Un Falco negli stadi L’invasore Ferri svela i suoi travestimenti

Una sfida e un film dietro i blitz che hanno reso famoso il pescarese che a Gedda ha rischiato 20 frustate. «Il mio sogno? Fare l’allenatore»
PESCARA. Steward, accompagnatore di spettatore disabile, cameraman. Ma anche sceicco, addetto alla sicurezza e, infine, giocatore infortunato. Sono alcuni dei travestimenti utilizzati da Mario Ferri detto il Falco per invadere i campi di mezzo mondo. Il trentenne montesilvanese mercoledì scorso ha realizzato un’altra delle sue quindici imprese, beffando gli addetti alla sicurezza dello stadio King Abdullah di Gedda dove era appena iniziata la finale di Supercoppa Juventus-Milan. Sulla maglietta da Superman era scritto: “No to racism”, dedica a Koulibaly. «Se si esclude un’invasione fatta nel 2002 solo per fare il gesto dell’ombrello ai tifosi della Sambenedettese e vincere così una scommessa tra amici», racconta Ferri «ho iniziato a fare “il falco” nel 2009, con la partita amichevole Olanda-Italia giocata allo stadio Adriatico, esattamente dieci anni fa. Con le prime irruzioni chiedevo a Lippi di convocare Cassano in Nazionale». Laurea triennale in Psicologia, il Falco studia ogni particolare delle sue invasioni. «Il mio film guida è “Prova a prendermi”, con Leo Di Caprio e Tom Hanks», prosegue Ferri. «A Durban, alla finale di Coppa Intercontinentale tra Inter e Mazembe, mi travestii addirittura da sceicco». Quindi la conquista della notorietà e i contratti con la televisione: Chiambretti, Le Iene, Quelli che il calcio..., L’Isola dei Famosi. Nell’ultimo blitz invece ha finto di essere un calciatore del Milan infortunato. «Ogni volta che uscivo dall’albergo venivo assalito da tifosi e giornalisti: tra selfie e interviste nessuno ha capito bene chi fossi, ma questo mi ha fatto gioco. E così prima dell’invasione mi sono potuto sedere dietro la panchina di Gattuso». La prima invasione di campo social, come l’ha definita lo stesso Falco, visto che la corsa è avvenuta in diretta Instagram. Ma, una volta preso, ha rischiato il carcere e anche venti frustate: «Le carte erano già tutte pronte, e se non fosse intervenuto l’ambasciatore sarei ancora lì». Il carcere Ferri lo ha visto in Brasile e negli Emirati Arabi, da dove è stato espulso proprio come avvenuto giovedì scorso in Arabia Saudita. Un decennio avventuroso che presto verrà raccontato insieme a tanti aneddoti in un libro. Ma il Falco sta per mollare... «Forse quella di Gedda è stata l’ultima», conclude Ferri. «Il mio sogno è fare l’allenatore: dovrò lanciare i miei messaggi in un altro modo». (l.d.f.)

