Già ora alcuni prodotti ittici hanno raggiunto prezzi pressoché improponibili. Orsini pensa alle panocchie, che vende «a 23 euro al chilo, al calamari freschi, che stanno a 35 euro, alle mazzancolle, che toccano i 50 euro, per finire con gli scampi, che si mettono in vendita a 90 euro. E una cifra del genere porta i clienti a scegliere il prodotto decongelato, che si vende a 14 euro al chilo. Quando i prezzi sono troppo alti, poi, c’è chi preferisce andare direttamente al ristorante, anziché cucinare a casa».
In vista delle settimane di stop gli armatori tracciano un bilancio dell’ultimo periodo di fermo. E non è un bilancio positivo. «Con tutti i rincari, abbiamo lavorato per coprire le spese. Solo l’ultima settimana è andata bene, perché altre marinerie erano ferme per cui c’era la possibilità di vendere di più e così è stato, qui a Pescara. Abbiamo spuntato qualcosa di più, come prezzi», dice l’armatore Lucio Di Giovanni. «Sarebbe meglio fare il fermo spezzettato in più periodi dell’anno», prosegue, «ci permetterebbe anche dei vantaggi dal punto di vista commerciale, continueremmo a lavorare. E invece mentre noi siamo fermi il pesce arriverà dal Tirreno o da altri punti dell’Adriatico per cui sarà di meno e costerà di più. Noi ne approfitteremo per fare dei lavori di manutenzione ma nella categoria c’è malcontento. I portafogli sono vuoti o quasi. Aspettiamo momenti migliori».
«Non è stato un buon periodo», commenta un altro armatore, Romeo Palestino. «Ben venga, quindi, il fermo pesca. Anzi, dovrebbe essere più lungo. C’è stata poca richiesta, il prezzo di alcuni prodotti è crollato, per noi, e penso a frittura e merluzzi, mentre quello di prodotti introvabili è arrivato alle stelle, come polipi, totani e calamari. In questa fase, con il nostro fermo, si annunciano degli aumenti per i consumatori, visto che pesca solo il Tirreno. E chi tornerà in mare prima di noi, sull'Adriatico, troverà un mercato che tira di più».

