Un pescarese a Londra «Contro il Covid-19 ci difendiamo da soli»

Alessio Capacchietti: «Nel mio taxi ho adottato precauzioni ma in città nessuno indossa le protezioni e ci si cura a casa»
PESCARA. Parchi affollati da tante persone senza alcuna protezione. Supermercati presi d'assalto. Anche in questo caso i dispositivi di sicurezza non vengono contemplati. Persino gli addetti alle vendite scelgono di indossarli o no. La vita a Londra scorre come prima.
È quanto emerge dal racconto di un abruzzese nella capitale inglese. Alessio Capacchietti, 31 anni, di Pescara, si è trasferito in UK dal 2012. Un Paese «che ho sempre considerato come il più organizzato e disciplinato in assoluto», confessa, «ma in questa situazione mi sono dovuto ricredere». L'autista di Uber, servizio di trasporto automobilistico privato, non ha mai smesso di lavorare. «Ogni giorno faccio molte corse per l'aeroporto, per portare tanti italiani che stanno fuggendo da Londra». Per proteggersi, di sua iniziativa, ha dotato il taxi di un separatore tra il lato conducente e quello viaggiatori e indossa sempre la mascherina, a differenza dei passeggeri che la evitano. «In queste settimane l'azienda ha avviato un servizio che si chiama Uber Medic, per il trasporto di personale sanitario. Nemmeno medici o infermieri, al di fuori delle strutture ospedaliere, indossano i dispositivi di protezione». Il giovane vive insieme alla fidanzata, Federica, 22 anni, di Montesilvano, nel quartiere Putney, distretto residenziale nel sud-ovest di Londra. «Una zona piena di aree verdi», racconta. «Qui vicino si trova il parco Richmond, uno dei più grandi della città, ogni giorno super affollato».
Complici insolite giornate soleggiate, una dietro l'altra, sono davvero tanti gli inglesi che quotidianamente si riversano senza alcuna protezione all'aria aperta. Una situazione che preoccupa non poco Capacchietti, che avrebbe voluto fare rientro in Italia, ma ha preferito restare a Londra per proteggere Francesco e Grazia, i suoi genitori, storici commercianti di Pescara. Con il lockdown anche la Gran Bretagna ha chiuso uffici e scuole, «creando una situazione di festa continua. È come se fosse ogni giorno Ferragosto», paragona il pescarese trapiantato a Londra. «I contagi e i morti continuano a essere moltissimi, eppure sembra non importare a nessuno». Particolarmente affollati anche i supermercati. «Fuori», prosegue Capacchietti, «vengono create delle file ordinate, ma fanno entrare molte persone che, una volta dentro, non rispettano nemmeno le segnaletiche di distanziamento che sono presenti e nessuno indossa guanti o mascherine. Gli scaffali sono quasi sempre vuoti. Fino a qualche giorno fa era impossibile trovare pasta, carta igienica, saponi e disinfettanti». Capacchietti, organizzatore di eventi che celebrano la nostra regione a Londra, condivide le preoccupazioni con altri abruzzesi residenti nella capitale. «Anche in presenza di sintomi riconducibili al Covid 19, i tamponi non vengono eseguiti, per questo molti stanno acquistando sul web dei kit, che costano tra i 100 e i 200 pounds», pari cioè a 115-230 euro, «per verificare la positività al virus», dice. Nulla nemmeno sul fronte dei ricoveri. La tendenza è quella di somministrare «cure a base di paracetamolo da fare a casa. Non ci sentiamo per nulla sicuri. Qui la fase 2 è cominciata, ma la verità è che il contagio è ancora in pienissima diffusione».
Anche per esorcizzare i suoi timori, Capacchietti ha ideato il Tg Lockdown, uno spiritoso telegiornale, postato sul profilo social “Un abruzzese a Londra” di cui Alessio è fondatore, con tanto di inviati, tutti abruzzesi, dalle varie zone della metropoli, dove viene fuori lo spaccato di una società che, in piena pandemia, continua nella sua vita come se nulla fosse.

