Torre, paese con un solo candidato Ma il rischio astensionismo è alto

24 Maggio 2019

L’aspirante sindaco Linari: «Se arriverà il commissario, qualcuno dovrà assumersi la responsabilità» La decisione di riprovarci dopo il passo indietro dell’uscente Di Giulio. «Ma c’è chi spinge a non votare»

TORRE DE’ PASSERI. Non ha rivali. A Torre de’ Passeri c’è un solo candidato sindaco, Antonello Linari. E nella sua lista, Ricominciare Torre, ci sono solo volti nuovi, a parte un consigliere uscente. Nessuno si è fatto avanti con una lista alternativa, il che potrebbe far pensare che per Linari la campagna elettorale sia tutta in discesa, e che l’elezione sia scontata. Ma in questi giorni il clima politico si sta facendo rovente, e l’astensionismo è il vero nemico di Ricominciare Torre: se non si dovesse raggiungere il quorum, infatti, in Comune arriverebbe il commissario per un anno. Probabilmente qualcuno ci spera, a partire da chi – sotto sotto – aspirava alla poltrona di sindaco. E c’è anche chi ha annunciato di iscriversi in maniera convinta al partito dell’astensionismo: è il parroco, don Mauro Pallini, che ha riportato su Facebook la sua decisione di non ritirare la scheda elettorale per le comunali, pur votando per le europee. È Linari a raccontare la genesi della sua candidatura e a rivolgersi ai torresi.
Come nasce questa decisione?
È nata quando il sindaco attuale, Piero Di Giulio, ha deciso di non ricandidarsi, nei primi giorni di aprile. Fino ad allora si era detto disponibile a farlo e io sarei stato in lista con lui. Ma poi ha scelto di farsi indietro.
Forse perché c’è stata una lite tra voi?
Non c’è stata alcuna lite. Nessuna frattura. Lui ha deciso di farsi indietro e lo ha annunciato durante una riunione, alla presenza di altre persone, assicurando che lo faceva senza risentimenti nei confronti di alcuno.
Lei è stato già sindaco, a Torre, fino al 2014. Negli ultimi anni cosa ha fatto?
Sono stato presidente del consiglio comunale. Da questo incarico mi sono dimesso il 6 aprile, quando è venuta a mancare la candidatura a sindaco di Piero Di Giulio per le elezioni di domenica. Una scelta, la sua, che faceva venir meno la continuità amministrativa che c’è a Torre dal 2004. Dopo essermi dimesso ho riflettuto e ho maturato l’idea di dare vita a una lista con dei candidati giovani, nuovi, desiderosi di combattere per un nuovo impulso all’azione amministrativa. C’è un solo uscente, nella lista, che ha accolto subito la mia proposta. E si è arrivati a questa determinazione solo perché non c’è stata coesione tra gli altri, in vista delle elezioni.
Sì, ma perché ha deciso di nuovo di farsi avanti?
La mia è una passione, che porto avanti da quando ero 18enne. Quando ho assunto delle responsabilità, sia qui che alla Provincia di Pescara, mi sono sempre dedicato a Torre con ottimi risultati. E vedere il paese trascurato duole a me e ad altri. Il paese si deve vivere, ogni giorno si deve stare sul pezzo. Io la vedo così. E non devono esserci desideri di vendetta.
Ma con gli uscenti delle crepe c’erano o no?
Qualche crepa c’era, con qualcuno degli uscenti, perché in questi anni ho notato la mancanza di azione amministrativa, ma non parlo del sindaco. Anzi, dallo scorso autunno l’ho sollecitato a fare delle riunioni per la formazione di una lista, in vista della sua candidatura, inserendo persone nuove. E lo avrei appoggiato.
E gli altri?
Qualcuno si è disinteressato, altri hanno proprio lasciato stare, altri ancora avevano già dichiarato apertamente la loro scelta di non ricandidarsi.
Ora come vi state muovendo in campagna elettorale?
La nostra è una campagna elettorale fatta di proposte. Però oltre alla nostra lista c’è il partito dell’astensione, alimentato da chi non ha avuto il coraggio di fare una lista.
A queste persone cosa dice?
Che non si può andare dai cittadini come carbonari e chiedere di non andare a votare perché poi dovranno assumersene la responsabilità, se il Comune verrà un commissario che terrà fermo un paese intero per circa un anno (già, perché si potrà votare solo tra il 15 aprile e il 15 giugno dell’anno prossimo, non prima). Sono pronto ad un confronto pubblico, con queste persone. Io sono un uomo di pace.
Il parroco ha già detto che non voterà. Come l’ha presa?
Forse anche il parroco è stato raggiunto dai carbonari. Ma lui, come pastore di una comunità, dovrebbe pensare a unire e non a dividere le anime.
E agli elettori, che cosa dice a pochi giorni dal voto?
Di venire a votare perché noi ci assumiamo la responsabilità di rilanciare Torre. D’altronde non è colpa nostra se altri non si sono candidati e quindi non si sono assunti questa responsabilità. Ma sono convinto e sicuro che, come sempre, i cittadini di Torre sapranno fare la scelta giusta cioè dare un governo al paese.
Qual è il vostro slogan?
Da un grande passato, un nuovo futuro.
A proposito di passato, un giudizio sull’amministrazione uscente?
In questo momento sospendo il mio giudizio.