Tempi stretti per il premier incaricato, il toto-nomi per i dicasteri
Una squadra snella, di dieci o dodici ministri, con profili di grande competenza. E «neutrali»: si impegneranno a non candidarsi alle prossime elezioni. È il profilo del governo di Carlo Cottarelli....
Una squadra snella, di dieci o dodici ministri, con profili di grande competenza. E «neutrali»: si impegneranno a non candidarsi alle prossime elezioni. È il profilo del governo di Carlo Cottarelli. Il premier incaricato dovrebbe completare la sua lista già oggi e presentarsi al Quirinale per sciogliere la riserva. Poi andare al Senato a chiedere la fiducia, ma la possibilità che passi sono molto scarse. Dunque Cottarelli potrebbe rassegnare le dimissioni subito dopo la sfiducia del Senato, senza passare dalla Camera. Resterebbe dimissionario in carica per gli affari correnti fino alle elezioni, che sarebbero «dopo agosto». Sulla squadra di governo Cottarelli potrebbe tenere per sé l'interim all'Economia. Ma restano forti le chance di Salvatore Rossi, direttore Generale di Banca d'Italia (meno quotato ci sarebbe anche l'ex rettore della Bocconi Guido Tabellini). Tra i papabili per i dicasteri economici anche Lucrezia Reichlin e Enrico Giovannini. E si fa anche il nome dell'attuale presidente dell'Inps, Tito Boeri. Agli Esteri sarebbe in «pole» Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina. Ma si cita Pasquale Terracciano, ora ambasciatore a Londra. Molto quotato per le Infrastrutture è Raffaele Cantone che però vorrebbe concludere il suo incarico all'Autorità anticorruzione. Per l'Interno il nome è quello di Giampiero Massolo. L'altro, pure quotato, è l'ex commissario di Roma Francesco Paolo Tronca. Dal consiglio di Stato potrebbe arrivare al governo, magari alla Giustizia, Alessandro Pajno. Tra i giuristi si fa il nome anche di Sabino Cassese, di Paola Severino, già Guardasigilli del governo Monti e rettore della Luiss, e di Marta Cartabia, vicepresidente della Consulta. Infine, Enzo Moavero Milanesi, già apparso nella rosa dei nomi possibili per l'esecutivo M5s-Lega, potrebbe tornare ad assumere le deleghe agli affari europei.

