Tentato omicidio di Civitaquana Fasciani chiede il rito abbreviato

22 Marzo 2024

Ieri in aula il 26enne che lo scorso maggio sparò otto colpi di pistola contro lo zio e la compagna Udienza rinviata al 28 marzo: il giudice si è riservato di decidere sulle costituzioni di parte civile 

CIVITAQUANA. Si va verso il rito abbreviato nel processo a carico di Nico Fasciani, il giovane di 26 anni, incensurato, che il 17 maggio scorso, a Civitaquana, sparò otto colpi di pistola contro lo zio Giancarlo Fasciani e la compagna di quest’ultimo, Paola Palma, all’interno della loro abitazione, ferendoli gravemente.
Ieri, nel corso della prima udienza preliminare davanti al gup Mariacarla Sacco, i legali dell’imputato hanno anticipato al giudice la decisione di risolvere in questa fase processuale il procedimento con il rito abbreviato, unica strada percorribile viste le risultanze dell’inchiesta, rito che verrà incardinato nel corso della prossima udienza fissata al 28 marzo. Il rinvio si è reso necessario, invece, per fare chiarezza sulle molteplici costituzioni di parti civili avanzate nel corso dell’udienza e sulle quali il giudice si è riservato di decidere, stante la parziale opposizione dei difensori di Nico Fasciani, gli avvocati Guido Carlo Alleva e Maura Morretti. Ci sarebbero delle duplicazioni di costituzione contro le quali si oppongono i difensori visto che per Palma, ad esempio, si sarebbe costituito anche il curatore speciale tutelare, inizialmente nominato dal giudice quando le condizioni fisiche delle due vittime erano molto precarie, visto che entrambi erano talmente gravi da non essere in grado di gestire quella fase procedurale. E ieri, infatti, Palma ha nominato un altro legale per assisterla. Parte civile vorrebbe poi costituirsi anche la figlia di Giancarlo Fasciani, ma secondo la difesa dell’imputato, non avrebbe un interesse diretto.
All’udienza di ieri in aula era presente soltanto Palma, mentre Giancarlo Fasciani era assente per la sua incapacità a presiedere l'udienza, come ha spiegato il suo legale. Nella prossima udienza, dunque, il giudice dovrà sciogliere la riserva sulle parti civili da ammettere, incardinare la richiesta di rito abbreviato e nominare un perito per la trascrizione delle telefonate, per poi rinviare ad altra data per la discussione. Le intercettazioni vengono ritenute importanti dalla difesa di Nico in quanto potrebbero fornire elementi utili per meglio inquadrare l’ambito nel quale sarebbe scattata la furia omicida dell’imputato: ambito che potrebbe essere collegato a una questione legata alla droga (della quale avrebbe fatto uso Giancarlo Fasciani e lo stesso Nico). E anche per questo motivo i difensori Alleva e Morretti hanno chiesto di depositare i precedenti penali delle vittime.
La trascrizione delle telefonate e dei messaggi trovati dal pm Fabiana Rapino nei cellulari non solo di Nico, ma anche in quelli delle due vittime, potrebbero quindi dimostrarsi utili per la difesa, che cercherà di evitare l’aggravante della premeditazione del reato che potrebbe far salire di molto la pena. Sta di fatto che Nico Fasciani, ieri presente in aula, fino ad oggi non ha voluto mai parlare e fornire spiegazioni sul suo gesto, forse per timore di qualche ritorsione, altrimenti non si spiegherebbe questo ostinato silenzio.
Quel giorno, Nico entrò nell'abitazione dello zio e della compagna, chiese di andare in bagno e ne uscì subito dopo impugnando una pistola (calibro 22) che aveva portato con sé, sparando otto colpi (quattro allo zio e altrettanti alla compagna), molti dei quali finalizzati ad uccidere, stando al medico legale Ildo Polidoro, in quanto indirizzati in parti vitali. Fu la stessa Palma, nonostante le gravi ferite, a telefonare ai carabinieri per comunicare che Nico aveva sparato a tutti e due. Nico Fasciani venne quindi bloccato subito dopo a casa del padre e disse ai carabinieri la sola frase rimasta agli atti: “Ho fatto una cazzata, la pistola è dentro la mia macchina”: una sorta di confessione. Poi nulla più, nonostante le sollecitazioni dei suoi legali.
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