Una notte con i soccorritori del 118 «Turni pesanti, ma ne vale la pena»

8 Gennaio 2020

Dalla richiesta di aiuto, gestita dalla centrale operativa, all’arrivo dell’ambulanza sul posto: è la quotidiana corsa contro il tempo degli operatori e dei volontari di Misericordia e Croce Rossa 

PESCARA. «118 Pescara». Il tono di voce pacato contraddistingue tutti gli operatori della centrale operativa del 118, che ricevono le telefonate di soccorso, valutano l’emergenza e gestiscono l’intervento. Obiettivo, arrivare sul posto il prima possibile.
Il telefono squilla, una delle operatrici risponde e immediatamente pone le domande necessarie per comprendere quanto sta succedendo. Sul computer compare il numero di telefono di chi ha effettuato la chiamata, mentre sul monitor a fianco si apre la cartina per geolocalizzare la richiesta. Nome, che cosa è successo. Oltre all’accaduto, diventa essenziale conoscere con precisione il luogo: l’indirizzo, il numero civico, la targhetta posta sul citofono e, in caso di zone isolate, i punti di riferimento del posto che diventano elementi preziosi per un intervento efficace e tempestivo. Dalla centrale, le domande proseguono senza mai perdere la concentrazione, per conoscere lo stato del paziente, se è cosciente, se respira, il battito o eventuali emorragie. La componente psicologica nella gestione della chiamata di emergenza è fondamentale. L’operatore mantiene fermezza e comprensione cercando di allontanare l’ansia che inevitabilmente pervade l’altro capo del telefono. Una volta emesso il codice di gravità (verde, giallo o rosso), allerta subito il mezzo più adeguato e vicino. La macchina dei soccorsi si accende e comincia il suo cammino. Oltre alle ambulanze medicalizzate dislocate su otto postazioni su tutta la provincia, il 118 di Pescara può contare sulle preziose risorse dei volontari della Croce Rossa e della Misericordia, quest’ultima presente sul territorio con due sedi.
Per una notte, il Centro, è stato nella centrale operativa del 118, e poi sull’ambulanza non medicalizzata della Misericordia 81 che parte da Strada delle Fornaci, 2 per raccontare il lavoro di chi quotidianamente gestisce e risolve le emergenze. In azione ci sono Stefania Lo Giudice, Sibilla D’Arcangelo e Francesco Bevilacqua che alle 24 staccano e cedono il testimone alla squadra successiva. Operativi fino alle 8 restano Federico D’Arcangelo, autista soccorritore, collaboratore della Misericordia da tre anni, Samuele Merco, capo equipaggio prossimo alla laurea in Infermeria, veterano della Misericordia con la sua esperienza di sette anni, e la più giovane del gruppo, Vittoria Maria Antognozzi, volontaria dallo scorso febbraio.
A ogni cambio turno, la squadra sale sull’ambulanza ed esegue la sua check list, una verifica dell’equipaggiamento del mezzo. Il telefono di servizio squilla poco dopo la mezzanotte. Samuele Merco prende la chiamata, mentre la squadra comincia già ad avvicinarsi all’ambulanza, pronta a partire. Direzione Montesilvano. L’arrivo lungo la strada indicata dalla centrale operativa, a sirene spiegate, avviene in pochissimi minuti, ma la mancanza dei numeri civici opportunamente indicati, crea non poche difficoltà a individuare il luogo esatto. I tre volontari entrano nell’abitazione. Una signora anziana è caduta in casa. Una volta aiutati i familiari a rialzarla e verificate le condizioni di salute, è la signora stessa a rifiutare il trasporto in ospedale. Si risale in ambulanza. Pochi minuti dopo il rientro in sede, squilla di nuovo il telefono. Ancora una volta direzione Montesilvano. Ancora una volta i numeri civici scarsamente visibili, se non assenti, complicano il compito dei volontari.
Il contatto con la centrale è costante. Con poche parole la squadra aggiorna gli operatori sullo stato dell'intervento, dopo la partenza: due per l’arrivo sul posto, tre per il trasporto, quattro per l’arrivo in ospedale e cinque per il rientro in sede. La notte prosegue con altri due interventi. Uno, particolarmente delicato, vede i volontari impegnati con sensibilità ad aiutare una signora fragile psicologicamente. «Per fare i volontari ci vuole un pizzico di sana follia», spiega Federico D'Arcangelo. «L'adrenalina delle sirene e quella del non conoscere effettivamente quale sarà la situazione che ci si presenta davanti. Ci sono casi particolarmente difficili, che ti lasciano uno strascico dietro. Spesso i turni sono molto stancanti, ma l’aiutare qualcuno e il grazie ricevuto, sono tutte cose che ti ripagano dello sforzo».
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