Terapia intensiva al completo Altri 117 casi, 38 sono minorenni
PESCARA. Tutto pieno a Terapia intensiva del Covid hospital. Sono 42 i pazienti ricoverati, metà dei quali intubati, i casi più gravi. Sono giovani sui 35-40 anni, l’età si abbassa sempre di più con...
PESCARA. Tutto pieno a Terapia intensiva del Covid hospital. Sono 42 i pazienti ricoverati, metà dei quali intubati, i casi più gravi. Sono giovani sui 35-40 anni, l’età si abbassa sempre di più con i contagi da variante inglese. Il territorio non è ancora toccato dalle altre varianti che fanno paura, brasiliana, nigeriana e sudafricana.
Attualmente sfiora i 400 ricoverati l’ospedale Covid: 245 pazienti nel palazzo rosso, 70 nelle strutture private territoriali, altri 75 nel monoblocco, sparsi tra Geriatria, Medicina ed ex Malattie Infettive. Altri 12 si trovano nel padiglione dell’Obi (Osservazione Breve) del pronto soccorso.
Sono i numeri impietosi di queste ultime ore che preoccupano i medici impegnati nelle trincee ospedaliere. Ieri i contagi a Pescara sono stati 76, 188 in provincia. I positivi sotto i 19 anni sono stati complessivamente 117, 38 in provincia di Pescara. Sul fronte dei decessi, il Pescarese, territorio altamente martoriato in questa fase dell’emergenza, ha registrato 20 vittime, di età compresa tra i 54 e 97 anni.
Gli ingressi per Covid in ospedale sono almeno una ventina al giorno, contro i 30 di qualche tempo fa. Una situazione che sembra essere in netto miglioramento, anche se questa emergenza ci ha insegnato che la guardia va mantenuta sempre alta. Lo conferma il professor Giustino Parruti, direttore del dipartimento Malattie Infettive e referente del Covid hospital, palazzo rosso di via Paolini, che ieri ha partecipato all’inaugurazione della nuova Tac negli spazi al pianterreno dello stabile, interno dipartimento di Diabetologia.
«Negli ultimi due giorni abbiamo ricoverato una quarantina di persone», spiega Parruti, «sempre un numero alto, ma inferiore ai 30 quotidiani di qualche tempo fa. Speriamo di non dover affrontare altre varianti, al momento abbiamo solo quella inglese da fronteggiare». Con l’ospedale che scoppia di malati, fisico e mente ne risentono. «Talvolta anche noi», ammette l’infettivologo, «ci sentiamo impotenti e ci chiediamo quando finirà. Ma andiamo avanti. Il virus non conosce tregua». Le raccomandazioni del professor Parruti sono «quelle di stare particolarmente attenti perché la contagiosità di questa variante è alta. Pericoloso potrebbe essere anche un piccolo assembramento». (c.co.)

