Terme, slitta l’apertura di Popoli Sos alla Regione per Caramanico

Cgil e Cisl chiedono la riattivazione delle strutture: «Subito il via libera alle prestazioni di riabilitazione» La società in liquidazione ha presentato una proposta per la ripresa. Intanto arrivano le prenotazioni
PESCARA. Slitta di nuovo l’apertura delle Terme di Popoli, che era stata annunciata per ieri. Per le Terme di Caramanico, invece, non è stata mai resa nota la data di ripresa dell’attività, che diventa sempre più un miraggio: la società, infatti, è in liquidazione e potrebbe non riaprire le strutture (terme, hotel e La Réserve) se non sarà autorizzata a svolgere prestazioni di riabilitazione per le quali conta di ottenere un budget ulteriore, oltre quello per le cure termali.
I giorni e le settimane passano ma la soluzione di questa delicatissima vicenda non è stata ancora trovata, nonostante i tavoli che si sono svolti prima al ministero dello Sviluppo economico e poi alla Regione. E i lavoratori continuano ad attendere: sono più di 200, tra le strutture di Popoli (183) e Caramanico (24), che sono affidate in concessione dalla Regione a due società diverse ma riconducibili a uno stesso soggetto. Sulla questione intervengono i sindacati che chiedono alla Regione di individuare una via di uscita e di farlo subito, per riaprire le Terme senza far passare altro tempo visto che si è accumulato già un ritardo rispetto alle stagioni passate. E rischia di rimetterci anche l’indotto, che è molto consistente e dà lavoro a tantissime persone, in questa porzione d’Abruzzo.
«La Regione», dice Alessandra Di Simone della Filcams Cgil, «deve attuare tutti gli interventi possibili perché le 180 persone che lavorano alle Terme di Caramanico si ricollochino e deve farlo sia in un’ottica di breve periodo sia in una prospettiva futura, tenendo conto delle difficoltà di questa zona, danneggiata già dal terremoto. Mi chiedo chi si assumerà le responsabilità per questo territorio, senza le Terme e senza il turismo collegato alle Terme. Il nostro auspicio, quindi, è che la Regione si faccia carico economicamente della vicenda per la riapertura. E poi decidere, magari, di affidarsi ad un altro soggetto».
La Filcams, che ha partecipato al tavolo che si riunito al Ministero dello sviluppo economico, ha raccolto nelle ultime ore l’Sos dei lavoratori che «fino ad oggi hanno creduto alla società e ora sono allarmati». E nei prossimi giorni li incontrerà in assemblea, per decidere il da farsi.
Nelle scorse settimane si è già attivato Davide Frigelli, della Fisascat Cisl, che rappresenta i lavoratori delle Terme di Popoli. Ha chiesto e ottenuto un incontro con il Comune di Popoli, per investire l’amministrazione del problema della mancata riapertura delle Terme, e poi ha sollecitato un incontro con la Regione, e attende la convocazione «in settimana». «Spero che a Popoli venga risparmiato lo stesso destino toccato a Caramanico», dice Frigelli la cui «preoccupazione in termini occupazionali riguarda le Terme di entrambi i comuni. È oggettivo che le attività di riabilitazione, oltre quelle termali, portino occupazione stabile. Ma non ci devono essere strumentalizzazioni sulla riabilitazione, che non può essere posta come condizione alla riapertura. Le Terme sono un bene pubblico, della Regione, e vanno riaperte. E se non fosse così gli abruzzesi sarebbero costretti a ricorrere a strutture di altre regioni, non essendocene altre in Abruzzo, e le Asl pagherebbero per questo». E poi, sempre Frigelli: «Se la riabilitazione termale non viene consentita alle uniche due terme esistenti in Abruzzo, a chi dovrebbe essere consentita?».
Alla luce delle intese con la Regione (il caso è stato affrontato dagli assessori Verì, Campitelli e Fioretti), la società Terme di Caramanico, in collaborazione con Federterme, ha presentato alla fine della scorsa settimana una proposta progettuale «per fare in modo che nello stabilimento si possano attivare prestazioni riabilitative in ambito termale», spiega il sindaco Simone Angelucci ricordando che lo svolgimento della riabilitazione «consentirebbe di affrontare la fase di difficoltà della società e favorirebbe l’ampliamento della stagionalità termale e l’aumento delle prestazioni».
Da Angelucci arriva un appello alla Regione «affinché nelle prossime ore dia una riposta concreta, validata dagli apparati tecnici regionali, per riaprire le Terme considerato che la stagione si annuncia positiva e ci sono già centinaia di prenotazioni. Il ministero dello Sviluppo economico si è già reso disponibile ad attivare le competenze necessarie per sostenere le procedure, ma serve la validazione della Regione», conclude Angelucci che ha seguito passo dopo passo la vertenza.
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