«Ti tiro dieci coltellate se guardi la mia ragazza»

14 Settembre 2015

L’inchiesta sulle aggressioni e le minacce dei bulli, ecco il racconto di una vittima «Io, preso a calci e testate per gelosia». Oggi l’interrogatorio del capo del branco

PESCARA. Era ossessionato della sua fidanzata, pretendeva che nessuno le si avvicinasse e proprio per lei ha preso di mira un ragazzino che vedeva come un temibile avversario, facendogli sapere che era pronto a «sferrargli dieci coltellate». E poi, come se non bastasse, ha affrontato con violenza anche gli amici del suo presunto rivale, che in realtà non aveva alcun interesse per quella ragazza.

A.L., il 17enne pescarese arrestato nei giorni scorsi da squadra mobile e carabinieri e che sarà interrogato oggi, era pronto anche ad uccidere chi girava attorno alla fidanzata e proprio per questo non ha esitato ad affrontare brutalmente il suo presunto rivale in amore. Al suo fianco aveva altri bulli, tra cui un 14enne, S.D.A., anche lui arrestato, e entrambi giravano armati, anche per rapinare ragazzini terrorizzati di fronte a tanta aggressività.

Per il presunto rivale in amore, «tutti sapevano che A.L. è un tipo violento, che gira spesso con un coltello. Per questo», ha raccontato il giovane alla polizia, «evitavo anche di salutare la sua fidanzata, per evitare discussioni o altro». Ma A.L. era comunque geloso e una sera, in uno stabilimento balneare della riviera nord, ha detto «a brutto muso» al malcapitato di «lasciare stare la fidanzata». Con lui c’era anche l'altro bullo, S.D.A., che minacciava il malcapitato, dicendo che gli avrebbe «spaccato in testa la bottiglia» se non avesse lasciato stare la ragazza del suo amico. Qualche tempo dopo la scena si è ripetuta e A.L. ha addirittura ordinato a S.D.A. di «menare» al suo rivale cosicché il complice «ha cacciato un coltello tipo a serramanico con la lama di circa 10 centimetri e lo ha usato per punzecchiarmi alla coscia», ha detto sempre la vittima, mentre un terzo complice, anche lui giovanissimo, «mi sferrava un calcio da dietro, e l'altro sferrava una testata in viso». Il giovane è rimasto fermo, con il coltello puntato alla gola, e S.D.A. ha anche «provato ad affondarlo» ma il ragazzino ha evitato che accadesse il pezzo ed è fuggito. Uno dei tre lo ha inseguito «con un cacciavite in mano» ma lui si è allontanato e ha raggiunto la questura con il padre, per raccontare tutto alla polizia.

Il gruppetto di bulli non si è fermato ma ha continuato a cercarlo e ha raggiunto i suoi amici. Uno di loro, profondamente turbato dall’incontro con la gang, ha chiamato il giovane al telefono mentre stava ancora parlando con la polizia e gli ha chiesto «di non fare denuncia» perché A.L. e gli altri li avevano «raggiunti e rapinati del portafogli, dicendo che se avessi sporto denuncia mi avrebbero ammazzato», ha detto sempre il ragazzino finito nel mirino dei bulli.

Sempre A.L. ha annunciato in quella occasione che, incontrando di nuovo il presunto spasimante della ragazza, lo avrebbe colpito con dieci coltellate. Armato di coltello, voleva sapere a tutti costi dove vivesse il suo rivale, mentre uno dei suoi complici, anche lui con il coltello in mano, si è fatto consegnare soldi e sigarette. Bottino magrissimo, come quello di alcune rapine messe a segno da A.L. e ricostruite dagli investigatori. Lo face non tanto per bisogno di denaro ma solo per affermare se stesso, dicono polizia e carabinieri che hanno indagato sul suo conto. Oggi dovrà dare la sua versione dei fatti, nel corso dell'interrogatorio di garanzia, sempre che non decida di avvalersi della facoltà di non rispondere. Lo difende l'avvocato Melania Navelli.

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