Tari azzerata, ma i bar non eliminano le slot
Il consigliere Carota: le agevolazioni del Comune a chi non ha mai avuto le macchinette
CAPPELLE SUL TAVO. La tassa sui rifiuti azzerata a Cappelle per i bar senza slot machine non convince i gestori a smantellare le famigerate macchine mangiasoldi. Nessuno degli esercenti che hanno sempre avuto macchinette ha deciso di toglierle. Preferiscono tenersi le slot, incassarne i proventi e continuare a pagare l’imposta sulla spazzatura.
Il provvedimento, introdotto dal Comune un anno fa, si sta invece dimostrando un incentivo per i gestori che le macchinette non le hanno mai installate, che non pagano la Tari a patto di dichiarare che nel corso dell’anno non metteranno apparecchi e altri marchingegni per giocare e scommettere. Solo due finora le attività che hanno deciso di restare no-slot e hanno chiesto al Comune di essere esonerate dalla tassa. Il sindaco Maria Felicia Maiorano Picone ha confermato che si tratta di una nota gelateria e di un’altra attività, entrambe di Terrarossa. Secondo l’opposizione il provvedimento non è servito affatto a contrastare la ludopatia, diventata ormai una piaga sociale a livello nazionale, non avendo portato allo smantellamento delle macchinette nei bar dove si gioca. «Che si tratti di un’agevolazione per le attività, va bene e la condividiamo», afferma il consigliere d'opposizione Stefano Carota «ma non è corretto dire che è servita a ridurre la diffusione del gioco nell’ambito della lotta alla ludopatia. A Cappelle ci sono 6 bar con slot-machine, purtroppo, e tutte queste attività hanno ancora le macchinette. I due locali i cui esercenti hanno deciso di beneficiare dell’azzeramento della Tari non mai avuto slot. Quindi, la verità è che ai fini del contrasto alla ludopatia non è cambiato proprio niente a Cappelle». Infine, Carota torna sulla riduzione dell’Imu: «Prima l’hanno messa al massimo, adesso l’hanno diminuita di poco, a un anno dalle elezioni. La qualità dei servizi erogati è pessima in rapporto all’entità delle tasse fatte pagare fino a oggi. I cittadini hanno le tasche piene degli slogan elettorali che ciclicamente il sindaco ripropone, a fronte di una situazione di malessere in paese senza precedenti».
Gabriella Di Lorito

