Terrorista fermato dal Ros «Inneggiava al martirio e voleva fuggire all’estero»

Un tunisino finisce in cella, sui social i contatti con l’attentatore di Bruxelles L’accusa: «Usava internet come cassa di risonanza della violenza e dell’odio»
FRESAGRANDINARIA. Voleva fuggire all’estero. Taha Boussetta, tunisino di 39 anni che vive a Fresagrandinaria, paese del Vastese di neanche mille abitanti, è stato fermato ieri dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros): deve rispondere di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale e istigazione a delinquere aggravata.
LE ACCUSe
L’uomo era stato già perquisito lo scorso 22 aprile, quando gli investigatori gli avevano sequestrato il cellulare e altri dispositivi informatici con l’accusa di aver fatto attività di propaganda e proselitismo su Facebook per lo Stato islamico, pubblicando foto e frasi dal contenuto ritenuto violento. Il tutto dal piccolo centro della provincia di Chieti, dove è arrivato circa un anno fa nell’ambito di un programma di protezione dedicato ai rifugiati.
IL BLITZ
Fatto sta che, nelle ultime ore, i militari dell’Arma hanno raccolto elementi tali da fare ipotizzare un concreto pericolo di fuga da parte dell’indagato per evitare di essere sottoposto a eventuali provvedimenti cautelari. Da qui, il fermo disposto dalla procura distrettuale dell’Aquila. Così, nel pomeriggio scorso, gli uomini del Ros hanno raggiunto l’abitazione del tunisino in via Papa Giovanni XXIII, nelle vicinanze della scuola del paese. L’uomo – che lavora in una ditta locale – è stato portato prima nella caserma di Fresagrandinaria e, successivamente, trasferito nel carcere di Vasto. Ora il provvedimento dovrà essere convalidato dal tribunale.
I CONTATTI SOSPETTI
Le indagini, come spiegano gli investigatori, hanno evidenziato «un rapido e intenso processo di “autoradicalizzazione” islamista, che aveva assunto connotazioni estremiste di natura salafita, in particolare a partire dal 7 ottobre 2023, vale a dire la data dell’attentato terroristico, noto come “Diluvio di Al Aqsa”, ad opera di organizzazioni jihadiste riconosciute come terroriste dall’Unione Europea». L’iniziale indizio che ha mosso il Ros è stata l’amicizia su Facebook tra Boussetta e il connazionale Abdesalem Lassoued, anche lui originario di Sfax e autore dell’attentato terroristico di Bruxelles del 16 ottobre 2024 in cui sono morti due svedesi, trucidati in strada a colpi di Kalashnikov. Gli accertamenti sono stati finalizzati a scandagliare i rapporti virtuali tra il trentanovenne e l’uomo vestito da fattorino che, sette mesi fa, ha ammazzato – al grido di «Allah akbar» – una coppia di tifosi scandinavi che si trovava in Belgio per la partita di calcio della nazionale svedese ed è morto poi sotto i colpi della polizia la sera stessa dopo un lungo inseguimento.
«ODIO SUI SOCIAL»
L’esame dei dispositivi elettronici sequestrati a Boussetta il mese scorso ha documentato «una sua continua attività di propaganda apologetica consistente in post e commenti a favore di organizzazioni terroristiche di matrice jihadista. Tra l’altro, tale impegno dell’indagato andava a configurare una vera e propria attività di promozione del programma eversivo e terroristico jihadista, rilanciando diversi post di propaganda da soggetti online che riportavano copioso materiale apologetico, servendosi di internet come una vera e propria cassa di risonanza della violenza e dell’odio». Il target di riferimento di Boussetta «erano tutti i suoi amici social, moltissimi di lingua araba, presenti sia sul territorio nazionale che estero, tentando di influenzarli in senso radicale, pubblicando immagini antisemite, antioccidentali e riferite al jihad militare contro gli “infedeli”, anche al costo del “martirio”, avendo come obiettivo ultimo la realizzazione del califfato mondiale».
I POST INCRIMINATI
Sul profilo Facebook del fermato, tuttora attivo, è possibile trovare alcune delle immagini incriminate. In una delle foto, per esempio, è ritratto un militare con la tuta mimetica, armato di fucile d’assalto, con il volto quasi completamente coperto. Sullo sfondo, si scorge un mezzo blindato. In un altro post, invece, è riprodotto un pugno con la bandiera della Palestina al polso e, accanto, con il tricolore dell’Italia, accompagnato da una frase in arabo.
LA RETE IN ITALIA
Lo scorso febbraio la rete di contatti in Italia di Lassoued è stata al centro delle perquisizioni ordinate dalla Direzione distrettuale di Bologna, la città in cui il terrorista aveva vissuto, prima di arrivare in Svezia, Norvegia e, infine, Belgio. I provvedimenti di tre mesi fa sono scattati nei confronti di 18 persone che abitano nelle province di Teramo, Bologna, Brescia, Como, Fermo, Ferrara, Lecco, Macerata, Palermo, Perugia, Roma, Torino, Trento e Udine. Sono appartenenti alla cerchia relazionale virtuale di Lassoued e risultano titolari di profili social con contenuti tipici degli ambienti dell’estremismo di matrice religiosa.

