Tre spedizioni a Caramanico ma di Fattiboni non c’è traccia

10 Giugno 2019

CARAMANICO. Tre spedizioni negli ultimi sedici giorni alla ricerca di Carlo Rodrigo Fattiboni, il pensionato di Brugherio scomparso nel nulla 9 mesi fa. Ieri l’ultima delle giornate esplorative sui...

CARAMANICO. Tre spedizioni negli ultimi sedici giorni alla ricerca di Carlo Rodrigo Fattiboni, il pensionato di Brugherio scomparso nel nulla 9 mesi fa.
Ieri l’ultima delle giornate esplorative sui monti, i sentieri, lungo i ponti della Valle dell’Orfento, circondati da una vegetazione rigogliosa. Le missioni organizzate da Alessia Natali insieme alle due figlie dello scomparso, Ines e Francesca Fattiboni, non hanno dato alcun esito. Papà Carlo Rodrigo non si trova.
Ma il gruppo esplorativo, tutto in rosa nelle ultime settimane, non ha alcuna intenzione di mollare. E le ricerche andranno avanti nei prossimi mesi. Finché non si troverà anche solo una scarpa, anche solo un bastone da nordic walking, i preferiti dello scomparso con origini un po’ teatine e un po’ pescaresi.
Ines e Francesca sono arrivate da Milano a Caramanico nei giorni scorsi per proseguire le ricerche insieme ad Alessia Natali, promotrice di questa iniziativa dopo aver vissuto l’angoscia in prima persona, con la sparizione del padre Enrico a dicembre, ritrovato disidratato, ma vivo, tre giorni dopo. Una storia a lieto fine, quella di Alessia. Che però non si chiusa nell’egoismo del suo dramma, ma ha voluto mettere a disposizione la sua esperienza a favore delle famiglie di persone sparite senza lasciare traccia.
«Papà è qui», ci credono le sorelle Fattiboni che in questi giorni, immerse nel silenzio della Valle e nella vegetazione lussureggiante, hanno pensato ad alta voce: «Adesso comprendiamo perché papà amava questi luoghi».
Sono luoghi impervi, popolati da animali selvatici e pericoli nascosti. Fanno paura. Ma non al gruppo di ricerche al femminile a cui si è accodata anche Gisella Orsini, carabiniere forestale. Ieri nell’Orfento c’erano Alessia e Gisella a scandagliare il sentiero S che dal ponte di Caramanico conduce verso ponte San Benedetto. Armate di cannocchiali, hanno «guardato soprattutto in alto», racconta la Natali, per cercare di vedere se si notasse qualcosa impigliato tra gli alberi». Una ricerca che si presenta difficile «in questo periodo, la vegetazione è troppo rigogliosa». Piante e cespugli folti che forse nascondono il corpo senza vita di Fattiboni. Le ragazze non perdono la speranza e non mollano: «È qui, lo troveremo».