Un giovane cuoco a Lisbona: Emmanuel, ricette abruzzesi all’Ambasciata italiana

A 22 anni, dopo aver lavorato con Niko Romito, Minosse si è trasferito in Portogallo per ricoprire il ruolo di head chef della sede diplomatica
È l’antitesi del bamboccione. Anzi è un tipico, giovane esponente della generazione Erasmus, uno di quelli che, inseguendo i propri sogni, investono sul futuro e sulle proprie capacità e si lanciano nel mondo, ovunque il mondo li chiami. Emmanuel Minosse è teramano ed è chef, anzi head chef all’Ambasciata italiana a Lisbona. Non un ruolo da poco, insomma: a soli 22 anni, in questo ruolo gestisce la cucina e, in occasione dei grandi banchetti, coordina anche uno staff di giovani cuochi italiani, oltre a proporre nuovi piatti e a concordare con gli Ambasciatori quali inserire nel menu.
L’OCCASIONE DI UNA VITA
Nato a Casanova di Cortino, borgo di una settantina di abitanti nell’entroterra teramano, Emmanuel ha sempre avuto una passione per pentole e padelle: mentre gli altri bimbi giocavano in strada, lui si divertiva a mettere in subbuglio tutte le cucine del vicinato. Rimaneva ore a guardare la mamma e le nonne cucinare. Impaziente di mettersi anche lui dietro ai fornelli, a 14 anni si iscrive all’Istituto alberghiero Ipssar Marchitelli di Villa Santa Maria e così ha inizio la sua avventura.
L’ottobre scorso, il diploma e una manciata di importanti esperienze di cucina in tasca, Emmanuel viene contattato da un docente della scuola che gli propone un’opportunità di lavoro in un’ottima struttura in Portogallo. Pochi minuti per decidere: il ragazzo dà la sua disponibilità e il giorno dopo è la moglie dell’Ambasciatore a chiamarlo. «Sono stato trascinato dal suo entusiasmo e dalla sua volontà di investire sui giovani», racconta, «e ho percepito una grande energia che mi ha conquistato».
L’Europa non è nemmeno all’orizzonte, fino a quel momento. Come per molti giovani, la tentazione sarebbe di restare accanto alla propria famiglia, soprattutto dopo tutti quegli anni di studio lontano da casa. Ma l’occasione è di quelle che non capitano tutti i giorni e l’opportunità di lavorare in un’ambasciata anziché in un ristorante, alla fine, rappresenta un richiamo irresistibile. Emmanuel fa la valigia e parte per Lisbona, dove giorno dopo giorno si innamora della città.
VIVERE A LISBONA
Con la capitale portoghese si crea subito un feeling e lo chef teramano si nutre della solarità dei portoghesi: le sue creazioni si contaminano con la positività del luogo. «I portoghesi affrontano le avversità con il sorriso e sono sempre di buon umore», spiega. «Qui mi hanno accolto benissimo, durante la settimana vivo la vita dell’Ambasciata ma nel tempo libero esploro la città e i dintorni». Della nuova avventura professionale, Emmanuel coglie gli aspetti migliori. Lavorare con gli ambasciatori è molto stimolante: la costruzione del menu, l’abbinamento con i vini. «Sono i migliori datori di lavoro che io abbia mai avuto!», afferma. Alle cene dell’Ambasciata partecipano ospiti di riguardo: «Spesso i commensali mi chiedono di spiegare i metodi di cottura, esprimono pareri e critiche», racconta, «e questo mi aiuta a crescere. Mi gratifica quando il mio impegno e la passione vengono capiti e apprezzati. Il riconoscimento è un grande strumento motivazionale».
L’ABRUZZO NEL CUORE
L’Abruzzo comunque resta nel cuore e il giovane chef ne fa un’inconfondibile firma. Una delle ricette più apprezzate in Ambasciata è la chitarra teramana: «Ai commensali il piatto è piaciuto moltissimo», racconta, «così come il mio timballo. Uso solo ingredienti di stagione, perché il rispetto del prodotto per me è fondamentale.»
Emmanuel predilige i primi piatti, la pasticceria e la panificazione. «Un piatto a cui sto lavorando da tempo, spiega, è un risotto al gin tonic con estrazione al pepe rosa e polpa di scampo rosso di Mazara. Ricerco una cucina genuina: cerco di presentare piatti sani e privi di grassi superflui, ma che siano in grado di incuriosire i miei commensali». E poiché la cucina è anche e soprattutto un’esperienza emozionale, per tenere a bada l’eventuale nostalgia di casa, Emmanuel ha portato con sè a Lisbona un piatto dell’infanzia, i granetti. «Semplice acqua e farina. Mi ricordano mia zia Rosina: mentre li preparava, lei ci raccontava di come questo piatto abbia sfamato tutti, durante la guerra. E io sognavo, già allora, di prepararli nel mio ristorante».
Anche da abruzzese fuori sede, Emmanuel resta molto legato alla sua terra, una regione in cui aumentano i ristoranti di qualità, guidati da chef intraprendenti e innovativi e frequentati da una clientela sempre più preparata ed esigente. «La nostra è una regione che ha molto da offrire», afferma. «Una terra generosa con ottimi prodotti di mare e di montagna. Non manca proprio nulla: abbiamo ottimi vini, ottime materie prime e soprattutto ottimi ristoranti, dalla locanda di paese al tre stelle Michelin. E mi emoziona pensare che ognuno di questi ristoranti conservi l’originalità e la bontà della nostra terra».
L’ISPIRAZIONE
Abruzzesi sono anche i suoi riferimenti: in prima fila il professore di enogastronomia Vincenzo De Laurentiis. Poi Niko Romito: «L’ho sempre ammirato e ho avuto l’onore di lavorare con lui al Reale Casadonna», racconta il giovane chef. «Mi piace il suo modo di rispettare la materia prima, di sfruttarla senza sprecare nulla, concentrando i sapori. Il suo palato è unico al mondo; affascinante il suo modo di lavorare». A Lisbona, invece, quando non è impegnato a preparare da mangiare per gli altri, ama frequentare i localini tipici, le “tascas” portoghesi, per immergersi nelle tradizioni e nei sapori della città. «Ho in programma di visitare anche un nuovo ristorante stellato dove fanno una cucina innovativa. Ma», osserva, «se prima non conosco le tipicità del luogo, come posso valutare chi ne propone un’innovazione?».
Il suo futuro, Emmanuel comunque lo vede in Abruzzo, dove sogna di aprire una sua attività, un’oasi di pace dove potersi rilassare, degustando prodotti sani e genuini. Del resto non potrebbe essere altrimenti, visto che, da buon italiano del Sud, la cucina che preferisce è sempre quella della mamma e delle zie!
Resta un ragazzo semplice, con i piedi per terra, Emmanuel: prima di salutarci, ribadisce l’affetto e la gratitudine per i genitori, Vincenzo e Tiziana, e per il fratello Marino, che l’hanno sempre appoggiato e sostenuto. «È grazie a loro che riesco a realizzare ogni giorno il mio sogno più grande».
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