«Tiburtina bloccata costretti a licenziare»

13 Settembre 2017

I commercianti: «Affari scesi dell’80% per il cantiere di Terna»

PESCARA . Incassi falcidiati fino all’80% per le attività commerciali che si affacciano sulla Tiburtina, nel tratto dopo la rotonda all’uscita dell’Asse attrezzato, in direzione dell’aeroporto. A creare rallentamenti al traffico, con code che in alcune ore della giornata raggiungono picchi rilevanti, è l’istituzione di un senso unico alternato su via Muccioli per i lavori di posa in opera di un cavo interrato dell’elettrodotto di Terna. L’ordinanza del Comune di Pescara è in vigore dal 21 agosto e, a patto che vengano rispettati i tempi previsti, sarà valida fino al 31 ottobre. Già dopo le prime due settimane, tuttavia, i titolari delle decine di attività commerciali della zona sono alle prese con cali di fatturato tali da destare grande preoccupazione, soprattutto se la situazione dovesse protrarsi oltre il previsto.
«A 20 giorni dall’istituzione del senso unico», dice Valeria Di Federico, che gestisce il Coffee Break in prossimità del distributore Auchan, «la situazione è drammatica. Abbiamo perso l’80% degli incassi giornalieri perché i clienti non vengono più a causa delle lunghe code e del traffico infernale. In questa attività lavorano sei persone, che sostengono altrettante famiglie. Purtroppo, se la situazione non cambia saremmo costretti a prendere delle decisioni, nostro malgrado, che comporteranno dei tagli. Chi glielo dirà, a queste persone, che siamo costretti a licenziare tutti? Non vogliamo dire nulla sul progetto dell’elettrodotto, un’opera certamente importante, ma non possiamo essere noi a rimetterci». Secondo Valeria, si poteva fare di meglio per quanto riguarda l’allestimento del cantiere. «Lavorano dal lunedì al venerdì, fino alle 17. Di notte , il sabato e la domenica, il cantiere è fermo. Si potevano ottimizzare meglio di orari del cantiere, magari togliere i marciapiedi ed evitare di restringere la carreggiata. Insomma, qualche soluzione alternativa poteva essere trovata. Prima di rompere la strada bisognava fare la conta dei danni».
Dello stesso avviso anche Claudio Di Giulio, titolare di Eurorottami. «Mi occupo di autodemolizioni e trattamento delle materie prime», dice, «e sono stato costretto a bloccare tutto perché il carico viene fatto con i bilici, che non riescono neanche a passare. Anche sulla vendita dei ricambi il volume di affari si è molto ridotto, e la stima dell’80% al momento non appare affatto peregrina».
Nell’azienda di Claudio lavorano 14 persone. «Prima avevamo più dipendenti, poi con la crisi ci siamo dovuti ridimensionare, e ora, se la situazione non cambia. Saremo costretti a licenziare più della metà delle persone che lavorano con noi. Lo faremo con la morte nel cuore, per tentare di non chiudere. Quel che è peggio», aggiunge, «è che non si sa quanto durerà questa situazione. Al di là di quello che è scritto nell’ordinanza, a noi arrivano voci davvero preoccupanti, e cioè che il cantiere potrebbe andare avanti per 8-9 mesi. Significherebbe farci morire dopo una lenta agonia». Le cose non vanno meglio per Walter Pardi, titolare del bar Garden. «La gente non viene più. Qui, soprattutto di pomeriggio, non entra più nessuno e il rischio, una volta finiti i lavori, è che i clienti non tornino più. Qualcuno dice che il cantiere potrebbe durare anche due anni, e per noi sarebbe devastante. Finora sono riuscito a resistere grazie alla cucina, ma non ho ancora quantificato con esattezza le perdite. Dovrò farlo, assieme al mio commercialista. Una cosa mi piacerebbe sapere, e cioè se i soldi che Terna ha dato ai Comuni serviranno anche per risarcire chi, come noi, ha subito e sta subendo dei danni. Poi si tratterebbe anche di capire se a risarcire sarà direttamente Terna, oppure saranno gli enti locali. Quando sarà chiaro il danno arrecato alle attività della zona, mi piacerebbe che ci fosse riconosciuto qualcosa».
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