Tasse, gli abruzzesi in media pagano 7.519 euro a testa

PESCARA . Ammontano a 7.519 euro pro-capite le tasse versate dagli abruzzesi nel 2017. Di questa somma, 6.271 euro sono andati nelle casse dell’amministrazione centrale dello Stato, 600 euro alla...
PESCARA . Ammontano a 7.519 euro pro-capite le tasse versate dagli abruzzesi nel 2017. Di questa somma, 6.271 euro sono andati nelle casse dell’amministrazione centrale dello Stato, 600 euro alla Regione e 648 euro alle altre amministrazioni locali. Lo dice uno studio della Cgia di Mestre, elaborato a partire da dati Istat e dell’Agenzia per la coesione territoriale. Naturalmente, nel computo medio della pressione fiscale sono compresi anche coloro che le tasse non le pagano proprio, circostanza che fa salire di molto l’importo effettivamente versato da chi, invece, adempie ai propri obblighi con il fisco.
In testa alle regioni più “tartassate” c’è la Lombardia, con un importo medio pro-capite che sale a 12.297 euro; seguono la Valle d’Aosta (11.480), il Trentino Alto Adige (11.297). In Veneto, che pure risulta tra le regioni che spingono per l’autonomia differenziata, i contribuenti pagano mediamente 9.711 euro, appena 2.200 euro in più degli abruzzesi e solo 600 euro in più rispetto alla media nazionale (che è di 9.168 euro), ma 1.200 euro in meno rispetto ai cittadini del Lazio. La Calabria è l’area nella quale il “peso” del fisco è più leggero, con 5.516 euro pro-capite. Ad anticiparla sono la Sicilia (5.706 euro), la Campania (5.981 euro) e la Puglia(5.992).
Questi dati impongono una riflessione sul tema dell’autonomia differenziata, che ha lacerato la maggioranza giallo-verde al governo, che ormai è al capolinea e che difficilmente riuscirà a concludere in questa legislatura agli sgoccioli, la riforma fortemente voluta dalla Lega. Il probabile ritorno al voto, in autunno, di fatto allungherà i tempi di approvazione del progetto, ma secondo la Cgia di Mestre solleva un’altra questione: la crisi di governo, potrebbe comportare il ricorso all’esercizio provvisorio e quindi, a partire dal 1° gennaio del 2020 anche l’aumento di un punto percentuale dell’Iva. Una iattura, per la Cgia, che penalizzerebbe le famiglie e, indirettamente, le imprese, che dovrebbe fare i conti con la riduzione della domanda interna. (a.bag.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

