Tavolini ridotti, adesso è scontro I gestori: «Così ci fate chiudere»

Trenta esercenti presentano ricorso al Tar: «Il regolamento del Comune va sospeso prima di Natale» Tra i punti contestati, la mancata distinzione tra le varie attività: «Norma applicabile solo ai ristoranti»
PESCARA. Finisce all’attenzione del Tar la determina dirigenziale con cui il Comune di Pescara ha ridotto il numero dei tavoli all’aperto per i locali del distretto di piazza Muzii. Ieri mattina una trentina di esercenti della zona, rappresentati dall’avvocato Andrea Lucchi, hanno presentato un ricorso sul provvedimento firmato dal dirigente Aldo Cicconetti, relativo alla rettifica delle autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico nella zona centrale di Pescara.
La determina del 2 novembre scorso va a ridurre il numero di tavoli e sedie da posizionare. Il principio adottato dall’amministrazione è di proporzionare i posti all’esterno con quelli all’interno, a prescindere dallo spazio a disposizione all’aperto. Le associazioni di categoria più volte avevano richiesto il suo ritiro, attraverso incontri con alcuni esponenti della maggioranza. Con il provvedimento ancora in vigore, le vacanze natalizie alle porte, e il rischio concreto di un’ulteriore riduzione di incassi che porterebbe alla chiusura definitiva di tante attività, gli esercenti hanno scelto di ricorrere alle maniere forti e di presentare il ricorso.
«Anche questa delibera è un documento chiaro che limita la libertà economica degli esercenti del centro città, ennesima prova di una politica sbagliata», afferma Filippo De Bonis, tra i referenti dei gestori del centro. «Siamo uniti più che mai e siamo determinati a rispondere per vie legali ad ogni attacco alla zona da parte del sindaco e della sua giunta». L'obiezione sollevata dall’avvocato Lucchi riguarda la sua applicabilità a tutti i locali.
«La determina», spiega il legale, «richiama il regolamento di Igiene del Comune di Pescara che consente la somministrazione di alimenti in pertinenze esterne ai locali, specificando che per i ristoranti i posti a tavola all’aperto si intendono sostitutivi del numero dei posti previsti all’interno». Secondo gli esercenti, però, il provvedimento è generico, in quanto non opera alcuna distinzione «tra i locali che offrono solo la vendita di bevande alcoliche, i locali in cui è possibile anche la consumazione di alimenti di ristorazione veloce quali aperitivi e i ristoranti», si legge nel ricorso. «Tale distinzione è invece ben presente nello stesso regolamento di igiene che prevede “esercizi di sola somministrazione”, di “somministrazione con limitata tipologia produttiva” ed “esercizi di somministrazione con preparazione”. Per ogni tipologia di locale il regolamento specifica le attività che possono essere svolte e i diversi requisiti che i rispettivi esercizi commerciali devono possedere».
Data la differenza, per i ricorrenti, di come viene riportata nella determina, la nuova disposizione anche se richiama un articolo del regolamento di Igiene che prevede la corrispondenza tra interno ed esterno, dovrebbe essere applicabile solo ai ristoranti e non anche ai cocktail bar o a chi fa solo aperitivi. Altro punto evidenziato è il limite di un metro quadrato per ciascun posto a tavola «che la determina cita quale riferimento per le occupazioni da rinnovare, sempre inferiore alla superficie interna, per diminuire il numero dei posti a tavola».
Anche questo aspetto, si va avanti nel ricorso «costituisce un limite che il regolamento di Igiene prevede solo per i ristoranti». «La determina è illegittima e sbagliata alla radice», commenta Lucchi, «perché richiama degli articoli del regolamento Igiene, utilizzando però una frase letterale, isolandola dal contesto. Poiché l’atto non ha un termine, il Tar prima di pronunciarsi nel merito, dovrà pronunciarsi sulla sospensiva».
Il verdetto potrebbe arrivare anche nell’arco di 15-20 giorni. Un limite su cui gli esercenti puntano molto, per arrivare alle feste di Natale senza determina e quindi con meno restrizioni. Nel ricorso è abbinata anche una richiesta di risarcimento danni, che sarà proprio il Tar a quantificare in un secondo momento sulla base del calo dei fatturati.

