Tassisti, lavoro azzerato dal Covid «Ci aiutano solo i clienti anziani»

PESCARA. Il Covid ha avuto l'effetto di una mannaia. Il primo lockdown, l'anno scorso, ha praticamente azzerato il lavoro dei tassisti mentre oggi, tra un colore e l'altro, questi operatori...
PESCARA. Il Covid ha avuto l'effetto di una mannaia. Il primo lockdown, l'anno scorso, ha praticamente azzerato il lavoro dei tassisti mentre oggi, tra un colore e l'altro, questi operatori lamentano una riduzione delle corse che «si aggira sull'80 per cento» perché «lo smart working impone di stare a casa, non si esce più e non si viaggia più». I pochi a usare il taxi sono per lo più gli anziani che non hanno nessuno che li accompagni, ad esempio, a fare le visite mediche.
LE VACCINAZIONI In questi giorni, poi, gli ultraottantenni si spostano per raggiungere il porto turistico, dove è in corso la vaccinazione, al PalaBecci. Per i tassisti, che sperano nella vaccinazione della popolazione per tornare ad una vita pressoché normale, questa è una opportunità di lavorare e così hanno avviato una promozione, proprio per consentire a tutti di raggiungere il PalaBecci senza spendere cifre enormi. Ne parla Marisa Del Castello, presidente del Cotape, e lo fa raccontando le difficoltà di tutti i suoi colleghi pescaresi, una quarantina.
TURNI DIMEZZATI «A causa del Covid non riuscivamo più a sopravvivere e così abbiamo chiesto una riduzione, abbiamo tagliato i turni del 50%, altrimenti sarebbe stato impossibile andare avanti. Se prima ognuno di noi era in servizio due mattine, due pomeriggi e una notte, ora si lavora una mattina, un pomeriggio e una notte, per cui c'è la metà dei taxi a disposizione. Anzi, la notte non è neppure da considerare, perché alle 22 scatta il coprifuoco e non dovrebbe girare nessuno», per cui si vedono soltanto pochissime persone, non tutte affidabilissime.
L'attività è scesa drasticamente per «lo smart working, perché non viaggia nessuno e non ci sono voli in aeroporto» e non c'è niente da fare per rilanciare l'attività. E' impossibile dimenticare «il primo lockdown quando una macchina, la prima a prendere servizio, non fece neppure una corsa in 8 ore di lavoro. Da allora le cose sono migliorate, riusciamo a fare qualche corsa ma non sappiamo più che cosa inventarci, ci sentiamo abbandonati da tutti, come categoria. Anche se svolgiamo un servizio pubblico, non ci paga nessuno se non lavoriamo. E il lavoro non c'è».
Gli aiuti? «Abbiamo ricevuto per due volte 600 euro dallo Stato e altri sussidi basati sulla differenza di reddito rispetto al passato ma non siamo rientrati tra i beneficiari dei ristori regionali perché avremmo dovuto dichiarare il cento per cento di perdita, e non sarebbe stato possibile visto che siamo attivi». In queste condizioni «si salva chi ha qualcosa da parte, chi ha il coniuge che lavora. Ma non si pagano i debiti, i mutui, le quote Inps (con 600 euro di ristoro, come si fa a pagare 952 euro all'Inps?)».
LA PROMOZIONE Se si va avanti è per il servizio in favore degli anziani. «Dobbiamo ringraziare loro, che vanno a fare le visite in ospedale e non hanno nessuno che li accompagni né possono prendere il bus. Non li possiamo salassare per andare a fare il vaccino e così abbiamo attivato una promozione per chi deve raggiungere il PalaBecci: il cliente paga 10 euro per andare al porto turistico, qualunque sia il punto di partenza della corsa. La tariffa unica è assolutamente conveniente per i clienti (si risparmia fino al 50%) e rappresenta il nostro contributo alla vaccinazione, anzi noi ci andremmo anche 100 volte al giorno pur di far vaccinare tutti. In questo modo noi ci muoviamo e gli anziani spendono meno»
LA SANIFICAZIONE Se qualcuno ha timori sulla sicurezza dei taxi, Del Castello lancia un messaggio rassicurante. «Sanifichiamo la macchina ogni settimana, la stragrande maggioranza ha inserito le paratie tra i sedili anteriori e quelli posteriori, e ogni volta che rientriamo sanifichiamo il sedile e puliamo le maniglie. Più di questo non possiamo, abbiamo le mani legate».

